Sicurezza
l’attentato di barcellona
Viareggino nell’inferno della strage della Rambla
di Claudio Vecoli
Il racconto di Filippo SImi che era a Barcellona durante gli attentati terroristici
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VIAREGGIO. Giovedì pomeriggio, durante l’attentato terroristico di Barcellona, stava passeggiando con alcuni amici sulla Rambla, a pochi metri da dove si stava consumando la strage dell’Isis che è costata la vita a quattordici persone. Filippo Simi, trentasette anni, un globetrotter viareggino che da qualche tempo si è trasferito in Spagna per motivi di lavoro dopo aver viaggiato in Portogallo, Marocco e alcune altre località della Spagna, per qualche attimo ha temuto il peggio. Poi, insieme a decine di altre persone che si trovavano con lui sulla strada pedonale più celebre d’Europa, è stato spinto dalla polizia spagnola all’interno di un locale e li è rimasto rinchiuso – ma al sicuro – per oltre due ore. In attesa che lentamente la situazione tornasse alla normalità. Ma, soprattutto, che non vi fossero più pericoli.
Di questa brutta storia Filippo Simi non vuol comprensibilmente parlare. Meglio dimenticare in fretta, probabilmente. Ma quando si è reso conto di quello che era appena accaduto e di essere stato involontario testimone di una strage terroristica, ha subito pensato ai genitori. Ed ha telefonato a papà Arcangelo e mamma Paola – che, insieme al fratello Francesco, vivono a Viareggio a Città Giardino – per rassicurarli e per dire loro che pur essendo avvenuto tutto a pochi passi da dove si trovava, lui stava fortunatamente bene.
Lì per lì Filippo non si è reso conto di quanto stava accadendo. Come ha raccontato ai genitori ha visto un fiume di gente scappare lungo la strada mentre cercava rifugio non si capiva ancora bene da chi e da cosa. Poi, pochi istanti dopo, le sirene di ambulanze e polizia hanno fatto piombare il cuore di Barcellona in una atmosfera surreale. «Nel giro di poco - ha raccontato ai genitori - è intervenuta la polizia che ci ha spinti all’interno dei locali che si affacciano sulle Ramblas. E in quel modo ci hanno messo al riparo da possibili rischi. Abbiamo aspettato all’interno per circa due ore non rendendoci bene conto di quanto stava accadendo. Ma tutto è successo a cinquanta metri da dove ci trovavamo».
Passato il pericolo, Filippo Simi - che in Spagna lavora nel campo dell’alimentazione e della ristorazione - è potuto finalmente uscire insieme agli amici con i quali si trovava. Ma nonostante quello che è accaduto resterà a Barcellona, conducendo la stessa vita che ha condotto fino ad ora. «Qui, già dal giorno dopo, la gente ha continuato a comportarsi come sempre», ha raccontato ai genitori.
Mamma Paola e papà Arcangelo - quest’ultimo ammiraglio in pensione - hanno comunque voluto ringraziare a modo loro per lo scampato pericolo. E ieri hanno chiesto a padre Luca della parrocchia di Sant’Andrea di poter dire la messa della domenica proprio per il figlio.
Di questa brutta storia Filippo Simi non vuol comprensibilmente parlare. Meglio dimenticare in fretta, probabilmente. Ma quando si è reso conto di quello che era appena accaduto e di essere stato involontario testimone di una strage terroristica, ha subito pensato ai genitori. Ed ha telefonato a papà Arcangelo e mamma Paola – che, insieme al fratello Francesco, vivono a Viareggio a Città Giardino – per rassicurarli e per dire loro che pur essendo avvenuto tutto a pochi passi da dove si trovava, lui stava fortunatamente bene.
Lì per lì Filippo non si è reso conto di quanto stava accadendo. Come ha raccontato ai genitori ha visto un fiume di gente scappare lungo la strada mentre cercava rifugio non si capiva ancora bene da chi e da cosa. Poi, pochi istanti dopo, le sirene di ambulanze e polizia hanno fatto piombare il cuore di Barcellona in una atmosfera surreale. «Nel giro di poco - ha raccontato ai genitori - è intervenuta la polizia che ci ha spinti all’interno dei locali che si affacciano sulle Ramblas. E in quel modo ci hanno messo al riparo da possibili rischi. Abbiamo aspettato all’interno per circa due ore non rendendoci bene conto di quanto stava accadendo. Ma tutto è successo a cinquanta metri da dove ci trovavamo».
Passato il pericolo, Filippo Simi - che in Spagna lavora nel campo dell’alimentazione e della ristorazione - è potuto finalmente uscire insieme agli amici con i quali si trovava. Ma nonostante quello che è accaduto resterà a Barcellona, conducendo la stessa vita che ha condotto fino ad ora. «Qui, già dal giorno dopo, la gente ha continuato a comportarsi come sempre», ha raccontato ai genitori.
Mamma Paola e papà Arcangelo - quest’ultimo ammiraglio in pensione - hanno comunque voluto ringraziare a modo loro per lo scampato pericolo. E ieri hanno chiesto a padre Luca della parrocchia di Sant’Andrea di poter dire la messa della domenica proprio per il figlio.
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