Il Tirreno

Versilia

Molesta un bimbo ma è subito libero

di Donatella Francesconi
Molesta un bimbo ma è subito libero

Il giudice del Tribunale di Lucca ha convalidato l’arresto scarcerando l’ambulante che ha abbassato il costume al piccolo

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VIAREGGIO. L’accusa - violenza sessuale aggravata - è rimasta in piedi e l’arresto è stato convalidato. Ma Ali Hossain, il venditore di bibite sulle spiaggia che i carabinieri hanno arrestato dopo che l’uomo aveva abbassato il costumino di un bambino, in spiaggia e davanti ai genitori, è stato rimesso in libertà. Così ha deciso ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pezzuti, il quale non ha ravvisato - una volta ascoltato l’uomo - elementi tali da far ritenere possibile la reiterazione del reato.

Di fronte la giudice, ed alla presenza di un interprete di lingua inglese, l’uomo - che si esprime male anche in inglese - ha spiegato di avere cinque figli in Bangladesh e di aver solo voluto giocare con i bambini che ha incontrato sotto l’ombrellone dello stabilimento balneare della Passeggiata, sabato scorso.

Un gioco fatto mediante il cannocchiale che i bambini avevano in mano. Niente di strano per i genitori del più piccolo dei due bimbi che non sono intervenuti né quando il venditore si è fermato all’ombrellone in cerca di un po’ di ombra né quando per qualche minuto ha giocato con i piccoli. Madre e padre sono subito balzati in piedi, invece, quando l’uomo si è chinato sulle gambe ed ha abbassato il costumino ad uno dei due maschietti, ancora in età di scuola materna.

Alle denunce di padre e madre del bambino si è aggiunta la testimonianza di un’altra madre, la cui figlioletta - nei giorni precedenti - era stata accarezzata sulle braccia dal venditore di bibite. La donna ha riconosciuto, in caserma dei carabinieri, in Hossain colui che aveva compiuto il gesto.

La vicenda era terminata con la fuga dell’uomo dalla spiaggia, rincorso dal padre del piccolo e da altri uomini. Gli inseguitori erano riusciti a bloccarlo in Passeggiata, evitandogli il linciaggio e consegnandolo ai carabinieri subito intervenuti. Carabinieri che nello stesso pomeriggio avevano fissato il racconto del bambino in un video girato nella sua abitazione.

Hossein è incensurato, spiegano alla Compagnia dei carabinieri di Viareggio, ricordando che l’applicazione di misure cautelari è prevista solo in sussistenza di stringenti requisiti: il pericolo di fuga e la reiterazione del reato. Insomma, in sede di convalida dell’arresto, non si entra nel merito dei fatti. Ma il giudice si limita a valute se sussista o meno quanto disposto dal codice penale per privare o meno una persona della libertà personale. Come ricorda Massimiliano Baldini, avvocato e consigliere comunale (Movimento cittadini): «Certo è che c'è bisogno di intervenire sulle norme del codice di procedura penale in quanto non è moralmente e giuridicamente accettabile che prima si arresti una persona in quanto denunciata per essere stata colta in flagrante nell'avvicinare un bambino e nell'abbassargli il costume, il provvedimento di arresto sia convalidato sussistendone i presupposti formali e sostanziali, ma poi lo si rimetta in libertà malgrado il gravissimo livello di allarme sociale che desta quanto ha compiuto. In questi casi, la discrezionalità che viene lasciata al giudicante nel valutare la sussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura cautelare è eccessiva. La norma processuale, di fronte a tali reati, dovrebbe prevedere un approfondimento maggiore prima della liberazione o quanto meno l'obbligo, seppur in ipotesi di non totale chiarezza “ictu oculi” della fattispecie, di altra misura cautelare più blanda. Addirittura odioso sarebbe scoprire che un tale lassismo generalizzato fosse dovuto alla sovrabbondanza della popolazione carceraria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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