Il dolore
Squarcia la gola al rivale: arrestato
di Donatella Francesconi
In manette è finito Fabio Giannecchini, 35 anni. La vittima operata nella notte è in rianimazione
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CAMAIORE. Sangue, lungo via dello Stadio, nella notte terminata con un italiano in carcere per tentato omicidio ed un altro in ospedale, a lottare tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione, salvo solo grazie al gran lavoro dei medici dell’ospedale Versilia, Pronto soccorso prima e Chirurgia dopo. Una notte che ha visto il dispiegamento dei carabinieri della Compagnia di Viareggio e della stazione di Lucca, insieme a tutti quelli impegnati nel controlli straordinari sul territorio nell’operazione “Periferie sicure” disposta dal ministero. È finito così in manette, in tempi rapidissimi, Fabio Giannecchini, camaiorese di 35 anni, con l’accusa di tentato omicidio. Compiuto impugnando due colli di bottiglia, puntati dritti alla gola dell’altro uomo, origini tunisine ma cittadinanza italiana, 42 anni.
È l’una e venti di notte quando scatta l’allarme: una lite tra due uomini, occupanti di un’auto con altre persone tra le quali una giovane donna, è finita in tragedia. Una persona è a terra, in un lago di sangue. L’aggressore è in fuga, si pensa possa fare qualsiasi cosa. È chi era con lui vuole andare a cercarlo. Una polveriera, insomma. Tutte le pattuglie dell’Arma vengono allertate in emergenza massima. I militari ritrovano Giannecchini nel giro di poco: dopo aver squarciato la gola al suo avversario ha raggiunto, come niente fosse accaduto, un bar ancora aperto nonostante l’ora tarda. In un altro bar, poco prima che la tragedia si consumasse era entrato - secondo le prime ricostruzioni - pretendendo che gli fosse dato un coltello da cucina. E proprio lì potrebbe aver avuto modo di afferrare le bottiglie che, una volta spezzate, si sono trasformate in un’arma letale. In una frazione di tempo durante la quale - nonostante la lite avvenuta all’interno dell’auto - né i titolari del bar che se lo sono ritrovati davanti, ma neppure le persone che erano con lui hanno pensato che Giannecchini potesse agire con una tale violenza. Contro l’uomo con il quale aveva da ridire - secondo i primi elementi raccolti dai carabinieri - per un debito. A causa del quale si racconta che tra l’arrestato e la sua vittima vi fossero state discussioni anche nei giorni precedenti alla notte del sangue e della corsa disperata verso l’ospedale.
Di fronte ai militari che hanno fatto scattare le manette, Giannecchini - disoccupato nonostante il lavoro saltuario nella serra della madre a Capezzano, luogo di origine della famiglia, e condannato in passato per guida sotto influenza alcol e stupefacenti - non avrebbe negato il gesto. Rivendicando fin dai primissimi momenti dell’arresto la propria azione - quei due colpi sferrati alla gola, in un attimo, occhi dell’aggressore in quelli della vittima - nei confronti dello straniero che poi tale non è, essendo diventato cittadino italiano. Un passaggio che comporta aver condotto fino al momento dell’ottenimento dello status di cittadino italiano una vita regolare e di lavoro, senza scivoloni. Tanto che la vittima è incensurata.
L’uomo con la gola squarciata ha rischiato di non farcela. I medici del Pronto soccorso lo hanno rianimato per un’ora, in una lotta disperata contro il sangue che continuava a zampillare. La gestione clinica di una lesione vascolare è impresa difficile ed il paziente deve arrivare sotto i ferri, se ce la fa, in condizione di avvenuta stabilizzazione. Ovvero in condizioni che ci sia almeno una possibilità che l’intervento possa salvargli la vita. Nella notte tra lunedì e martedì il meccanismo dell’emergenza della Asl Versilia ha funzionato al meglio, dai primi momento in cui l’uomo è stato raccolto per strada mentre il sangue continuava a scorrere dalla vena giugulare, fino al passaggio nelle mani dei medici del Pronto soccorso e poi in quelle dei chirurghi. «È stato il salvataggio di una persona quasi morta», commenta chi ha vissuto una notte di emergenza che è sembrata non finire mai.
La vittima è stata poi ricoverata in rianimazione, in prognosi riservata. Giannecchini, invece, è stato trasferito nel carcere di San Giorgio, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È l’una e venti di notte quando scatta l’allarme: una lite tra due uomini, occupanti di un’auto con altre persone tra le quali una giovane donna, è finita in tragedia. Una persona è a terra, in un lago di sangue. L’aggressore è in fuga, si pensa possa fare qualsiasi cosa. È chi era con lui vuole andare a cercarlo. Una polveriera, insomma. Tutte le pattuglie dell’Arma vengono allertate in emergenza massima. I militari ritrovano Giannecchini nel giro di poco: dopo aver squarciato la gola al suo avversario ha raggiunto, come niente fosse accaduto, un bar ancora aperto nonostante l’ora tarda. In un altro bar, poco prima che la tragedia si consumasse era entrato - secondo le prime ricostruzioni - pretendendo che gli fosse dato un coltello da cucina. E proprio lì potrebbe aver avuto modo di afferrare le bottiglie che, una volta spezzate, si sono trasformate in un’arma letale. In una frazione di tempo durante la quale - nonostante la lite avvenuta all’interno dell’auto - né i titolari del bar che se lo sono ritrovati davanti, ma neppure le persone che erano con lui hanno pensato che Giannecchini potesse agire con una tale violenza. Contro l’uomo con il quale aveva da ridire - secondo i primi elementi raccolti dai carabinieri - per un debito. A causa del quale si racconta che tra l’arrestato e la sua vittima vi fossero state discussioni anche nei giorni precedenti alla notte del sangue e della corsa disperata verso l’ospedale.
Di fronte ai militari che hanno fatto scattare le manette, Giannecchini - disoccupato nonostante il lavoro saltuario nella serra della madre a Capezzano, luogo di origine della famiglia, e condannato in passato per guida sotto influenza alcol e stupefacenti - non avrebbe negato il gesto. Rivendicando fin dai primissimi momenti dell’arresto la propria azione - quei due colpi sferrati alla gola, in un attimo, occhi dell’aggressore in quelli della vittima - nei confronti dello straniero che poi tale non è, essendo diventato cittadino italiano. Un passaggio che comporta aver condotto fino al momento dell’ottenimento dello status di cittadino italiano una vita regolare e di lavoro, senza scivoloni. Tanto che la vittima è incensurata.
L’uomo con la gola squarciata ha rischiato di non farcela. I medici del Pronto soccorso lo hanno rianimato per un’ora, in una lotta disperata contro il sangue che continuava a zampillare. La gestione clinica di una lesione vascolare è impresa difficile ed il paziente deve arrivare sotto i ferri, se ce la fa, in condizione di avvenuta stabilizzazione. Ovvero in condizioni che ci sia almeno una possibilità che l’intervento possa salvargli la vita. Nella notte tra lunedì e martedì il meccanismo dell’emergenza della Asl Versilia ha funzionato al meglio, dai primi momento in cui l’uomo è stato raccolto per strada mentre il sangue continuava a scorrere dalla vena giugulare, fino al passaggio nelle mani dei medici del Pronto soccorso e poi in quelle dei chirurghi. «È stato il salvataggio di una persona quasi morta», commenta chi ha vissuto una notte di emergenza che è sembrata non finire mai.
La vittima è stata poi ricoverata in rianimazione, in prognosi riservata. Giannecchini, invece, è stato trasferito nel carcere di San Giorgio, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
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