Finanza
Le cave con Konchalovsky tornano ai tempi di Michelangelo
Il regista russo ha iniziato le riprese del film sull'artista del Cinquecento. «Vorrei trasmettere anche i sapori e gli odori di quell’epoca»
SERAVEZZA. «Quello che vorrei trasmettere non è solo l’essenza della figura di Michelangelo, ma anche sapori e odori di quell’epoca carica di ispirazione e bellezza, ma anche di momenti sanguinosi e spietati». Andrei Konchalovsky, 80 anni compiuti il 20 agosto, 55 di carriera, un Leone d’argento a Venezia nel 2016 con Paradise e uno nel 2014 per Le notti bianche del postino, parla del suo film che ha iniziato a girare lunedì scorso sul monte Altissimo, a Seravezza, nelle stesse cave dove Michelangelo andava a scegliere i marmi pregiati per le sue opere. L’ultima creazione del regista russo parla proprio di lui, dello sculture autore del David che ha fatto la storia del Rinascimento italiano.
«Quello che mi ha spinto – dice – è stata la voglia di raccontare al mondo, e ai giovani di oggi che hanno la memoria corta, la grandezza della sua figura». Lo ha deciso anni fa, racconta, leggendo il sonetto che l’artista inviò a Strozzi: Caro m’è’l sonno e più l’esser di sasso, mentre che’l danno e la vergogna dura...’. Parole di tradimento e vergogna che lo hanno spinto a voler capire perché l’artista fosse così pessimista nei confronti della sua epoca, e a iniziare quindi un viaggio a ritroso che lo ha portato fino alle cave del monte Altissimo di Seravezza.
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Le riprese sono iniziate lunedì appunto. Il primo ciak a Seravezza è stato fatto alla cava Mossa. Altre scene verranno girate vicino al ravaneto della Cabina nera e ancora più in alto, alle cave Cervaiole. Una di queste ultime non avrà nemmeno bisogno di essere ritoccata per farlo sembrare un ambiente del Cinquecento: è la cava Saltetto, vecchia cava dismessa che mantiene il suo antico aspetto dell’Ottocento, e quindi anche del Cinquecento (ossia il periodo in cui è ambientato il film), lavorata a mano col piccone. È da questa cava che, nel 1845, vennero presi i marmi per la cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo per una commessa di un milione di lire fiorentine. Questa volta è la Russia a venire fino in Versilia.
Non molto distante alla cava Saltetto, in una galleria realizzata negli anni Sessanta, verrà poi realizzata la scena in cui Dante apparse a Michelangelo. Per il set è stato ricostruito al dettaglio anche un blocco in vetroresina che riproduce il processo di estrazione del marmo com’era nel Rinascimento, quindi non con le segature ma con i segni dello scalpellino.
In questo film, spiegano dalla produzione, Andrei Konchalovsky, che è anche autore della sceneggiatura con Elena Kiseleva, ripercorre alcuni dei momenti della vita di Michelangelo «fuori dai canoni del biopic vero e proprio, ma con l’idea della visione». Una scelta artistica che, pur raccontando fedelmente il tempo (la produzione si è avvalsa della consulenza di alcuni esperti), consente di uscire dai ranghi della storia per raccontare «liberamente» i fatti, con lo sguardo eclettico del regista Leone d’Argento. Il ruolo di Michelangelo è interpretato da Alberto Testone, mentre Umberto Orsini sarà il Marchese di Malaspina e Massimo De Francovich vestirà i panni di Papa Giulio II, ma per lo più il regista ha scelto di lavorare con attori non professionisti.
Il film è una coproduzione tra la Russia, che ha stanziato l’80% del budget e la Jean Vigo di Elda Ferri, che ha messo l’altro venti. Le riprese si svolgeranno fra la Toscana e il Lazio, nei luoghi di Michelangelo, a partire dal Monte Altissimo (cave Henraux), al Castello Malaspina di Massa e poi a Firenze, Arezzo, Montepulciano, Carrara, Bagno a Ripoli, Pienza, Monte San Savino, Tarquinia, Caprarola, fra gli altri, e naturalmente Roma.
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