Il Tirreno

Versilia

Al mare durante il permesso «Il mio non è stato un abuso»

di Cesare Bonifazi
Al mare durante il permesso «Il mio non è stato un abuso»

La Pluriservizi ha sospeso una dipendente dopo averla fatta pedinare  Gli avvocati: «Contestazioni infondate, la misura è spropositata rispetto ai fatti»

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CAMAIORE. Bufera sulla Pluriservizi. La questione della dipendente della partecipata camaiorese sospeso a titolo cautelare ancor prima di poter presentare le proprie memorie andrà avanti a suon di legali.

La dipendente ha deciso di andare dal proprio avvocato e di presentare le proprie memorie in risposta al provvedimento che l’ha vista coinvolta. Ad essere contestato è il fatto di aver passato in maniera ritenuta non consona, un abuso del suo diritto, permessi che gli spettavano in virtù della famosa legge 104, quella che permette l’aiuto personale o familiare.

«In casa infatti vivono i miei genitori anziani - racconta contattata dal cronista del Tirreno- di cui uno gravemente malato. Per questo è iniziato l’iter della 104. Non c’è stato alcun abuso dei miei permessi».

Durante quei giorni in cui non lavorava, tre in un mese consentiti dalla legge, un investigatore ingaggiato dalla Pluriservizi avrebbe seguito sia la dipendente che i suoi familiari e avrebbe riscontrato, secondo quanto contestato dall’azienda, che, tra le altre cose, sarebbe andata al mare per due ore in uno dei giorni di permesso. Un fatto che è saltato all’occhio delle dirigenza.

Questa vicenda è stata ritenuta talmente grave da costringere l’amministratrice unica della società, Chiara Raffaelli, a sospenderla in via cautelare ancor prima dell’esito del procedimento.

«Quello che è stato contestato è del tutto infondato – fanno sapere i legali – e la finalità della legge 104 non è quella di far diventare i dipendenti degli assistenti a tempo pieno. L’amministratrice appena insediata ha incaricato un investigatore senza aver riscontrato alcunché di illegittimo. Troviamo che sia una reazione spropositata rispetto ai fatti».

La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, con una recente sentenza n. 54712 del 23 dicembre 2016, ha confermato la condanna per truffa di una lavoratrice che invece di assistere un parente disabile aveva usato i permessi per fare un viaggio all’estero, ma ha lasciato degli spazi di flessibilità.

E su questo battaglierà il dipendente sospeso: i permessi secondo questa interpretazione vengono concessi per consentire al lavoratore «che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al famigliare handicappato» di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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