Il Tirreno

Versilia

Muore a 52 anni Pietro Macchiarini: perse moglie e figlia nell’alluvione del 1996

Muore a 52 anni Pietro Macchiarini: perse moglie e figlia nell’alluvione del 1996

Ha sempre lottato per mantenerne vivo il ricordo. E' stato stroncato da un male

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PIETRASANTA. Quel giorno, il 19 giugno 1996, Pietro Macchiarini, dal posto di lavoro telefonò alla moglie Elena Bianchini per capire cosa stesse accadendo su a Cardoso. Ma soprattutto per sincerarsi di come stava la piccola Giulia. Quel cielo inchiostrato di nuvole color pece e pioggia lo avevano messo in allarme: temeva il peggio. Fu l’ultima volta che Pietro sentì la voce di sua moglie: non fece in tempo a raggiungere lei e la bambina. Poi fu solo dolore. Disperazione.

Ieri mattina, a soli 52 anni, un brutto male si è portato via Pietro: non aveva mai smesso di pensare a quel 19 giugno, alla furia della natura che nel travolgere case e persone, aveva cancellato il sogno di una vita. Di una famiglia. Il corpo di Elena venne ritrovato dalle parti di Pontestrada: quello di Giulia, di soli 4 anni, sulla spiaggia di Portovenere. La piena del fiume le aveva risucchiate prima ancora che riuscissero a mettersi in salvo; Pietro, nei giorni successivi, vagò a lungo fra i boschi, risalendo i torrenti, scrutando ogni pertugio possibile per dare un senso alla sua speranza: non fu lui a ritrovare i corpi dei suoi cari, ma quando gli fecero sapere che la sua ricerca era oramai inutile, si fermò. Una volta riconosciute, all’obitorio, le sue donne, sussurrò: «Avrei preferito essere morto io». Poi smise di parlare.

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E ripensò, allora, a quella piccola casa che con la moglie Elena avevano deciso di ristrutturare proprio là, a Cardoso: a tutto quello che avevano progettato per il divenire, alle gioie e alle fatiche del quotidiano. Una vita segnata dalla sfortuna e dal dolore, la sua: con gli anni aveva trovato casa al Baccatoio e conforto e amore nei familiari – la sorella Roberta e il fratello Roberto, il cognato Claudio, i nipoti Andrea, Mario e Daniele – così come era stata grande la vicinanza da parte degli amici, nell’ambiente di lavoro, con impieghi prima in un’autocarrozzeria a Pietrasanta, poi in una segheria a Pontestazzemese. Alla fine Pietro, pur non smettendo di voltarsi indietro, aveva ricominciato a vivere, a costruirsi un domani frequentando una donna che gli voleva bene, Miriam e affezionandosi al figlio di lei.

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Barlumi di spensieratezza una normalità evocata, anestetizzata, però, ancora una volta, da una disgrazia: la morte improvvisa, per infarto, del figlio di Miriam. «Si fecero forza insieme, Pietro e Miriam: dopo qualche anno di convivenza decisero di sposarsi – ricordano i parenti – la compagna del figlio di Miriam poco tempo fa ha dato alla, luce la piccola Francesca. Una grande gioia per Pietro. Poi, però ancora una volta, tutto è precipitato. Pietro era una persona speciale, nonostante tutto il dolore provato e il destino che mai gli ha concesso tregua, sapeva ancora sorridere, dire una parola buona, aiutare chi aveva bisogno. Un uomo perbene, con una grande passione per la caccia e per la pesca. Con il tempo si era dedicato anche al ballo. Cercava di guardare oltre, di non fuggire dalla vita. Sapeva farsi volere bene, con quel suo fare bonario, amichevole. Sincero. Quando ha cominciato a sentirsi male, ha provato ancora una volta a lottare: non si è mai arreso. Lo abbiamo portato al San Camillo di Forte dei Marmi solamente qualche giorno fa: oramai era tutto inutile». «Ammiravo il suo coraggio e l’indispensabilità di iniziare una nuova vita», lo ricorda il sindaco, Massimo Mallegni. E lo ricorda anche il comune di Stazzema. I funerali sono fissati per oggi alle 15.30 nella Pieve di Valdicastello.

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