Il Tirreno

Versilia

Murzi: chi contesta la nomina di Neri o è ignorante o lo fa

di Luciano Menconi
Murzi: chi contesta la nomina di Neri o è ignorante o lo fa

Il sindaco replica alle accuse dell’opposizione e contrattacca «Tutto regolare, il capo di gabinetto è una figura fiduciaria»

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FORTE DEI MARMI. La nomina di Stefano Neri a capo di gabinetto accende il primo vero scontro politico con cui deve fare i conti il neo sindaco Bruno Murzi. Che al fuoco di fila delle opposizioni (oltre al gruppo di centrosinistra guidato da Michele Molino e a Gianpaolo Bramanti del centrodestra ieri anche Maria Teresa Baldini di Fuxia People è intervenuta sulla questione sparando a destra e a manca) decide di replicare parando i colpi e contrattaccando.

Allora sindaco, che cosa risponde a chi l’accusa di non avere rispettato le procedure per la nomina del capo di gabinetto?

«L’opposizione costruttiva ha certamente valore, ma perlomeno i consiglieri di opposizione, e alcuni di loro siedono da dieci anni sui banchi del consiglio, si studino il regolamento comunale. Questa, e cioè una ignoranza delle regole reale o artatamente costruita, è la prima considerazione che appare necessaria in relazione alle lamentate presunte mancanze di trasparenza da parte dell’amministrazione su questa vicenda».

Perché Neri ha iniziato a svolgere la mansione di capo di gabinetto prima che il consiglio ne fosse informato?

«Partiamo per ordine: il capo di gabinetto del sindaco è una figura prevista dall’attuale regime amministrativo comunale. Tale figura era stata individuata anche dalla precedente amministrazione. La sua nomina avviene in maniera fiduciaria e non sono necessarie procedure di individuazione del soggetto tramite bandi o concorsi. Il suo inquadramento è quello di dipendente a tempo determinato e riceve stipendio pari alla qualifica riconosciuta sulla base dei titoli di studio e capacità professionali. Il capo di gabinetto individuato è un avvocato con studio legale avviato da oltre dieci anni. Per esercitare il mandato fiduciario ha dovuto porsi in quiescenza rispetto alla professione di avvocato, ottenendo dall’ordine forense la cancellazione dall’albo. Le procedure per la nomina sono state espletate alla luce del sole, tutti gli atti sono stati pubblicati e i pareri di legittimità ottenuti. Il consigliere Rachele Nardini, che ha richiesto copia degli atti il 28 luglio, li ha ricevuti in 6 giorni (tre lavorativi) quando, secondo il regolamento, potevano esserle inviati entro 30 giorni».

Resta il fatto che le opposizioni non hanno ancora ricevuto risposta all’interrogazione in cui chiedevano conferma della nomina del nuovo capo di gabinetto.

«Per quanto riguarda le interpellanze e la supposta mancata risposta del sindaco, bisogna innanzitutto chiarire che nessuna interpellanza o interrogazione è mai stata ricevuta dal gruppo rappresentato in consiglio da Giampaolo Bramanti. I consiglieri di “Obiettivo Forte” hanno presentato interpellanza il 25 luglio e secondo quanto previsto dal regolamento comunale avrebbero dovuto ricevere risposta scritta entro 15 giorni, cioè entro il 9 agosto».

C’è poi la questione costi: i vostri avversari sottolineano il fatto che lei con i suoi collaboratori da un lato si faccia vanto di rinunciare alle indennità di carica ma dall’altro nomini un capo di gabinetto il cui incarico andrà pagato migliaia di euro al mese. Non c’è una contraddizione?

«Il gabinetto riceverà, in quanto dipendente a tempo determinato del Comune, un compenso come previsto dall’attuale contratto di lavoro. I consiglieri Nardini e Molino in maniera completamente distorta pretendono di assimilare le spese per il capo di gabinetto a spese voluttuarie che avrebbero inficiato i risparmi derivanti dalla rinuncia, in toto o in parte, dei compensi degli amministratori. Facciamo chiarezza: il sindaco attuale, al termine del mandato, avrà ricevuto dalle casse comunali zero euro. Molino, nei dieci anni passati in amministrazione ha ricevuto circa 150.000 euro e la consigliera Nardini, nei cinque da assessore, circa 75.000 euro. L’attuale presidente del consiglio Simona Seveso riceve una diaria di 279 euro mensili, il precedente presidente ne riceveva circa 1400 mensili».

Stefano Neri è suo cugino: non c’era in municipio o comunque al Forte nessun altro, non legato a lei da legami di parentela, a cui poter affidare questo incarico?

«A prescindere che in una comunità cosi limitata numericamente quale quella di Forte i rapporti di parentela sono quasi inevitabili (ad esempio il precedente sindaco aveva il cugino presidente del Collegio dei sindaci revisori del Comune) essi non significano necessariamente un atto familistico di favoreggiamento. Certo per i consiglieri di Obiettivo Forte avrebbe fatto meno scalpore che nella nomina si individuasse la retribuzione di prebende elettorali o che il nominato fosse stato un rappresentante politico. Ciò non accade. La parentela rafforza caso mai il carattere prettamente fiduciario del rapporto tra sindaco e capo di gabinetto e non rappresenta di certo, considerata la professionalità del soggetto, la sua precedente completa autonomia finanziaria e la professione attivamente esercitata un “regalo tra familiari”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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