Sicurezza
Bagni dei bar angusti e senza finestre Promossi e bocciati
di Cesare Bonifazi
Viaggio nei servizi dei locali del Mercato e della Passeggiata dopo la lettera aperta di denuncia di un turista
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VIAREGGIO. «Mi sono disgraziatamente fermato in un bar di via Cesare Battisti - racconta un lettore - i servizi igienici erano pietosi. Non è accettabile che un esercizio pubblico si permetta di avere questo schifo. Ma i turisti che idea si possono fare di Viareggio?». Un dubbio legittimo se si considera che mangiare e andare in bagno sono bisogni primari. E non c’è assolutamente motivo di scomodare le acrobatiche versioni di Benigni nel famoso “Inno del corpo sciolto” per capire che il bagno, insieme alle spiagge, è tra i posti frequentati dai turisti e vacanzieri viareggini, oltre che dagli italiani. La potremmo chiamare “l’altra accoglienza”, quelle strutture che vengono usate ma che per pudore spesso non commentiamo.
Abbiamo fatto una prova: siamo andati per le strade principali di Viareggio (via Cesare Battisti, il Piazzone e la Passeggiata) e abbiamo fatto un giro nelle toilette dei locali pubblici per costruire una sorta di guida dei gabinetti. Diciassette locali pubblici che i nostri turisti giudicano non solo per il sorriso all’entrata ma per la pulizia e la comodità di quelle che in inglese vengono chiamate “restroom”.
I viareggini non si sottraggono al loro compito di offrire i propri servizi igienici, a dire il vero sempre puliti, senza consumare. Solo uno dei bar provati ci ha chiesto di prendere un caffè: il Chicco Cafè di via Cesare Battisti. Qui è proprio indicato con un cartello giallo sullo stipite dell’ingresso che «l’accesso è consentito solo a chi è munito di scontrino». A separare il bancone dai servizi solo due porte a soffietto che offrono poca intimità nel momento del bisogno.
Se dunque la stragrande maggioranza fa accedere al bagno, c’è da rilevare che non troppo spesso i bagni sono all’altezza dei restauri a cui tanti locali si sono sottoposti recentemente. A banconi di vetro e acciaio extralusso con cornetti e tramezzini appena preparati in bella vista, spesso corrispondono corridoi bui pieni utilizzati come magazzini, toilette anguste e spesso buie e poco areate. Ma se ci sono casi eccellenti esistono anche quelli che ricordano scene orribili del film Trainspotting.
Se si dovesse fare una virtuale classifica dei gabinetti migliori nei primi tre ci sarebbero sicuramente due bar della Passeggiata (il Fappani e il bar Da Olivieri) e la gelateria Il Pinguino lungo la via Cesare Battisti.
Il primo, tinteggiato a strisce color sabbia e panna, non solo ha i cubicoli spaziosi divisi per il sesso maschile e femminile ma anche una ampia zona d’attesa con un dispositivo asciugamani che entra in azione senza dover toccare alcun pulsante. Soltanto il bar ristorante Da Olivieri invece, tra gli esercizi che abbiamo controllato, ha nella zona lavandino un fasciatoio per le mamme che devono cambiare i neonati. La gelateria Pinguino è l’unica ad avere la discesa per i portatori d’handicap, contrariamente al bar la Cubana di via Battisti-angolo Piazzone che ha il bagno al primo piano della struttura. All’interno del gabinetto della gelateria un cartello simpatico: «Si prega di lasciare il bagno come lo trovate, altrimenti vengo a casa tua e faccio uguale!».
Ma arrivano anche le note dolenti. Il peggior gabinetto in cui siamo entrati è quello del bar Holly Wood in via Cesare Battisti. Lo stesso indicato anche dalla segnalazione del nostro lettore. Il bar in stile rock and roll è accogliente. Entrando il gestore indica gentilmente la toilette, ma quando arriviamo davanti alla porta l’entrata è ostacolata da un secchio pieno d’acqua per pulire in terra. Bisogna scavalcare per entrare e una volta dentro lo scenario è piuttosto desolante. Un water scalcinato tenuto insieme da uno o due giri di nastro adesivo senza neanche il pulsante dello scarico. Entrati nel cubicolo è impossibile tenere chiusa la porta perché la maniglia non è collegata ad alcuna serratura né c’è un chiavistello: bisogna quindi tenere premuta la porta con una mano mentre si fanno i bisogni per evitare che qualcuno entri all’improvviso. I muri sono scrostati e l’intonaco cade. Un gabinetto decisamente poco invitante per i turisti e per gli italiani.
Ci sono poi quelle attività che, con i loro cartelli dislocati nei vari punti della toilette, sopperiscono alla mancanza di spazio con la simpatia. La medaglia d’oro va sicuramente al Crepes & Café lungo la Passeggiata. Il primo foglio di fonziana memoria che si incrocia dopo aver percorso lo stretto corridoio dietro al bancone è quello attaccato alla porta: “Per accendere la luce battere le mani”. Un altro con velleità bilingue è all’interno, proprio attaccato al serbatoio dello sciacquone. Scritto in italiano e inglese si invitano gli utilizzatori a tirare con cautela la catena: “Tira piano la catena, sappiamo che sei forte. Pull slowly the chain, we know you are very strong”. Gabinetto international in viareggino style.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Abbiamo fatto una prova: siamo andati per le strade principali di Viareggio (via Cesare Battisti, il Piazzone e la Passeggiata) e abbiamo fatto un giro nelle toilette dei locali pubblici per costruire una sorta di guida dei gabinetti. Diciassette locali pubblici che i nostri turisti giudicano non solo per il sorriso all’entrata ma per la pulizia e la comodità di quelle che in inglese vengono chiamate “restroom”.
I viareggini non si sottraggono al loro compito di offrire i propri servizi igienici, a dire il vero sempre puliti, senza consumare. Solo uno dei bar provati ci ha chiesto di prendere un caffè: il Chicco Cafè di via Cesare Battisti. Qui è proprio indicato con un cartello giallo sullo stipite dell’ingresso che «l’accesso è consentito solo a chi è munito di scontrino». A separare il bancone dai servizi solo due porte a soffietto che offrono poca intimità nel momento del bisogno.
Se dunque la stragrande maggioranza fa accedere al bagno, c’è da rilevare che non troppo spesso i bagni sono all’altezza dei restauri a cui tanti locali si sono sottoposti recentemente. A banconi di vetro e acciaio extralusso con cornetti e tramezzini appena preparati in bella vista, spesso corrispondono corridoi bui pieni utilizzati come magazzini, toilette anguste e spesso buie e poco areate. Ma se ci sono casi eccellenti esistono anche quelli che ricordano scene orribili del film Trainspotting.
Se si dovesse fare una virtuale classifica dei gabinetti migliori nei primi tre ci sarebbero sicuramente due bar della Passeggiata (il Fappani e il bar Da Olivieri) e la gelateria Il Pinguino lungo la via Cesare Battisti.
Il primo, tinteggiato a strisce color sabbia e panna, non solo ha i cubicoli spaziosi divisi per il sesso maschile e femminile ma anche una ampia zona d’attesa con un dispositivo asciugamani che entra in azione senza dover toccare alcun pulsante. Soltanto il bar ristorante Da Olivieri invece, tra gli esercizi che abbiamo controllato, ha nella zona lavandino un fasciatoio per le mamme che devono cambiare i neonati. La gelateria Pinguino è l’unica ad avere la discesa per i portatori d’handicap, contrariamente al bar la Cubana di via Battisti-angolo Piazzone che ha il bagno al primo piano della struttura. All’interno del gabinetto della gelateria un cartello simpatico: «Si prega di lasciare il bagno come lo trovate, altrimenti vengo a casa tua e faccio uguale!».
Ma arrivano anche le note dolenti. Il peggior gabinetto in cui siamo entrati è quello del bar Holly Wood in via Cesare Battisti. Lo stesso indicato anche dalla segnalazione del nostro lettore. Il bar in stile rock and roll è accogliente. Entrando il gestore indica gentilmente la toilette, ma quando arriviamo davanti alla porta l’entrata è ostacolata da un secchio pieno d’acqua per pulire in terra. Bisogna scavalcare per entrare e una volta dentro lo scenario è piuttosto desolante. Un water scalcinato tenuto insieme da uno o due giri di nastro adesivo senza neanche il pulsante dello scarico. Entrati nel cubicolo è impossibile tenere chiusa la porta perché la maniglia non è collegata ad alcuna serratura né c’è un chiavistello: bisogna quindi tenere premuta la porta con una mano mentre si fanno i bisogni per evitare che qualcuno entri all’improvviso. I muri sono scrostati e l’intonaco cade. Un gabinetto decisamente poco invitante per i turisti e per gli italiani.
Ci sono poi quelle attività che, con i loro cartelli dislocati nei vari punti della toilette, sopperiscono alla mancanza di spazio con la simpatia. La medaglia d’oro va sicuramente al Crepes & Café lungo la Passeggiata. Il primo foglio di fonziana memoria che si incrocia dopo aver percorso lo stretto corridoio dietro al bancone è quello attaccato alla porta: “Per accendere la luce battere le mani”. Un altro con velleità bilingue è all’interno, proprio attaccato al serbatoio dello sciacquone. Scritto in italiano e inglese si invitano gli utilizzatori a tirare con cautela la catena: “Tira piano la catena, sappiamo che sei forte. Pull slowly the chain, we know you are very strong”. Gabinetto international in viareggino style.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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