Il Tirreno

Versilia

Spariscono i voucher ma il lavoro nero no

di Matteo Tuccini
Spariscono i voucher ma il lavoro nero no

Otto stagionali al giorno si rivolgono alla Cgil per abusi

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VIAREGGIO. I voucher sono spariti, il lavoro nero no. Otto persone al giorno si presentano agli sportelli della Cgil per denunciare abusi sugli impieghi stagionali in hotel, bar, ristoranti e stabilimenti balneari. A rivelarlo sono gli esponenti dello stesso sindacato. Che, alla fine dell’estate, mostrano una fotografia ancora scura del mondo da poco orfano dei vecchi buoni-lavoro cancellati dal Governo. E rimpiazzati con una versione riveduta e corretta, che di fatto ne rende molto difficile l’applicazione.

I nuovi voucher sono un flop: l’Inps ha reso noto che finora sono stati usati per meno di settemila lavoratori in tutta Italia. E allora come è stato regolato in Versilia il rapporto tra le imprese turistiche e il personale assunto per la stagione estiva? In larga parte, spiega Sabina Bigazzi della Filcams Cgil, «con contratti a chiamata e part-time. Che però spesso nascondono un impiego a tempo pieno». Quindi lavoro nero, o al massimo grigio. «Non abbiamo ancora i dati precisi di quanti stagionali siano stati impiegati in maniera abusiva – prosegue la sindacalista – ma possiamo dire che mediamente 7-8 lavoratori al giorno arrivano da noi con questo tipo di problema. A Lucca sono meno, diciamo 2-3: è molto inferiore l’incidenza della stagionalità per ovvi motivi». Dati che non indicano un miglioramento del sistema, a dispetto dell’eliminazione dei voucher a lungo contestati dalla stessa Cgil. «Ma le irregolarità rilevate – replicano dal sindacato – non hanno alcun rapporto con la presenza o meno dei voucher. Gli anni scorsi la situazione era esattamente la stessa».

«I problemi che ci sottopongono i lavoratori nel nostro ufficio della Camera del lavoro di Viareggio – fanno sapere dalla Cgil – sono spesso di ore lavorate a nero senza regolari retribuzioni e contribuzioni ai fini pensionistici. Un abuso che si ripercuote anche negli ammortizzatori sociali (Naspi o nuovo assegno di disoccupazione, ndr) di cui potrebbero usufruire alla fine del contratto stagionale». Significa che non tutti i lavoratori che fanno la stagione potranno prendere la disoccupazione: bisogna rispettare dei criteri minimi.

«Nello specifico – proseguono dal sindacato – riscontriamo contratti part-time, dove le ore di lavoro sono ben oltre le 40, metà delle quali con contratto regolare e le altre pagate a nero. Oppure contratti a chiamata, dove nella busta paga si evince il pagamento di sole due giornate lavorate alla settimana, quando in realtà lavorano sette giorni su sette senza giorno di riposo. Spesso riscontriamo, sempre nel settore di bar, ristoranti e alberghi, lavoratori senza un regolare contratto. Negli alberghi le più colpite sono le lavoratrici che puliscono le camere, che dovrebbero essere retribuite per le ore lavorate. Invece stiamo riscontrando che il pagamento avviene per la quantità di camere pulite. Una cosa inaccettabile».

«Negli stabilimenti balneari – continuano dalla Filcams – alcuni bagnini lavorano con contratti part-time quando va bene, ma in realtà le ore che lavorano sono molte di più. Tutte pagate a nero. La contrattazione spesso avviene prima dell’inizio della stagione tra padrone e bagnino: una sorta di forfait indipendentemente dalle ore lavorate». E i controlli? Sempre meno, denunciano dal sindacato. «Perché si tolgono risorse a chi, come l’Ispettorato del lavoro, dovrebbe vigilare».

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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