Il Tirreno

Versilia

Uccise la nonna, condannato a 16 anni

Matteo Tuccini
L'ingresso del carcere don Bosco di Pisa (foto Muzzi)
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L'ingresso del carcere don Bosco di Pisa (foto Muzzi)

Lido di Camaiore: presa a botte a 103 anni, morì dopo due settimane di agonia. Il giudice gli ha riconosciuto la seminfermità mentale

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LIDO DI CAMAIORE. Sedici anni di carcere. È la pena che il giudice del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti ha inflitto a Enrico Formisano, 50 anni, per aver ucciso la nonna Concetta Conte, 103. L’anziana fu presa a botte dal nipote – che viveva nella stessa abitazione a Lido di Camaiore – poco più di un anno fa: morì dopo due settimane di agonia.

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Formisano era accusato di omicidio volontario con numerose aggravanti: rischiava una condanna all’ergastolo. Tenuto conto che il processo si è tenuto con rito abbreviato, formula che prevede uno sconto sulla pena, la sentenza avrebbe potuto essere di 30 anni di carcere. Il sostituto procuratore Elena Leone, titolare dell’accusa, ne ha chiesti 20. Il verdetto del giudice Pezzuti, che ha riconosciuto la seminfermità mentale dell’imputato, è stato di 16 anni di galera. Formisano resterà rinchiuso nel carcere Don Bosco di Pisa dov’è tutt’ora.

La tragedia avviene nella notte tra la domenica 21 e lunedì 22 agosto del 2016. I carabinieri intervengono in un’abitazione di Lido dopo l’allarme al 112: quando arrivano trovano una scena difficilmente raccontabile. L’anziana è in condizioni disperate dopo l’aggressione del nipote: le motivazioni non sono mai state chiarite del tutto, ma pare che l’uomo volesse un paio di chiavi di un’abitazione, nell’idea di andare a vivere per conto proprio. La 103enne, presa a calci e pugni, viene portata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove cade in coma. L’uomo viene arrestato dai militari e portato nel reparto di psichiatria del “Versilia”. Concetta Conte resiste due settimane: viene trasferita dall’ospedale di Lido alla clinica San Camillo di Forte. Ed lì che muore il 4 settembre.

A quel punto per il nipote scatta l’accusa di omicidio volontario. La Procura di Lucca chiede il giudizio immediato dopo una perizia psichiatrica eseguita sull’uomo. L’avvocato Gabriele Parrini, difensore di Formisano, chiede e ottiene il rito abbreviato. Poi fa eseguire a sua volta un esame psichiatrico sul suo assistito dal professor Mario Di Fiorino, primario di psichiatria al “Versilia”.

A quel punto il giudice ordina una terza perizia, ovviamente “super partes”, da affiancare a quella della Procura e a quella della difesa. Viene incaricato dell’esame il professor Giovanni Battista Traverso. Secondo cui l’infermità dell’imputato non era totale al momento dell’aggressione.

Le perizie vengono discusse in tribunale e al termine il pm Leone chiede 20 anni di carcere per Formisano. Poi condannato a 16. L’avvocato Parrini ha già annunciato che farà appello contro la sentenza, sostenendo che l’omicidio sia stato preterintenzionale perché l’imputato «non aveva la volontà di uccidere la nonna»

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