Il Tirreno

Versilia

Mare pulito, prove di pace tra Arpat e Università

di Cesare Bonifazi
Mare pulito, prove di pace tra Arpat e Università

Vertice ieri in Regione sulla sperimentazione dell’acido peracetico L’agenzia vuole fermare la fase due del progetto sul corso dei fiumi

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VIAREGGIO. Si parla del progetto dell’acido peracetico ma anche di denaro, quei soldi che la Regione sta spendendo per portare avanti la sperimentazione sulle idrovore dei fiumi responsabili con le loro cariche batteriche sono state responsabili dei divieti di balneazioni per tanti anni. Ieri pomeriggio si sono seduti attorno a un tavolo Arpat, Università di Pisa e Regione per discutere su come procedere con la sperimentazione. Il clima ovviamente è stato quello da prove di disgelo perché, mentre da una parte l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente aveva messo uno stop alla seconda fase del progetto, l’Università di Pisa aveva tentato di proseguire nell’immissione dell’acido non più solo nei bacini delle idrovore ma anche direttamente negli alvei dei fiumi.

Secondo Arpat infatti, lo ha detto esplicitamente nella relazione del 12 luglio scorso, i dati sono affetti da troppe incertezze, sia in fase di prelievo che di dosaggi e i risultati dei test sono ancora poco rappresentativi delle possibili variazioni che avvengono in caso di precipitazioni o di aumento dei carichi estivi.

Il problema però è che il rischio di divieto rimane perché le idrovore influiscono solo in parte sulla presenza di batteri di escherichia coli nei corsi d’acqua: come sottolinea proprio Arpat, «le concentrazioni di contaminanti microbiologico in alveo non dipendono solo dalle idrovore ma è piuttosto evidente la presenza di apporti inquinanti sconosciuti», si parla quindi degli scarichi irregolari che Gaia sta monitorando in queste settimane.

La cautela che pone l’agenzia regionale sta nel fatto che ancora non sono disponibili tutti i risultati sullo stato ecologico dei fiumi.

L’università dal canto suo ha evidenziato tuttavia che a dosaggi bassi si sono avuti dei risultati ed è stata anche proposta, e in parte attuata, una modifica del sistema di monitoraggio (come per il prelievo e il dosaggio) per eliminare alcune variabilità ed errori. Secondo l’agenzia regionale il monitoraggio va ancora migliorato e per cercare di capire «la scarsa efficacia del trattamento».

Gli enti ovviamente non arrivano subito a una conclusione ma sarebbe intenzione di Arpat posticipare l’immissione dell’acido direttamente nei fiumi soltanto a settembre, a stagione conclusa. È chiaro che, come sempre è stato detto, il problema principale rimangono le fognature e non una soluzione che serve a tamponare un’emergenza costante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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