Il dolore
Renzi alla Versiliana: «Non mi fermeranno con le intercettazioni»
Marina di Pietrasanta: in difesa davanti al pubblico "tiepido" prova a recuperare consensi
MARINA DI PIETRASANTA. «Il referendum sull’euro? Io i referendum non li faccio più fino al 2084». L’unica battuta di Matteo Renzi che strappa la risata del pubblico della Versiliana è quella più sincera. Perché mostra il Renzi di oggi, l’ex Re ormai nudo: più amaro che ironico, più difensore che attaccante. Più politico che comunicatore. E il pubblico di Marina di Pietrasanta, anche numeroso - ma inferiore rispetto a quello dell’anno scorso, quando Renzi era presidente del Consiglio - fiuta la mano non più ferma del leader del Partito democratico. Applausi pochi e tenui, qualche reclamo e un grido: «Onestà». Persino in Versiliana, tra i pini, fa un caldo torrido.
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Ma l’atmosfera è gelida. Renzi arriva di rincorsa, con quasi mezz’ora di ritardo, dall’angolo opposto rispetto a dove lo aspettavano i giornalisti. Il primo abbraccio è con Andrea Marcucci , senatore Pd e renziano doc che regge la provincia di Lucca. Poi qualche stretta di mano e una foto con una bimba che rischia di essere seppellita da cameraman e fotografi. Matteo si dirige verso il palco e l’applauso che lo accoglie promette quello che sarà: un pomeriggio di scarso entusiasmo, di chi non si fida più tanto. A rompere il ghiaccio prova Massimo Mallegni , sindaco di FI a Pietrasanta: ma Renzi gli chiede di cantare “Bandiera rossa” e Mallegni si nega. Non è un caso che l’incontro al Caffè della Versiliana, con il direttore della Stampa Maurizio Molinari nei panni dell’intervistatore, duri più del previsto. Quasi un’ora e venti, come se la distanza da colmare con i cuori della gente fosse tanta e il tempo fosse poco. Renzi si dice convinto che il Pd è l’unica frontiera contro il populismo, che in Europa i populismi sono guardati in cagnesco e «la destra vota la sinistra, e il contrario, per non far vincere l’estrema destra».
È sicuro che le elezioni non si perdono sui migranti: a riprova cita le ultime amministrative, in particolare in Toscana, «dove a decidere sono state le questioni locali». Rivendica lo slogan «Aiutiamoli a casa loro», che ha fatto sobbalzare il suo popolo e sogghignare gli altri. «Ma con il mio Governo l’Eni ha aumentato gli investimenti in Africa, mica come Matteo Salvini che là ha portato i diamanti presi col denaro pubblico». Beppe Grillo e Salvini, agli occhi dell’uomo che pareva aver sconfitto definitivamente Silvio Berlusconi , sono gli spauracchi: «Se penso che potrebbero governare insieme ho paura per i miei figli».
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La comunicazione renziana, tendente al messaggio positivo, alle critiche contro i gufi, sembra diventata scura. «La pagina più bella non l’abbiamo ancora scritta» è l’unico momento in cui Renzi torna quello del pre-referendum. Molinari gli chiede delle intercettazioni tra lui e suo padre pubblicate sui quotidiani e lui replica: «La vera storia non è quello che ci siamo detti con mio padre, ma che la Procura sospetta di manomissioni di prove riguardanti l’allora premier. Chi dovrà risponderne ne risponderà, hanno lasciato più tracce di Pollicino. E comunque non mi fermeranno con le intercettazioni».
Per il resto il segretario Pd rivendica i risultati del Governo dei mille giorni: ma l’applauso più forte, quello che scalda gli animi, arriva sulle vaccinazioni rese obbligatorie dal Governo di Paolo Gentiloni . Su cui l’atteggiamento resta ambiguo: tra Gentiloni e Emmanuel Macron , sul caso della nazionalizzazione francese di Stx che ha beffato l’Italia, Renzi non prende posizione. Rinnova la sua stima per il presidente francese e il sostegno a Gentiloni. E in platea si mugugna. Poi la lunga autodifesa. «Non mi riesce di spiegare nei talk show la nostra posizione sui migranti perch é Salvini mi interrompe subito», dice. Ammette di aver subito un frontale, a dicembre, quando il “No” ha stravinto: «Ho perso la poltrona».
E qualcuno dal pubblico fa notare malignamente che sembra dispiacersene un po’ troppo. Ammette di avere un caratteraccio, «ma chi mi critica a sinistra poi non fa proposte. E fuori non c’è la rivoluzione socialista: o c'è Grillo o un centrodestra che Berlusconi deve decidere se sarà una destra europea o populista tipo Lega: il Pdè l’unico partito di centrosinistra in Europa che può davvero vincere». Stoccata al presidente della Regione Enrico Rossi - autore del libro “Rivoluzione socialista” - e alla sinistra che «è troppo impegnata a discutere dei posti in Parlamento, anziché dei posti di lavoro. A chi vuole andarsene dal Pd diciamo auguri: noi dobbiamo discutere di cose concrete». Poi chiede alla platea di alzare le mani: «Quanti hanno avuto gli 80 euro? Quanti la pensione anticipata Ape? Quanti la quattordicesima per i pensionati?». In pochi rispondono. Come se il dialogo con il Paese si fosse interrotto.
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