Sicurezza
Addio ad Amabilio Simonini lo scultore dalle mille vite
Fu partigiano, boxeur, bagnino, ma soprattutto formatore straordinario. La più importante fonderia tedesca lo scelse come referente italiano di settore
PIETRASANTA. Una vita incredibile, quella di Amabilio Simonini, scomparso ieri all’età di 88 anni. Incredibile perché Simonini ha vissuto tante vita in una: scultore, bagnino, pugile, calciatore talentuoso, partigiano in gioventù, acculturato e bello quanto bastava per fare innamorare tante turiste. «Un uomo dall’immenso talento, forse non così patito del lavoro, ma in tutto quello che faceva, riusciva. E molto bene», ricordano i familiari. Come quando negli anni della guerra il suo coraggio lo portò a fianco dei partigiani a Ripa. «Lo chiamavano il bimbo – ricorda il figlio Gian Piero – avrà avuto 16 anni quando partecipò a un’azione per individuare dove si era mimetizzata l’artiglieria tedesca che abbatteva gli aerei americani. Azione che si rivelò un successo».
Amabilio adorava il mare. «Suo padre, mio nonno, era il proprietario del bagno Liù di Fiumetto: per molte estati ha così fatto il bagnino. Aveva un fisico aitante e sapeva come incantare, con il suo fare, le persone. Soprattutto sapeva farsi benvolere da tutti».
Ma quello dove Simonini eccelleva di più era nella scultura: un formatore come pochi altri a Pietrasanta, forse il migliore a detta di molti. «Ha collaborato con tutte le più grandi fonderie pietrasantine: era un allievo di Leone Tommasi che se lo portava dietro ovunque. Le più grandi opere realizzate in fonderia e poi spedite in mezzo mondo, vedono protagonista mio padre: ripenso alla scultura dedicata a Peron, quella a Simon Bolivar. Ma citarle tutte è impossibile», aggiunge il figlio Gian Piero.
L’estro e la bravura di Simonini varcarono i confini nazionali tanto che la più importante fonderia tedesca lo scelse come referente italiano di settore: un incarico prestigioso che valorizzò ulteriormente la figura, professionale, di Amabilio. Che anni prima durante il militare era diventato campione nazionale di pugilato nella sua categoria. Un pugno micidiale, quello di Simonini, pericoloso al punto da essere considerato, negli schedari delle forze dell’ordine, come “proibito”. Se mai lo avesse usato, in una rissa o altro, sarebbe finito diritto in galera. «Era diventato boxeur dopo pochi allenamenti, così come col pallone: giusto due corse e poi in campo. Segnava con una facilità disarmante – continua il figlio – e se solo avesse voluto avrebbe fatto carriera anche nel pallone». E invece, una volta venduto lo stabilimento balneare di famiglia, si dedicò alla scultura e a formare opere che ancora oggi tracimano del suo talento nelle piazze di ogni dove.
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