Il Tirreno

Versilia

Festini in Comune, adesso è il corvo a rischiare di finire sotto inchiesta

di Melania Carnevali
Festini in Comune, adesso è il corvo a rischiare di finire sotto inchiesta

Dopo l’archiviazione delle indagini a loro carico, i sette dipendenti comunali stanno pensando di denunciare per calunnia il collega autore dell’esposto

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SERAVEZZA. Il suo nome è ancora nascosto tra i rivoli dell’inchiesta. Quello che è certo è che si tratta di un dipendente comunale e che («se ci saranno gli estremi», dice uno degli impiegati di Seravezza finito, suo malgrado, sotto indagine, ma che preferisce l’anonimato) verrà denunciato per calunnia. E così la storia giudiziaria finirà con il capovolgersi: il denunciante potrebbe diventare l’indagato.

La storia è quella dei presunti festini in Comune, iniziata a scrivere nelle carte e nell’immaginario collettivo, dopo l’esposto di un dipendente comunale di Seravezza. Il corvo, così venne chiamato poi, accusava i colleghi di fare pause più lunghe di quelle previste, con tanto di tè e cappuccini durante l’orario di lavoro. La procura di Lucca fu costretta ad aprire un’inchiesta e a coordinare le indagini fu il pubblico ministero Piero Capizzoto. Due gli uffici che finirono sotto inchiesta (l’ufficio personale e l’ufficio ragioneria, nessuno dei due aperto al pubblico) per un totale di sette i dipendenti, cinque impiegati e due dirigenti. La procura ipotizzava il reato di truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio.

Nella sala usata a mo’di archivio del Comune – dove si riunivano i dipendenti per la pausa – arrivò anche una videocamera dei carabinieri che per un mese registrò tutto. Furono calcolati i minuti di pausa, i secondi, controllati i badge, e poi ascoltate le memorie difensive degli indagati. Sei mesi di indagini, di fiato sospeso, il timore dei dipendenti che il nome finisse in neretto sui giornali o peggio ancora sul web e allora ciao reputazione.

E alla fine si è dimostrato tutto falso. Una bufala, o comunque una storia colorata. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca, Antonia Aracri, che, su richiesta dallo stesso pubblico ministero, ha archiviato il caso per «infondatezza della notizia di reato».


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I sette dipendenti comunali sono trincerati ancora dietro il silenzio. Il fardello del sospetto pesa ancora. Ma hanno già dato mandato ai loro avvocati per capire se ci siano gli estremi per una denuncia per calunnia nei confronti del corvo. Intanto, dopo il sindaco di Seravezza, Riccardo Tarabella, che martedì ha parlato di «mesi molto tristi e difficili», interviene sull’archiviazione anche Mirco Baldi, sindacalista della Cisl e anche lui dipendente comunale.

Fu lui, unico fra tutti i dipendenti comunali, a esporsi personalmente, durante i giorni delle indagini, per prendere le difese dei colleghi. «Molti colleghi – racconta lui – mi hanno tolto il saluto, alcuni membri della Rrs mi hanno fortemente criticato, solo per aver difeso e tutelato pubblicamente la loro serietà». Oggi riprende la parola, «Come collega e sindacalista provinciale e iscritto Cisl – commenta a Il Tirreno – sono contento che la vicenda abbia avuto questo meritato finale, e sono certo che supportarli era la cosa giusta da fare, sostenere i lavoratori è il compito dei sindacati sia aziendali che provinciali, chi non lo ha capito è meglio che si dedichi ad altro e non faccia sindacato solo per se stesso».

 

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