Il Tirreno

Versilia

E fu mito balneare

di PAOLO FORNACIARI
E fu mito balneare

190 anni fa nacquero i primi stabilimenti di Viareggio

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A Viareggio, la novità dell’estate 2017 è l’imponente ruota panoramica, alta cinquanta metri, inaugurata pochi giorni fa in piazza Enrico Pea, in prossimità del canale Burlamacca, all’inizio della Passeggiata. La ruota è quasi una moderna e tecnologica Torre di Babele dalla quale si gode un panorama unico e mozzafiato, un ideale “trampolino” dal quale allargare lo sguardo per “tuffarsi” nella visione delle architetture naturali dei picchi delle Alpi Apuane, scultorei e monumentali come le opere che nei secoli artisti, come Michelangelo, hanno realizzato utilizzando i candidi marmi che vi si estraggono; negli specchi acquei delle darsene del porto dove sono ormeggiati bellissime imbarcazioni che testimoniano il patrimonio di competenze e di tecnologia dei cantieri navali viareggini, acquisito negli anni facendo propria l’originale attività lavorativa dei maestri d’ascia e calafati; nelle verdi distese delle pinete, oasi naturalistiche odorose di pino e di salmastro, immensi spazi verdi seminati in più tempi per innalzare una barriera al vento di libeccio, reminescenze storiche del complesso progetto pensato da Bernardino Zendrini nel Settecento, per bonificare il territorio paludoso e malarico; oppure nell’azzurro sconfinato del mare e nella distesa assolata della costa, un striscia di sabbia vellutata dove, nei mesi estivi, all’ombra di variopinti ombrelloni, innaturali fiori di stagione senza vita e senza profumo, una moltitudine cosmopolita di bagnanti recita, da protagonista, sul magico palcoscenico della spiaggia di Viareggio la commedia dell’estate, da quasi duecento anni sempre uguale e sempre diversa.

Infatti, Leopoldo Fregoli, nel 1929, scrisse: «Mi piace Viareggio perché si trasforma continuamente e la trasformazione di Viareggio si compie gradualmente, senza posa, quasi inavvertita dalla popolazione permanente e tuttavia gli ospiti non assidui stentano, dopo un breve periodo a riconoscerla». Così, la ruota panoramica è, quest’anno, l’originale simbolo della “trasformazione” di Viareggio, che si inserisce nelle iniziative che contribuiscono alla valorizzazione del primato di stazione balneare alla moda per bellezza del paesaggio e per mondanità. La sovranità delle spiagge viareggine. Un primato che fu già sancito da un giornalista parigino che in una corrispondenza pubblicata nel numero unico “Regina Hotel”, stampato a Viareggio nel settembre 1913, così decretò “la sovranità delle spiagge viareggine”: «Viareggio con la sua conca meravigliosa che pare tutto un sorriso, coronata dalla chiostra superba delle Apuane, esercita un fascino speciale al quale non hanno saputo resistere i poeti e gli artisti più illustri che hanno sognato di vivere qui i loro giorni più lieti e al quale non sanno resistere i vari buongustai del mare. Viareggio ha per sé un grande e luminoso avvenire: questa spiaggia incantata che si trova su tutte le linee internazionali, godrà fra pochi anni una fama mondiale che attirerà nel suo seno una folla cosmopolita».

Uomini e donne in costume. Ma quali sono i primordi di questo luminoso avvenire, quando questa spiaggia incantata ha mosso i primi passi nella storia del turismo balneare nazionale ed internazionale? George Christoph Martini, il Pittor Sassone, nel suo “Viaggio in Toscana (1725 –1745)”, racconta che già in quel tempo, durante i mesi invernali, molti cavalieri lucchesi si «portavano a Viareggio per godere l’aria fresca di mare», ma per parlare di turismo balneare bisognerà attendere i primi anni dell’Ottocento quando le nuove teorie mediche, mettendo in luce i benefici effetti terapeutici dell’aria salmastrosa e della pratica delle bagnature, fornirono il supporto scientifico che portò alla riscoperta e valorizzazione dei luoghi di mare. Così, dai documenti d’archivio si apprende che, nel febbraio del 1812, il Maire di Viareggio (l’allora sindaco) scriveva al ministro dell’Interno dello Stato di Lucca per protestare contro una disposizione che proibiva la frequentazione della spiaggia perché il divieto «risulta odioso per i villeggianti e per la stagione balneare». Poi, nel luglio 1814, sempre il Maire riferiva che «i villeggianti hanno fatto le solite bagnature». Il regolamento della polizia municipale del 1820 informa che durante i bagni di mare gli uomini dovevano essere separati dalle donne. Poi nel 1822 furono emanate precise norme che regolamentavano, in ossequio alla morale del tempo, l’attività balneare e parte della spiaggia fu destinata per i bagni delle donne e quella adiacente al canale per gli uomini. Dai documenti d’archivio non è possibile rilevare, fino ad allora, l’esistenza di attrezzature adibite alle bagnature se non poche capanne di paglia e di falasco che servivano per spogliarsi lontano da occhi indiscreti e per offrire riparo dai raggi del sole.

Luglio 1827, nasce la Viareggio balneare. Poi, sorsero i primi stabilimenti balneari sull’esempio di quelli costruiti nel 1822 a Dieppe, in Francia e Viareggio fu sicuramente una delle prime città d’Italia, se non la prima in assoluto, che s’impegnò a favorire il turismo balneare estivo. Così, 190 anni fa, Viareggio realizzò due stabilimenti balneari: il Nereo per gli uomini e il Dori per le donne. Infatti, il 31 maggio 1827, il Gonfaloniere di Viareggio, Alfonso Cittadella, chiese al ministero dell’Interno del Ducato di Lucca il permesso per la costruzione di un vero e proprio stabilimento balneare affinché i bagnanti «possano ivi ritrovarvi dei comodi sufficienti onde, al coperto da sguardi altrui, liberamente si spoglino e si rivestano, con tutti quei riguardi che si devono alla decenza». Il Ministro si dichiarò favorevole perché, come scrisse nella risposta del 5 giugno, il progetto «potrebbe essere di profitto a codesta Città e al Ducato». Poi il 28 giugno il Duca Carlo Lodovico autorizzò a «far realizzare lo stabilimento de’ Bagni secondo il disegno esibito, a spese della Comunità», ordinando al Cassiere del Ducato di anticipare la somma di duecento scudi, da restituire da parte della Cassa comunale di Viareggio, concedendo anche il permesso di tagliare cento piante della pineta per ricavare il legname necessario alla costruzione. Alcuni giorni dopo il Gonfaloniere Alfonso Cittadella pubblicò la notifica che stabiliva che «il più sollecitamente possibile saranno posti in attività sulla spiaggia di Ponente due separati bagni di mare, uno destinato per le donne e l’altro per gli uomini».

Con lo stesso atto il Cittadella nominò una deputazione, composta da Giuseppe Moscheni, Francesco Pacini e Bonifazio Del Beccaro, incaricata di sovrintendere alla gestione dello stabilimento balneare e all’osservanza di un regolamento che fissava i criteri d’esercizio delle bagnature. Era previsto che i bagni aprissero alle 8 di mattina e chiudessero alle 13 per riaprire poi alle “3 pomeridiane e fino ad un quarto d’ora prima dell’Ave Maria”. Per ogni bagnatura era stabilita una tassa di “soldi dieci” con la possibilità di abbonamenti, con la riduzione di un terzo dell’importo. Il regolamento vietava «a tutti gli individui dell’uno e dell’altro sesso di sortire in mare fuori del recinto del bagno» e prevedeva la chiusura di ogni attività in caso di «tempo contrario», segnalata innalzando una «banderola di color rosso».

I primi bagni: il Nereo e il Dori. Prima fu realizzato il bagno “Nereo”, per gli uomini, poi nel corso del mese di luglio il “Dori”, per le donne. Dal “Registro di contabilità dei Bagni” si rileva che lo stabilimento fu decorato dal pittore Giacomo Benedetti per lire 20. Erano modeste costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia per mezzo di un lungo pontile. Il dottor Giuseppe Giannelli, ispettore sanitario del Ducato di Lucca e professore di materia medica al liceo universitario di Lucca, nel suo “Manuale per i bagni di mare”, edito nel 1833, così li descrive: «Per lo mezzo delle due scalette laterali si discende ai due bagnetti particolari situati sotto i camerini, chiusi intorno con tele e stoje. Tutto poi il fabbricato è cinto da tele e coperto da larga tenda per impedire che i raggi cocenti del sole giungano fino a quei che si bagnano».

Il mito cresce. Alla fine di quella prima stagione estiva furono 1029 i frequentatori dei due bagni comunali, numero che andò sempre aumentando negli anni successivi. I due bagni inizialmente furono gestiti direttamente dal Comune, poi furono dati in appalto. Il turismo estivo fu presto uno dei poli trainanti dell’economia cittadina, determinando anche consistenti cambiamenti nel tessuto urbanistico. Di li a poco anche l’attrezzatura di spiaggia fu migliorata esteticamente, le capanne di paglia, il Nereo ed il Dori furono sostituiti dai grandi stabilimenti su palafitte che subito caratterizzarono Viareggio come uno dei principali centri balneari alla moda.



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