Sicurezza
Il ristoratore: chi sbaglia ne deve rispondere però il sistema non va
VIAREGGIO. Dice di non essere stato un fervido sostenitore dei vecchi voucher, «anche se li ho usati pure io, nei giorni di Carnevale». Ma ora che non ci sono più, quantomeno nella loro forma...
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VIAREGGIO. Dice di non essere stato un fervido sostenitore dei vecchi voucher, «anche se li ho usati pure io, nei giorni di Carnevale». Ma ora che non ci sono più, quantomeno nella loro forma originaria, c’è «una lacuna normativa che non è stata più colmata. Di sicuro non con i nuovi voucher. Un grande problema per una realtà turistica come la nostra».
Antonio Nutini, titolare del ristorante Marcantonio in Passeggiata a Viareggio, è il referente di Confcommercio per la categoria. Quando si mette sul tavolo l’argomento voucher si capisce subito che non vuol farne una questione di religione: non difende a spada tratta né i vecchi buoni-lavoro, né tantomeno chi faceva il furbetto e continua a farlo con strumenti vecchi e nuovi.
«Chi commette abusi ne risponde personalmente - afferma Nutini - in ogni categoria e in ogni settore della vita ci sono persone che vedono scorciatoie e le prendono. Detto questo, penso sia utile affrontare la questione cercando di capire come si possa aumentare il numero di lavoratori impiegati senza penalizzare né loro né le imprese che li assumono. Ebbene: al momento non esiste una forma contrattuale adatta al turismo, in particolare un turismo come il nostro che è fortemente stagionalizzato. A differenza di quello delle città d’arte, come Firenze e la nostra vicina Lucca. Dove si lavora più o meno tutto l’anno e quindi gli incassi sono, per così dire, spalmati».
La forma contrattuale ideale, secondo Nutini, non era nemmeno il vecchio voucher. Che però ha colmato, magari male, una lacuna esistente. «Credo che il voucher di per sé non fosse uno strumento adatto al turismo. Ma aveva la sua utilità. I nuovi buoni-lavoro sono un rebus. E oggi chi ha bisogno di un supporto professionale temporaneo, che sia il weekend, qualche giorno o qualche ora, deve muoversi necessariamente con il contratto a chiamata o il part time».
Perché il datore di lavoro non può usare un contratto standard, magari a tempo determinato? «C’è un vincolo sul numero dei contratti a tempo determinato che puoi fare: non possono essere più del 20% del totale dei dipendenti a tempo indeterminato. A quel punto, se il ragionamento fosse questo, dovrei assumere con il contratto indeterminato una persona di cui magari ho bisogno solo alcune volte. Ma accollarsi uno stipendio fisso in più non è semplice, in un momento nel quale i costi, tasse in primis, sono sempre in aumento e gli incassi sono un punto interrogativo».
Secondo Nutini servirebbe «prima di tutto ridurre il costo del lavoro dal punto di vista fiscale. Qualcosa che non metta eccessivamente in difficoltà il datore di lavoro che decide di prendere una persona. Inoltre il turismo avrebbe bisogno di una forma di contratto che consenta all’impresa di avere una forza in più quando ne ha bisogno. Senza che questo rapporto contrattuale penalizzi il dipendente temporaneo, anzi consentendogli di monetizzare in maniera adeguata le ore di lavoro svolte. Oggi c’è un vuoto che l’abolizione dei voucher ha lasciato. E che non è stato riempito». (m.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Antonio Nutini, titolare del ristorante Marcantonio in Passeggiata a Viareggio, è il referente di Confcommercio per la categoria. Quando si mette sul tavolo l’argomento voucher si capisce subito che non vuol farne una questione di religione: non difende a spada tratta né i vecchi buoni-lavoro, né tantomeno chi faceva il furbetto e continua a farlo con strumenti vecchi e nuovi.
«Chi commette abusi ne risponde personalmente - afferma Nutini - in ogni categoria e in ogni settore della vita ci sono persone che vedono scorciatoie e le prendono. Detto questo, penso sia utile affrontare la questione cercando di capire come si possa aumentare il numero di lavoratori impiegati senza penalizzare né loro né le imprese che li assumono. Ebbene: al momento non esiste una forma contrattuale adatta al turismo, in particolare un turismo come il nostro che è fortemente stagionalizzato. A differenza di quello delle città d’arte, come Firenze e la nostra vicina Lucca. Dove si lavora più o meno tutto l’anno e quindi gli incassi sono, per così dire, spalmati».
La forma contrattuale ideale, secondo Nutini, non era nemmeno il vecchio voucher. Che però ha colmato, magari male, una lacuna esistente. «Credo che il voucher di per sé non fosse uno strumento adatto al turismo. Ma aveva la sua utilità. I nuovi buoni-lavoro sono un rebus. E oggi chi ha bisogno di un supporto professionale temporaneo, che sia il weekend, qualche giorno o qualche ora, deve muoversi necessariamente con il contratto a chiamata o il part time».
Perché il datore di lavoro non può usare un contratto standard, magari a tempo determinato? «C’è un vincolo sul numero dei contratti a tempo determinato che puoi fare: non possono essere più del 20% del totale dei dipendenti a tempo indeterminato. A quel punto, se il ragionamento fosse questo, dovrei assumere con il contratto indeterminato una persona di cui magari ho bisogno solo alcune volte. Ma accollarsi uno stipendio fisso in più non è semplice, in un momento nel quale i costi, tasse in primis, sono sempre in aumento e gli incassi sono un punto interrogativo».
Secondo Nutini servirebbe «prima di tutto ridurre il costo del lavoro dal punto di vista fiscale. Qualcosa che non metta eccessivamente in difficoltà il datore di lavoro che decide di prendere una persona. Inoltre il turismo avrebbe bisogno di una forma di contratto che consenta all’impresa di avere una forza in più quando ne ha bisogno. Senza che questo rapporto contrattuale penalizzi il dipendente temporaneo, anzi consentendogli di monetizzare in maniera adeguata le ore di lavoro svolte. Oggi c’è un vuoto che l’abolizione dei voucher ha lasciato. E che non è stato riempito». (m.t.)
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