Il dolore
sui monti
di Cesare Bonifazi
VIAREGGIO. La Versilia è un territorio vaccinato alle alluvioni. Ma il rischio di eventi come quello di Livorno non è totalmente escluso. Nessuno se la sente di farlo. I lavori per contenere...
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VIAREGGIO. La Versilia è un territorio vaccinato alle alluvioni. Ma il rischio di eventi come quello di Livorno non è totalmente escluso. Nessuno se la sente di farlo. I lavori per contenere eventuali danni vengono fatti ma si cammina sempre sulle uova: la chiave di volta per la sicurezza è la manutenzione dei corsi d’acqua, totalmente a carico del Consorzio di Bonifica, e quella delle colline. Da Cardoso a Quiesa gli episodi in cui l’acqua ha devastato case, strade e vite sono stati numerosi. Ci sono nei sette Comuni oltre 800 chilometri di corsi d’acqua ma secondo ambientalisti, amministrazioni e lo stesso Consorzio non esistono situazioni che sono per loro natura pericolose. Ci sono casi delicati, da tenere sotto controllo: dai torrenti di Stazzema alle zone collinari. I due maggiori fiumi del territorio, il Versilia e il Camaiore, sono sorvegliati speciali secondo il Pai, il piano territoriale idrogeologico elaborato dalla Regione ormai nel 2004.
Il territorio. In Versilia ci sono prevalentemente corsi d’acqua brevi e ripidi a carattere torrentizio. La loro pericolosità sta soprattutto nelle zone collinari dove l’acqua prende velocità: se abbandonati a se stessi possono portarsi dietro anche pezzi di collina. La fascia costiera invece ha altri tipi di problemi: principalmente il ristagno. Gli allagamenti nelle zone della bonifica dove si trovano le idrovore. Ventitré impianti da Forte dei Marmi al lago che innalzano l’acqua dalle zone depresse e le riversano nei corsi d’acqua ad un ritmo quotidiano di migliaia di litri al secondo.
le competenze. Malgrado nessuno dei casi versiliesi sia di per sé critico, quindi, il problema dell’acqua sta nelle concause, spiega Antonio Dalle Mura di Italia Nostra: «Basta che uno degli ingranaggi si inceppi e le manutenzioni scrupolose fatte a valle sono vanificate dall’incuria a monte». E in questo l’intreccio delle competenze sono un’arma letale: se da una parte, come detto, è il Consorzio ad avere la giurisdizione sui fiumi, fossi e canali all’aria aperta, i fossi tombati sono invece di competenza comunale. A Camaiore per esempio una zona che si riempie d’acqua al primo temporale, quella dell’Incaba, è di competenza provinciale.
Il consorzio interviene. Dal primo settembre e fine alla fine del mese, il Consorzio di Bonifica ha cominciato a mettere mano al nostro fitto reticolo di fossi e canali. Un impegno da oltre cinque milioni di euro per la manutenzione dei canali e dei fossi di propria competenza. Tutti i cantieri sono programmati in un documento approvato annualmente a livello regionale nel cosiddetto Piano delle Attività.
Viareggio. I temporali, la quotidianità lo insegna, sono uno dei nemici giurati di Viareggio che va sempre sott’acqua ogni volta che piove forte. È una questione di conformazione di territorio. «La fognatura bianca è stata realizzata nel periodo della guerra o poco dopo: alcuni collettori principali delle vie Fratti, Battisti, quartiere Marco Polo, sono invece realizzati più di recente e quindi hanno una porta più ampia – spiega l’assessore Federico Pierucci – L’ufficio tecnico ha predisposto in questi mesi una cartografia aggiornata di tutta la fognatura bianca, delle zone dove è presente e dove invece manca ma anche, e questa è una cosa da non sottovalutare, il senso di deflusso delle acque. Di modo che non solo sappiamo dove le acque vengono raccolte ma anche dove vanno poi a sfociare». E Viareggio ha retto piuttosto bene all’ultimo temporale: poche sono state le zone allagate e l’unico vero disagio è stata la chiusura del sottopasso delle Cateratte. Le stazioni di sollevamento in capo al Comune sono 6 in tutto: Via Einaudi angolo via Fratti, via Bologna, svincolo sottopasso Cateratte, sottopasso via Cei, sottopasso di Torre del Lago e nella pineta di Ponente. «Sono stati ideati anche specifici macchinati per la canaletta della Passeggiata, che è ha dimensioni particolari – specifica l’assessore – Sono stati ripuliti circa i 2/3 dei collettori e delle cavitoie».
Camaiore. Per sua conformazione, come gli altri territori che hanno zone collinari, Camaiore ha una fitta rete di corsi d’acqua che in passato sono stati causa di esondazioni. Pensiamo al fosso tombato Gasperini nel 1998 dove è stata poi creato uno scolmatore. Altro sorvegliato speciale è il Lombricese, messo in sicurezza nel 2000. La criticità camaiorese è il sinkhole, il fenomeno di improvviso sprofondamento del terreno, simile a quello carsico. L’evento risale a quasi venti anni fa ma il territorio camaiorese, come spiega l’assessore Simone Leo «è fragile e a forte rischio idrogeologico».
Massarosa. «La zona più imprevedibile è la collina – spiega il sindaco Franco Mungai – a Quiesa la piazza fu riempita di fango e detriti a causa delle intense piogge. Tutto materiale che è stato scaricato dall’alto e che non ha un bacino di raccolta». Molti sono i torrenti tombati in questa zona ma l’Autorità di bacino da oltre dieci anni non dà più l’autorizzazione per realizzarli. «Al contrario –continua il primo cittadino – a Stiava li abbiamo stombati».
Forte dei marmi. In oltre 30 anni anche a Forte non si tombano più i canali e, secondo i tecnici del Comune, ormai quelli rimasti sono stati declassati a fognatura bianca. Sono tuttavia in corso studi su un corso d’acqua classificato ad alto rischio idraulico per valutare gli interventi: lo Scialo, un torrente che costeggia l’autostrada ed è ben visibile dal Tennis Italia.
Stazzema. Il sindaco Verona lo ammette: «Esistono delle situazioni di pericolo ma stiamo intervenendo per risolverle». Hanno un nome: canale Capriola, canale delle Rave, fosso Gallena e fosso Pomezzana. Qui ci sono ancora alcuni alberi abbattuti durante la bufera del marzo 2015 che possono fare l’effetto “tappo”.
Seravezza. Secondo Dalle Mura di Italia Nostra il caso seravezzino più critico è quello della congiuntura tra i due fiumi che attraversano il paese. L’amministrazione è intervenuta in più di un’occasione per ridisegnare la geografia del corso d’acqua: il primo intervento è stato nel 1885 dopo un’alluvione. . Altro caso delicato è quello del torrente Bonazzera che più di una volta è esondato nella zona di via Cugnia. Negli ultimi anni è stato anche dotato di protezioni.
Pietrasanta. La zona critica del territorio è quella della Gora degli Opifici nel tratto a valle dell’Aurelia fino allo sbocco nel torrente Baccatoio. Questa l’indicazione della Regione nel 2004. Un monitoraggio costante, nelle situazioni temporalesche come quella dello scorso fine settimana, è quello messo in atto dalle associazioni di volontariato, con particolare attenzione a canali, fossi e alle zone considerate più a rischio, come Castello e Borgo Strettoia, dove sono già presenti situazioni di dissesto idrogeologico. I residenti delle due frazioni erano stati avvisati telefonicamente dell’allerta meteo, come prevede il protocollo che si attiva in caso di allerta arancione. Un caso a parte è il fiume che dà il nome al nostro territorio.
Il fiume Versilia. Il piano della Regione elaborato nel 2004 indicava come “pericolosità di particolare rilievo” quella del fiume Versilia che attraversa più Comuni. Dopo l’alluvione del 1996 tutti gli argini sono stati ricostruiti e messi in sicurezza. Un lavoro che è costato decine di milioni di vecchie lire. Secondo gli studi regionali in alcuni tratti permane una probabilità residua di esondazioni per tempi ritorno minori di 200 anni.
Il territorio. In Versilia ci sono prevalentemente corsi d’acqua brevi e ripidi a carattere torrentizio. La loro pericolosità sta soprattutto nelle zone collinari dove l’acqua prende velocità: se abbandonati a se stessi possono portarsi dietro anche pezzi di collina. La fascia costiera invece ha altri tipi di problemi: principalmente il ristagno. Gli allagamenti nelle zone della bonifica dove si trovano le idrovore. Ventitré impianti da Forte dei Marmi al lago che innalzano l’acqua dalle zone depresse e le riversano nei corsi d’acqua ad un ritmo quotidiano di migliaia di litri al secondo.
le competenze. Malgrado nessuno dei casi versiliesi sia di per sé critico, quindi, il problema dell’acqua sta nelle concause, spiega Antonio Dalle Mura di Italia Nostra: «Basta che uno degli ingranaggi si inceppi e le manutenzioni scrupolose fatte a valle sono vanificate dall’incuria a monte». E in questo l’intreccio delle competenze sono un’arma letale: se da una parte, come detto, è il Consorzio ad avere la giurisdizione sui fiumi, fossi e canali all’aria aperta, i fossi tombati sono invece di competenza comunale. A Camaiore per esempio una zona che si riempie d’acqua al primo temporale, quella dell’Incaba, è di competenza provinciale.
Il consorzio interviene. Dal primo settembre e fine alla fine del mese, il Consorzio di Bonifica ha cominciato a mettere mano al nostro fitto reticolo di fossi e canali. Un impegno da oltre cinque milioni di euro per la manutenzione dei canali e dei fossi di propria competenza. Tutti i cantieri sono programmati in un documento approvato annualmente a livello regionale nel cosiddetto Piano delle Attività.
Viareggio. I temporali, la quotidianità lo insegna, sono uno dei nemici giurati di Viareggio che va sempre sott’acqua ogni volta che piove forte. È una questione di conformazione di territorio. «La fognatura bianca è stata realizzata nel periodo della guerra o poco dopo: alcuni collettori principali delle vie Fratti, Battisti, quartiere Marco Polo, sono invece realizzati più di recente e quindi hanno una porta più ampia – spiega l’assessore Federico Pierucci – L’ufficio tecnico ha predisposto in questi mesi una cartografia aggiornata di tutta la fognatura bianca, delle zone dove è presente e dove invece manca ma anche, e questa è una cosa da non sottovalutare, il senso di deflusso delle acque. Di modo che non solo sappiamo dove le acque vengono raccolte ma anche dove vanno poi a sfociare». E Viareggio ha retto piuttosto bene all’ultimo temporale: poche sono state le zone allagate e l’unico vero disagio è stata la chiusura del sottopasso delle Cateratte. Le stazioni di sollevamento in capo al Comune sono 6 in tutto: Via Einaudi angolo via Fratti, via Bologna, svincolo sottopasso Cateratte, sottopasso via Cei, sottopasso di Torre del Lago e nella pineta di Ponente. «Sono stati ideati anche specifici macchinati per la canaletta della Passeggiata, che è ha dimensioni particolari – specifica l’assessore – Sono stati ripuliti circa i 2/3 dei collettori e delle cavitoie».
Camaiore. Per sua conformazione, come gli altri territori che hanno zone collinari, Camaiore ha una fitta rete di corsi d’acqua che in passato sono stati causa di esondazioni. Pensiamo al fosso tombato Gasperini nel 1998 dove è stata poi creato uno scolmatore. Altro sorvegliato speciale è il Lombricese, messo in sicurezza nel 2000. La criticità camaiorese è il sinkhole, il fenomeno di improvviso sprofondamento del terreno, simile a quello carsico. L’evento risale a quasi venti anni fa ma il territorio camaiorese, come spiega l’assessore Simone Leo «è fragile e a forte rischio idrogeologico».
Massarosa. «La zona più imprevedibile è la collina – spiega il sindaco Franco Mungai – a Quiesa la piazza fu riempita di fango e detriti a causa delle intense piogge. Tutto materiale che è stato scaricato dall’alto e che non ha un bacino di raccolta». Molti sono i torrenti tombati in questa zona ma l’Autorità di bacino da oltre dieci anni non dà più l’autorizzazione per realizzarli. «Al contrario –continua il primo cittadino – a Stiava li abbiamo stombati».
Forte dei marmi. In oltre 30 anni anche a Forte non si tombano più i canali e, secondo i tecnici del Comune, ormai quelli rimasti sono stati declassati a fognatura bianca. Sono tuttavia in corso studi su un corso d’acqua classificato ad alto rischio idraulico per valutare gli interventi: lo Scialo, un torrente che costeggia l’autostrada ed è ben visibile dal Tennis Italia.
Stazzema. Il sindaco Verona lo ammette: «Esistono delle situazioni di pericolo ma stiamo intervenendo per risolverle». Hanno un nome: canale Capriola, canale delle Rave, fosso Gallena e fosso Pomezzana. Qui ci sono ancora alcuni alberi abbattuti durante la bufera del marzo 2015 che possono fare l’effetto “tappo”.
Seravezza. Secondo Dalle Mura di Italia Nostra il caso seravezzino più critico è quello della congiuntura tra i due fiumi che attraversano il paese. L’amministrazione è intervenuta in più di un’occasione per ridisegnare la geografia del corso d’acqua: il primo intervento è stato nel 1885 dopo un’alluvione. . Altro caso delicato è quello del torrente Bonazzera che più di una volta è esondato nella zona di via Cugnia. Negli ultimi anni è stato anche dotato di protezioni.
Pietrasanta. La zona critica del territorio è quella della Gora degli Opifici nel tratto a valle dell’Aurelia fino allo sbocco nel torrente Baccatoio. Questa l’indicazione della Regione nel 2004. Un monitoraggio costante, nelle situazioni temporalesche come quella dello scorso fine settimana, è quello messo in atto dalle associazioni di volontariato, con particolare attenzione a canali, fossi e alle zone considerate più a rischio, come Castello e Borgo Strettoia, dove sono già presenti situazioni di dissesto idrogeologico. I residenti delle due frazioni erano stati avvisati telefonicamente dell’allerta meteo, come prevede il protocollo che si attiva in caso di allerta arancione. Un caso a parte è il fiume che dà il nome al nostro territorio.
Il fiume Versilia. Il piano della Regione elaborato nel 2004 indicava come “pericolosità di particolare rilievo” quella del fiume Versilia che attraversa più Comuni. Dopo l’alluvione del 1996 tutti gli argini sono stati ricostruiti e messi in sicurezza. Un lavoro che è costato decine di milioni di vecchie lire. Secondo gli studi regionali in alcuni tratti permane una probabilità residua di esondazioni per tempi ritorno minori di 200 anni.
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