Il dolore
un piano per il mercato di viareggio
Bertolani: puntare sulla cucina funziona
VIAREGGIO. Calano i negozi, ma non i ristoranti, non i bar, le osterie, le stuzziccherie, le pizzerie napoletane e quelle che ci provano ad esserlo. Il cibo in Italia non ha competitor. Basta pensare...
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VIAREGGIO. Calano i negozi, ma non i ristoranti, non i bar, le osterie, le stuzziccherie, le pizzerie napoletane e quelle che ci provano ad esserlo. Il cibo in Italia non ha competitor. Basta pensare a Pietrasanta, città d’arte e del gusto, dove negli ultimi anni sono proliferati i pubblici esercizi.
«Il mondo del cibo non soffre come il commercio al dettaglio perché internet non ha ancora fatto presa e probabilmente non ci riuscirà nemmeno: all’italiano piace uscire di casa», spiega Piero Bertolani, presidente di Confcommercio di Viareggio. I dati lo dimostrano: gli acquisti online di elettronica sono arrivati, in Italia, al 20%, abbigliamento all’8%, il cibo rimane ancora sotto l’1%. «Un conto è il lavoratore che arriva a casa stanco e non ha voglia di cucinare e ordina il cibo su portali come Justeat che portano cene e pranzi a casa– continua –, ma in genere l’italiano non rinuncia alla cena o al pranzo fuori».
Per questo è più facile, come scelta, decidere di aprire un ristorante piuttosto che un negozio di abbigliamento. «Anche perché il mondo del cibo è strettamente legato al turismo: se vengono diecimila persone, tutte e diecimila mangeranno, ma non è detto che tutte si comprino un paio di scarpe». Per questo la Confcommercio ha proposto di trasformare la zona del mercato di Viareggio in un grande mercato enogastronomico come quello di San Lorenzo a Firenze. Perché la forchetta non tradisce mai.
«Il mondo del cibo non soffre come il commercio al dettaglio perché internet non ha ancora fatto presa e probabilmente non ci riuscirà nemmeno: all’italiano piace uscire di casa», spiega Piero Bertolani, presidente di Confcommercio di Viareggio. I dati lo dimostrano: gli acquisti online di elettronica sono arrivati, in Italia, al 20%, abbigliamento all’8%, il cibo rimane ancora sotto l’1%. «Un conto è il lavoratore che arriva a casa stanco e non ha voglia di cucinare e ordina il cibo su portali come Justeat che portano cene e pranzi a casa– continua –, ma in genere l’italiano non rinuncia alla cena o al pranzo fuori».
Per questo è più facile, come scelta, decidere di aprire un ristorante piuttosto che un negozio di abbigliamento. «Anche perché il mondo del cibo è strettamente legato al turismo: se vengono diecimila persone, tutte e diecimila mangeranno, ma non è detto che tutte si comprino un paio di scarpe». Per questo la Confcommercio ha proposto di trasformare la zona del mercato di Viareggio in un grande mercato enogastronomico come quello di San Lorenzo a Firenze. Perché la forchetta non tradisce mai.
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