La protesta
Preso a botte fuori dalla discoteca. Il padre: potevano ammazzarlo
di Luca Basile
La denuncia del genitore di un ragazzo picchiato da sei giovani e salvato dall’intervento dei buttafuori: «Potevano uccidere mio figlio a calci e pugni, potrebbero rifarlo con qualcun altro: vanno fermati»
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. «Mio figlio poteva fare la fine del povero Niccolò, massacrato e ucciso a botte in una discoteca in Spagna. Come Niccolò è infatti stato preso colpito da cinque, forse sei individui. Solo il caso e l’intervento di altre persone, hanno evitato il peggio». Parla con il cuore stretto in gola il babbo di Guido – nome di fantasia – il giovane protagonista, suo malgrado, alcuni giorni di fa, di un episodio nel parcheggio di un noto locale del litorale. Guido, insieme ad un amico intervenuto in suo soccorso, è stato poi portato al pronto soccorso: ha una mandibola lussata, ha serie difficoltà a mangiare, dolori ovunque ed è stato di choc da giorni. Come l’amico del resto.
«Potevano ammazzarlo. Quando stamani – ieri per chi legge, ndr – ho letto di Niccolò, mi sono sentito gelare: mio figlio è vivo. E io non posso stare zitto perché queste situazioni si ripetono sempre più spesso. Denuncerò e perseguirò fin dove la legge me lo consentirà, questa gente: mio figlio è stato provocato, insultato e picchiato».
Tutto si innesca nella ressa assordante di un fine-settimana in discoteca. «Questo gruppo di persone, non del posto, ha cominciato a caricare come a una partita di rugby chi c’era sulla pista in quel momento. Mio figlio è finito per terra, ha chiesto spiegazioni e questi, che non aspettavano altro – racconta il padre di Guido – lo hanno accerchiato. Sono intervenuti i buttafuori che li hanno così accompagnati fuori dal locale, nel parcheggio dove in quel momento c’era anche una pattuglia delle forze dell’ordine. Sembrava tutto finito e mentre mio figlio, insieme all’amico, cercava di capire il perché di quanto successo, questi vigliacchi si sono scagliati contro di lui, colpendolo al volto: l’amico che è intervenuto in sua difesa è stato raggiunto da un pugno al sopracciglio. Solo i buttafuori hanno evitato il peggio: questa gentaglia è stata poi identificata da chi di dovere, mentre mio figlio e l’amico venivano portati in ospedale. Quando li ho raggiunti stentavo a riconoscerli: come genitore mi sono sentito impotente, spaventato, arrabbiato. Da quel giorno mi chiedo: ma come fanno ad accadere queste cose? E se mio figlio e l’amico fossero stati uccisi? Tante volte è il caso a evitarti il peggio: se solo non si fossero fermati davanti alla discoteca, ma avessero proseguito verso la macchina, chi li avrebbe salvati dalla furia di questi che sono peggio degli animali. Le discoteche devono migliorare il servizio d’ordine, devono stare attenti a chi accolgono e quando decidono di buttare fuori qualcuno dai locali perché così facendo consegnano dei i giovani in pasto a dei violenti. Per evitare altri episodi del genere – aggiunge il genitore – porterò questa gente davanti a un giudice: non temo né ritorsioni né minacce. Come potevano uccidere mio figlio a calci e pugni, quella notte, lo stesso potrebbero fare domani con un altro giovane. E io non voglio e non posso permetterlo».
«Potevano ammazzarlo. Quando stamani – ieri per chi legge, ndr – ho letto di Niccolò, mi sono sentito gelare: mio figlio è vivo. E io non posso stare zitto perché queste situazioni si ripetono sempre più spesso. Denuncerò e perseguirò fin dove la legge me lo consentirà, questa gente: mio figlio è stato provocato, insultato e picchiato».
Tutto si innesca nella ressa assordante di un fine-settimana in discoteca. «Questo gruppo di persone, non del posto, ha cominciato a caricare come a una partita di rugby chi c’era sulla pista in quel momento. Mio figlio è finito per terra, ha chiesto spiegazioni e questi, che non aspettavano altro – racconta il padre di Guido – lo hanno accerchiato. Sono intervenuti i buttafuori che li hanno così accompagnati fuori dal locale, nel parcheggio dove in quel momento c’era anche una pattuglia delle forze dell’ordine. Sembrava tutto finito e mentre mio figlio, insieme all’amico, cercava di capire il perché di quanto successo, questi vigliacchi si sono scagliati contro di lui, colpendolo al volto: l’amico che è intervenuto in sua difesa è stato raggiunto da un pugno al sopracciglio. Solo i buttafuori hanno evitato il peggio: questa gentaglia è stata poi identificata da chi di dovere, mentre mio figlio e l’amico venivano portati in ospedale. Quando li ho raggiunti stentavo a riconoscerli: come genitore mi sono sentito impotente, spaventato, arrabbiato. Da quel giorno mi chiedo: ma come fanno ad accadere queste cose? E se mio figlio e l’amico fossero stati uccisi? Tante volte è il caso a evitarti il peggio: se solo non si fossero fermati davanti alla discoteca, ma avessero proseguito verso la macchina, chi li avrebbe salvati dalla furia di questi che sono peggio degli animali. Le discoteche devono migliorare il servizio d’ordine, devono stare attenti a chi accolgono e quando decidono di buttare fuori qualcuno dai locali perché così facendo consegnano dei i giovani in pasto a dei violenti. Per evitare altri episodi del genere – aggiunge il genitore – porterò questa gente davanti a un giudice: non temo né ritorsioni né minacce. Come potevano uccidere mio figlio a calci e pugni, quella notte, lo stesso potrebbero fare domani con un altro giovane. E io non voglio e non posso permetterlo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
