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VIAREGGIO. Nel caos della scuola almeno una buona notizia c’è: i supplenti per le scuole d’infanzia e per le primarie, a differenza di quelle secondarie, sono stati trovati in tempi record. Questo...
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VIAREGGIO. Nel caos della scuola almeno una buona notizia c’è: i supplenti per le scuole d’infanzia e per le primarie, a differenza di quelle secondarie, sono stati trovati in tempi record. Questo significa che, quando venerdì suonerà la prima campanella, i bimbi delle elementari avranno le loro maestre (le scuole di infanzia sono già iniziate). Ma non tutti gli alunni. Non la avranno i bimbi disabili, gravi o meno che siano. Ieri mattina, con le nomine, sono infatti stati coperti tutti gli oltre 150 posti rimasti vacanti in Versilia (per le classi di concorso normali) dopo le assunzioni in ruolo. Ma nessuno dei 107 posti vuoti del sostegno (di cui 83 nelle scuole elementari e 24 nelle scuole di infanzia) sono stati riempiti. Nessuno.
Il problema – in questa fase delle assunzioni – è che la Gae (Graduatoria a esaurimento, che è provinciale) degli insegnanti di sostegno è esaurita. Come tante altre, d’altronde. Di insegnanti di sostegno non ce ne sono in zona. «È una vocazione, non tutti riescono a farlo», dice a Il Tirreno Donatella Buonriposi, provveditore di Lucca. E lo è davvero. Il punto è che anche il Miur ci mette del suo. Dopo anni di vuoto, il governo, lo scorso anno, si è deciso ad aprire un bando per il corso di specializzazione in “pedagogia e didattica speciale”, quello propedeutico per diventare insegnante di sostegno. Ma il corso è a numero chiuso: venti persone al massimo. E c’è dell’altro. La normativa prevede che «l’utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati». Di docenti specializzati, seppur pochi, in giro per l’Italia, o anche solo per la Toscana, ce ne sarebbero a valanghe. E passano giornate a zonzo in attesa di una chiamata. Sono i docenti inserti nelle Gae delle altre province non ancora esaurite (e ce ne sono) o gli specializzati dei due cicli inseriti nelle graduatorie di istituto. Peccato che la stessa normativa che dovrebbe favorire – questo almeno è quello che si era prefissata – l’insegnamento di sostegno, prevede anche (si parla della nota del Miur del settembre 2016) che questi docenti non possano dare la propria disponibilità a istituti scolastici di altre province.
Quindi anche quest’anno succederà quello che è sempre successo. Con il buco nell’acqua delle nomine di ieri, la palla passa alle scuole, che dovranno pescare dalle graduatorie di istituto. Ma, siccome di insegnanti di sostegno non ce ne sono nemmeno lì, i posti vacanti verranno coperti da insegnanti, sicuramente diligenti, capaci e volonterosi, ma senza nessuna preparazione nell’insegnamento di sostegno. E pensare che l’Italia vanterebbe un percorso formativo per gli alunni e degli studenti disabili tra i migliori d’Europa (è il Pei, Piano educativo individualizzato).
Come se non bastasse potrebbe anche andare peggio. È infatti possibile che in attesa di trovare supplenti annuali, vengano nominati supplenti dei supplenti (supplenti fino ad avente diritto), che quindi seguiranno il bimbo un paio di settimane, tre, magari anche un mese o due, poi se ne andranno e il bimbo dovrà riniziare tutto daccapo.
Melania Carnevali
Il problema – in questa fase delle assunzioni – è che la Gae (Graduatoria a esaurimento, che è provinciale) degli insegnanti di sostegno è esaurita. Come tante altre, d’altronde. Di insegnanti di sostegno non ce ne sono in zona. «È una vocazione, non tutti riescono a farlo», dice a Il Tirreno Donatella Buonriposi, provveditore di Lucca. E lo è davvero. Il punto è che anche il Miur ci mette del suo. Dopo anni di vuoto, il governo, lo scorso anno, si è deciso ad aprire un bando per il corso di specializzazione in “pedagogia e didattica speciale”, quello propedeutico per diventare insegnante di sostegno. Ma il corso è a numero chiuso: venti persone al massimo. E c’è dell’altro. La normativa prevede che «l’utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati». Di docenti specializzati, seppur pochi, in giro per l’Italia, o anche solo per la Toscana, ce ne sarebbero a valanghe. E passano giornate a zonzo in attesa di una chiamata. Sono i docenti inserti nelle Gae delle altre province non ancora esaurite (e ce ne sono) o gli specializzati dei due cicli inseriti nelle graduatorie di istituto. Peccato che la stessa normativa che dovrebbe favorire – questo almeno è quello che si era prefissata – l’insegnamento di sostegno, prevede anche (si parla della nota del Miur del settembre 2016) che questi docenti non possano dare la propria disponibilità a istituti scolastici di altre province.
Quindi anche quest’anno succederà quello che è sempre successo. Con il buco nell’acqua delle nomine di ieri, la palla passa alle scuole, che dovranno pescare dalle graduatorie di istituto. Ma, siccome di insegnanti di sostegno non ce ne sono nemmeno lì, i posti vacanti verranno coperti da insegnanti, sicuramente diligenti, capaci e volonterosi, ma senza nessuna preparazione nell’insegnamento di sostegno. E pensare che l’Italia vanterebbe un percorso formativo per gli alunni e degli studenti disabili tra i migliori d’Europa (è il Pei, Piano educativo individualizzato).
Come se non bastasse potrebbe anche andare peggio. È infatti possibile che in attesa di trovare supplenti annuali, vengano nominati supplenti dei supplenti (supplenti fino ad avente diritto), che quindi seguiranno il bimbo un paio di settimane, tre, magari anche un mese o due, poi se ne andranno e il bimbo dovrà riniziare tutto daccapo.
Melania Carnevali
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