Gioco
Verità per Aurora. La madre: "L'avevo promesso alla mia bambina"
Dopo tre anni il Tribunale di Lucca ha stabilito: un'auto tagliò la strada alla quindicenne viareggina che perse la vita
VIAREGGIO. «Per me non è una vittoria e mai lo sarà», sono le parole di Elisa Domenici, la mamma di Aurora Francesconi, oggi che un giudice del Tribunale di Lucca ha fissato la verità sulla carta: la quindicenne in Vespa lungo via Giovanni XXIII a Torre del lago, il 28 giugno 2014, fu stretta da un’auto contro il marciapiede, senza possibilità di manovra, con la ruota anteriore a sbattere contro il marciapiede e l’urto a sbalzarla dalla sella, scagliandola con la testa contro un palo della luce. Una madre, Elisa, che non ha mollato di un millimetro lungo la difficile strada verso la verità. Ed oggi dice: «A mia figlia ho sempre insegnato che le promesse fatte vanno mantenute. Ed il 28 luglio 2014 le ho fatto una promessa e, da mamma, oggi posso dire che l’ho mantenuta con tutta me stessa. Solo per lei».
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Stretta tra l’auto ed il marciapiede, senza possibilità di manovra, la Vespa che subisce una forte decelerazione, la ruota anteriore a sbattere nel marciapiede, il manubrio contro l’addome, lo sbalzo, l’urto nel palo: è la ricostruzione della squadra di legali e consulenti tecnici che ha lavorato per i genitori di Aurora. Ricostruzione che ha trovato la verità giudiziaria del Gip del Tribunale di Lucca, Giuseppe Pezzuti, il quale ha riconosciuto la «turbativa» effettuata dalla Lancia Y guidata da un uomo di 86 anni e ha disposto l’archiviazione «per morte del reo». Essendo l’anziano di San Casciano oggi deceduto.
La prima testimonianza dell’uomo, che la polizia di Stato trovò intento a fare la spesa alla Coop - ricorda l’avvocato Emanuele Pardini (studio legale Ciardelli) - «fu quella di avere avuto “un incidente stradale con un giovane conducente”». Ma per arrivare a vedere riconosciuta la responsabilità dell’auto e del suo guidatore ci sono voluti quattro anni. E la squadra composta da Pardini, Simone Guizzardi (che segue la vicenda per la parte stragiudiziale), Mauro Coluccini (il perito), Emanuele Romboni ed Eugenio Vecoli (“Delta Victor Investigation”) e gli esperti di telefonia e lettura celle, Edoardo Piazza ed Enrico Freni (“Ergo Software”) ha dovuto ingaggiare un vero e proprio corpo a corpo con la tesi della Procura di Lucca (pm Lucia Rugani) che non ha mai smesso di sostenere la tesi che Aurora avesse fatto tutto da sola.
«Un incidente c’è stato ed anche un probabile contatto tra auto e Vespa», è l’esito della ricostruzione che ha portato al provvedimento del Gip. Ed in mezzo il mistero dello specchietto della Vespa: le foto sono agli atti del procedimento, ma il pezzo della Vespa no. E non risulta alcun verbale di sequestro. «Quel pezzo l’abbiamo cercato ovunque», raccontano genitori di Aurora e tecnici. «Nelle foto - sottolinea Pardini - ha il vetro completamente rotto. Ma nella perizia della Procura viene definito “intonso”». Sarà il Gip Silvia Mugnaini, nell’aprile 2016, a rimettere gli atti al pm che chiedeva l’archiviazione, indicando la necessità di ascoltare nuovamente il personale della polizia di Stato che aveva verbalizzato la prima dichiarazione degli anziani a bordo dell’auto che aveva stretto la Vespa di Aurora. E non solo: perché il lavoro della squadra ha scovato un testimone fondamentale - un anziano viareggino - sulla cui attendibilità vi è stato un vero e proprio braccio di ferro giudiziario. Fino a quando l’esperienza ultratrentennale di Piazza e Freni nella lettura dei dati delle celle telefoniche, confrontate in maniera certosina con i luoghi del fatto, non ha avuto ragione: l’uomo era sul posto esattamente negli orari e nel tragitto dichiarato. Dunque la sua attendibilità era più che provata.
La squadra - alla quale vanno parole accorate di ringraziamento da parte dei genitori di Aurora - ha portato a casa un’altra certezza: «Sulla condotta di guida di Aurora non ha avuto dubbi neppure la Procura», sottolinea Guizzardi. Che aggiunge: «Non era al telefono, nè aveva ricevuto messaggi. È tutto provato tutto».
«Sul grave smarrimento dello specchietto di sinistra del ciclomotore di Aurora, a causa di una cattiva delimitazione e cristallizzazione del luogo del sinistro, ad oggi non abbiamo né il tempo e né le energie per intraprendere un’azione legale»: sono ancora le parole di Elisa Domenici, insieme al padre di Aurora, Gianmarco Francesconi. Lo specchietto compare nelle foto agli atti, ma non è mai stato tra i reperti della polizia municipale di Viareggio che ha operato sul posto il giorno dell’incidente costato la vita alla quindicenne. «Il personale della Municipale - continuano i genitori - risulta inoltre sprovvisto di certificati, diplomi, corsi ed ora di studio che attestino la competenza in materia di analisi e posizioni delle celle telefoniche. Come hanno potuto verificare i nostri tecnici».
Mamma Elisa e papà Gianmarco si rivolgono al capo della polizia di Stato, Franco Gabrielli: «Chiediamo che venga conferito un encomio all’ispettore superiore Moreno Careddu ed all’assistente capo Michele Silvestre per aver raccolto e verbalizzato nell’immediatezza del fatto quelle importantissime e decisive dichiarazioni di conducente e passeggera della Lancia Y». I ringraziamenti di papà e mamma sono diretti al team di esperti che ha lavorato per raggiungere la verità. Ma anche per il Tribunale di Lucca.
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