Sicurezza
Festini in Comune: era una bufala
Si chiude con l’archiviazione l’indagine preliminare a carico di sette dipendenti comunali indagati anche con l’utilizzo di telecamere nascoste per il modo in cui gestiscono l’orario di lavoro
SERAVEZZA. Pause caffè troppo lunghe, tempo perso in chiacchiere, addirittura veri e propri festini durante l’orario di lavoro. Accuse vaghe ma comunque velenose, contenute in un esposto a cui gli inquirenti inizialmente hanno dato credito, che hanno impegnato procura e carabinieri per mesi e mesi. Truffa ai danni dello Stato e interruzione di pubblico servizio le ipotesi di reato formulate a carico di sette dipendenti del Comune di Seravezza, che hanno dovuto sopportare il peso del sospetto, il costo di un avvocato, l’amarezza di essere anche solo minimamente accostati ai protagonisti di altre storie finite sulle prime pagine dei giornali per comportamenti da furbetti o fannulloni.
Non era vero nulla. Nessuno di quegli impiegati è venuto meno ai doveri d’ufficio, nessuno ha tenuto comportamenti scorretti, nessuno tantomeno ha truffato l’ente pubblico e i cittadini. Più o meno una bufala, insomma, si è rivelata la denuncia – partita tra l’altro da un dipendente dello stesso municipio - che ha fatto scattare le indagini, che si sono concluse nel modo più netto possibile: l’archiviazione del procedimento penale, disposta dal giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri peraltro su richiesta dallo stesso pubblico ministero Piero Capizzoto che ha coordinato l’inchiesta.
La formula è quella più assolutoria di tutte: infondatezza della notizia di reato. Come dire: le accuse e i sospetti descritti nell’esposto erano fasulli. Così il procedimento si chiude prima ancora di arrivare a processo.
Un provvedimento che non lascia adito a dubbi: il giudice Aracri ha preso atto che «dagli accertamenti successivi all’avviso di conclusione delle indagini - così si legge nel decreto di archiviazione - la durata delle pause giornaliere e per ciascun dipendente non consente di configurare i reati rubricati». Pause sì, quindi, ma - come accertato dagli inquirenti che durante le indagini hanno utilizzato anche telecamere nascoste - nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti. Da qui la decisione del giudice di chiudere il procedimento nel modo più favorevole agli indagati e senza la necessità di passare alla successiva fase del pubblico processo.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.15072359:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2017/03/22/news/inchiesta-sulle-feste-in-comune-sette-dipendenti-indagati-per-truffa-1.15072359]]
La vicenda aveva preso avvio a seguito di un esposto da fonte inizialmente ritenuta attendibile dalla polizia giudiziaria - un collega degli impiegati - nel quale si accusavano alcuni dipendenti del Comune di Seravezza di eccedere con le pause in orario di lavoro. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari gli indagati avevano svolto le proprie attività difensive stimolando ulteriori approfondimenti da parte degli inquirenti. A seguito di tali riscontri, le ore di pausa registrate sono infatti risultate drasticamente ridimensionate rispetto a quelle inizialmente ipotizzate dagli inquirenti e rese note sulla stampa nei mesi scorsi, rientrando nella piena legittimità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
