Il Tirreno

Versilia

Quando al Plaza andavano Puccini e Giorgio Gaber

di ADOLFO LIPPI
Quando al Plaza andavano Puccini e Giorgio Gaber

È stato il rifugio dei profughi russi altolocati perseguitati dallo zar e negli anni ’80 ha accolto Maradona nei ritiri toscani del Napoli

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Raccontare le storie e la vita dei grandi alberghi di Viareggio, città di alberghi fin dalla fine dell’Ottocento, è capire la Viareggio di oggi, che torna ad essere frequentatissima, non passa giorno che non vi cali un vip, con stabilimenti balneari stracolmi e ristoranti che ammucchiano tavoli e strapuntini come si faceva una volta ai tempi delle rotonde sul mare.

Il Plaza, in piazza D’Azeglio, è uno di quei luoghi. Inalbera quattro stelle lusso, si affaccia sulla Passeggiata, è a 14 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, dall’ampia terrazza si gode il panorama intero della riviera. E ci si può incantare ai tramonti rossi che incendiano laggiù il golfo spezzino dei poeti. Un tempio si chiamava “di Russia” perché vi convergevano molti turisti russi scampati dalle rivolte a Mosca e a Pietroburgo. Ora si chiama “Plaza-De Russie” ed è di proprietà di Salvatore Madonna, di una prestigiosa famiglia di Sapri . Il nonno, Salvatore anche lui, fece fortuna con l’elettrificazione delle ferrovie. Così si trasferì a Pisa dove poi il figlio Roberto aumentò il capitale presiedendo una holding che oggi possiede alberghi (son loro anche il Byron di Forte dei Marmi e il Green Park di Calambrone), cliniche (la famosissima “San Rossore”) e un’impresa di costruzioni. La clinica è diretta da Andrea mentre il fratello Salvatore dirige gli alberghi. Ha due figli (Emilia 12 anni e Alessandro 10) ed è un presenzialista di tutte le feste “cremose” della Versilia, dove c’è bella gente, c’è musica, c’è spettacolo e moda e arte. Salvatore è giovane, appena quarant’anni, assai elegante, ama profondamente la sua attività e anche la scultura. Sicché nei suoi hotel non mancano mai mostre importanti (da Ciulla a Mitoraj). Ma è da brividi camminare, ricordando, nella hall del Plaza. Lo faccio con Oscar Oleari, nuovissimo direttore di albergo, viareggino doc. E commentando con Madonna i luoghi ora qui ora là dove trascorsero giornate radiose personaggi davvero mirabolanti. Uno di questi fu Rainer Maria Rilke, poeta praghese, “incarnazione della poesia” come lo definì Marina Cvetaeva (la più grande russa allora vivente). Rilke, malato di polmoni, venne al Plaza da Firenze dov’era scappato alla venefica Loù Salomè (che ebbe quali amanti anche Nietsche e Freud, mica male). E per dimenticarla scelse Viareggio, allora località balneare pregiatissima e primaria. Qui il Plaza era stato costruito da Pietro Leonzi nel 1871. E quando lo abitò Rilke che passeggiava lungamente nella pineta di ponente e nei giardini, era affiancato da un linea tramviaria che portava fino al Forte (allora appena “scoperto”). Rilke scrisse a “il Plaza”un bellissimo racconto noir. Poi, girovago com’era, lasciò la piazza ad altre celebrità.

Fu poi Puccini, il sor Giacomo, a godere dei vantaggi del grand’hotel. Nella hall e nei giardinetti di fronte avvennero zuffe cruente tra lui ed il maestro Arturo Toscanini, che un giorno inciampò malamente dov’è adesso l’edicola davanti al “Margherita”, tra le risate, poco amichevoli, di Puccini. Ma non fu certo Toscanini ad attirare al Plaza il nostro compositore. Fu semmai una gran bellezza, la baronessa tedeschina di Monaco, Josephine von Stengel , ad incantarlo. Lei era, ahimè, venuta alle bagnature con due figli ma senza marito. Puccini la adocchiò dalla loggetta del “Margherita” e la cacciò come faceva di solito con le folaghe. Josephine fu presto sua. La caricava sul motoscafo al moletto e la conduceva tra i falaschi del Massaciuccoli. Poi quando lei se ne partì lui la seguì spesso in Svizzera e questi movimenti vennero all’occhio degli spioni (allora l’ltalia era in guerra contro le potenze nordiche), che sospettavano Puccini (tra l’altro assai notoriamente contrario al conflitto del 15/18) di tradimento. E gli fu perfino tolto il passaporto. La loro storia non finì però al “Plaza”, finì in un albergo in Emilia che Puccini donò all’amante (presto abbandonata dal marito) che divenne così locandiera.

Un altro innamorato del Plaza fu Giorgio Gaber. Gaber abitava Milano ma era complice e sodale di Sandro Luporini, il notissimo artista viareggino, che con Gaber ha scritto i migliori spettacoli. I due passavano le giornate al Casablanca (blasonato ritrovo dei tiratardi) ma a sera si ritrovavano al Plaza dove nella hall vi era un gran pianoforte. E lì componevano. Fu in quest’albergo anche Diego Armando Maradona quando il Napoli veniva a giocare contro il Pisa (a quei tempi in serie A).

Ma perché si chiamò “di Russia”? Perché in estate allora vennero a Viareggio varie ondate di profughi russi altolocati. Primi a venire furono socialdemocratici e bolscevici perseguitati dalla polizia dello Zar. Poi, dopo, sarebbero giunti gli aristocratici perseguitati dalla polizia bolscevica, Tra i comunisti illustri fu ospite di Viareggio l’esule, politico e scrittore (sarebbe poi divenuto commissario del popolo per la cultura con Lenin vittorioso) Anatoli Vasilievic Lunacarskij, che presto fu raggiunto addirittura da Massimo Gorkij che, esule anch’egli, abitava il lido dorato di Capri assieme all’amica attrice Maria Fedoronva Gelabuskaija.

Così nella hall dell’hotel non si sentì per alcune stagioni del primo Novecento che parlare la lingua dì Tolstoij. Il Plaza nel dopoguerra fu di proprietà del dentista celeberrimo Enrico Amoretti (fu il dentista di Puccini e Viani) e di Giulio Maschietto. Da loro lo acquistarono i Madonna nel 1997.

Adesso l’albergo, spesso rimodernato, ha più di cinquanta camere, è stracolmo e prenotato per l’intera stagione da inglesi, americani, tedeschi e anche italiani. Al mattino si consuma la colazione sulla terrazza a mare, a sera si cena e lo chef ultrapremiato Luca Landi, garfagnino che fece pratica alla locanda dell’Angelo di Paracucchi a Sarzana beach (un noto tempio della gastronomia) offre sapide piatti di frittura di mare (autenticata). Salvatore Madonna ci tiene a vantare l’amicizia con Vittorio Sgarbi e fa da mecenate al Premio Letterario Viareggio che qui è ospitato e qui svolge il gran cenone finale. Rammentando, naturalmente, Rainer Maria Rilke, Gork’ij e - perché no - Giorgio Gaber, anche lui un sensibile e raffinato artista contemporaneo.

(1 - continua)

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