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Versiliana, Di Maio studia da premier e pensa alle prime due mosse
Marina di Pietrasanta: il vicepresidente della Camera vuole reddito di cittadinanza e riforma dei Centri impiego. Il 24 settembre M5S ufficializzerà il candidato a Palazzo Chigi e la lista dei ministri
MARINA DI PIETRASANTA. La bella signora lo guarda negli occhi e, stringendogli la mano, confessa: «Potresti essere mio figlio. Ma sono certa che sarai il prossimo premier». E lui, Luigi Di Maio , non si tira indietro. «Lo prendo come un augurio».
È già partita la corsa verso Palazzo Chigi del vicepresidente della Camera ed esponente di spicco del Movimento 5 Stelle. In Versiliana, nell’incontro al Caffè che arriva in mezzo ai due rivali Matteo Renzi e Matteo Salvini , Giggino O’webmaster non fa nulla per nascondersi. E ironizza anche su quel soprannome che ha coniato per lui il governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca , suo grande rivale. Anche se Di Maio si guarda bene dal dire che il candidato Cinquestelle alla presidenza del Consiglio, che uscirà il 24 settembre assieme ai candidati ministri, sarà lui. Di sicuro, se quello di Marina di Pietrasanta era un test, è andato bene. In platea il pubblico, sempre numeroso, che si è visto anche con Renzi: ma il clima è tutt’altro. Applausi e incitamenti: «Vai Gigi». Di Maio si presenta in Versiliana alle 18,29: un minuto di anticipo. Il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni (Forza Italia) fa gli onori di casa. Al fianco di Di Maio, che ordina un’acqua tonica, due figure chiave dei Cinquestelle in Toscana: il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e la senatrice Sara Paglini , di Carrara, città appena conquistata dal Movimento di Beppe Grillo alle elezioni amministrative. Una vicinanza che non è solo simbolica. Di Maio elogia il lavoro di Nogarin con l’azienda dei rifiuti livornese, «un modello anche per la vicenda Atac a Roma, con l’uso del concordato preventivo in continuità. Che ha fatto giurisprudenza». Carrara è a due passi anche geograficamente e molti sostenitori o simpatizzanti del Movimento sono in Versiliana. Il tifo che ne consegue è caldo.
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Ma cosa farebbe il Di Maio presidente del Consiglio? La linea è già stata tracciata: si parte dal reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinquestelle «che costerebbe 14 miliardi di euro il primo anno, andando poi a scendere successivamente. Con altri tre miliardi si mettono a posto i Centri per l’impiego. Tenete presente che solo per il Jobs act se ne sono spesi 20 di miliardi, con una riduzione dei disoccupati legata solo al fatto che sono aumentati gli inattivi». Cioè quelli che il lavoro non lo cercano più e che non vengono conteggiati tra i disoccupati veri e propri. «Poi – prosegue – investirei in innovazione e ricerca».
Di Maio, nel confronto al Caffè, batte forte sul tema del taglio dei vitalizi – che rivendica come vittoria grillina, anche se la proposta di legge porta il nome del Pd Matteo Richetti – ma non spinge mai l’acceleratore. E conferma di essere il volto moderato del Movimento. Dice che non risponderà colpo su colpo a Renzi , che aveva parlato il giorno precedente, e anche su Salvini glissa. Segno che sente di essere in vantaggio rispetto a Pd e Lega Nord. Sull’Europa si pone in una posizione molto vicina a Emmanuel Macron , presidente della Francia, e lontana da Marine Le Pen . Non lo ammetterà mai, ma da quelle parti c’è anche lo stesso Renzi . «Non apparteniamo allo schieramento della Le Pen – afferma il numero 2 della Camera – Secondo noi l’Italia non può uscire dall’Unione Europea. E non ho mai detto che Angela Merkel e Macron sbagliano. Anzi, su alcune cose dobbiamo imitare il presidente francese. Se lui si riprende Stx, noi ci riprendiamo Telecom. E nazionalizziamo una rete che è strategica per il nostro Paese. Se non ci danno retta, tratteniamo parte dei quasi 20 miliardi di euro che versiamo ogni anno all’Unione Europea». Anche il referendum sull’euro «non è detto che si faccia, è una extrema ratio . Decideranno gli italiani».
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E sul tema dei migranti l’intesa, vera o presunta, con Macron sembra proseguire: «Accogliamo chi scappa dalla guerra, con centri di identificazione (hotspot ) situati nei loro Paesi. Ma i “migranti economici” non si possono accogliere tutti. Servono accordi per i rimpatri con i Paesi di provenienza. In Italia abbiamo anche dei milioni di poveri di cui occuparci». Addirittura sui vaccini, altro tema tosto, Di Maio spegne gli eccessi di alcuni militanti. «Noi siamo per i vaccini, io stesso sono vaccinato e vaccinerei i miei figli – afferma l’esponente Cinquestelle – Ma si è portato sul terreno dello scontro politico una cosa che non doveva starci. Si è sbagliato sistema e in questo modo non si aumenta la copertura anti-malattie». Non è un caso che, su queste parole, l’applauso sia assai più ridotto, se non assente. Ma è solo un momento. Il popolo M5S ci crede, nell’obiettivo massimo e nel possibile condottiero. E Di Maio, invitando a superare centrodestra e centrosinistra (con una sorprendente stilettata a Silvio Berlusconi e al conflitto di interessi mai risolto), sintetizza così: «Vogliamo solo un’occasione: datecela».
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