Il Tirreno

Versilia

L’odissea del cittadino per prenotare una Tac

di Donatella Francesconi
L’odissea del cittadino per prenotare una Tac

Il presidente di Auser racconta la propria esperienza dentro la sanità di Area vasta: «Mille telefonate e nessuno mi ha mai chiesto neppure se fosse un caso urgente»

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VIAREGGIO. Odissea in cerca di Tac. È la testimonianza di Marzio Francesconi, presidente di Auser Filo d'Argento di Viareggio, da tempo impegnato nel volontariato di tipo sociale. Una delle voci che sempre più si levano per squarciare il silenzio sui disservizi della sanità pubblica. «Devo fare una Tac: vado al Cup e la prima risposta è che le Tac si possono prenotare solo presso radiologia al Versilia», scrive Francesconi. Che continua: «Percepisco difficoltà e chiamo radiologia (il 5 luglio): non c’è disponibilità. Devo richiamare dopo una decina di giorni. Nemmeno mi viene chiesto se la cosa sia urgente oppure no». Il paziente si arma di pazienza: «Richiamo la Asl il 17. La prima risposta è che devo richiamare tra le 10 e le 12. Chiamo in orario e dopo innumerevoli tentativi mi rispondono dicendomi che devo andare là di persona. Faccio notare che è inutile che mi muova senza sapere se poi sia o non sia possibile prenotare la Tac. La risposta è, ancora una volta, che non ci sono previsioni e che devo richiamare tra una decina di giorni». Neppure in questa occasione, continua Francesconi, «mi viene chiesto se la cosa abbia o meno carattere d'urgenza. Chiedo chiarimenti sul fatto che pare ci sia una norma che, superato un certo numero di giorni, prevede un rimborso da parte della Asl. La risposta (un po' seccata) è che non ne sanno nulla e che comunque posso arrangiarmi a trovare un altro ospedale disponibile visto che facciamo parte di una “area vasta”. Naturalmente non mi viene indicato alcun recapito telefonico o altra informazione utile».

Arrivati a questo punto, Francesconi telefona all’Urp della Regione per segnalare la disfunzione del servizio: «Gentilissimi mi rinviano alla segreteria dell'assessore regionale alla sanità dove mi comunicano un altro numero per le segnalazioni. A quel numero non risponde nessuno: richiamo la segreteria che mi assicura penseranno loro a farmi richiamare per la segnalazione. Sono ancora in attesa…Kafka in confronto è un gioviale ottimista. Io in qualche modo, prima o poi, effettuerò la Tac. Ma cosa succede se il bisogno è di un anziano o di una persona sola con qualche problema a spostarsi? Chi l'assiste? Chi l'accompagna in questo inconcludente percorso? E soprattutto cosa penserà quella persona della sanità e della propria situazione, magari già segnata dalla solitudine?».

La conclusione è ancora più amara dell’odissea vissuta e non ancora terminata lungo i meandri del pianeta sanità: «Scrivo con preoccupazione perché io (la mia associazione come gran parte del diversificato mondo del volontariato socio sanitario) siamo convinti sostenitori che la sanità pubblica ed universalistica sia una delle più importanti conquiste di civiltà della storia recente. In particolare la sanità toscana. E non vogliamo tornare indietro. È stata una grande conquista costruita tra mille difficoltà, mattoncino su mattoncino: ma ora il rischio è che togliendo uno alla volta quegli stessi mattoncini finisca per crollare tutto. Le istituzioni sanitarie prevedono organi di rapporto con la società: le consulte e altri strumenti. Ne fa parte anche l’Auser, ma non ricordo da quando (dopo le discussioni sulle presidenze) questi organismi siano stati convocati, interpellati od ascoltati. E la conferenza dei sindaci che dice, oltre a litigare sulla prognosi della Società della salute?».



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