La manifestazione
Saranno corretti gli errori sulla lapide dell’eccidio
di Tiziano Baldi Galleni
Il sindaco di Stazzema chiede scusa e promette: «Entro il 12 agosto un incisore si recherà sul posto»
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STAZZEMA. Tutta colpa di un pantografo, una macchina a controllo numerico che ha fatto le bizze. “Bernabò” – in alcuni casi – è stato inciso male, storpiato in “Bemabò”. Il nome di Eugenio Battistini, ucciso nell’abitazione simbolo di Sant’Anna, la Vaccareccia, è invece sparito, e alcune date sono errate. Se fosse stata un’altra targa forse gli errori sarebbero passati inosservati. Ma è la lapide in pietra che custodisce i nomi e i cognomi delle centinaia di vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema. Eretta davanti al Monumento Ossario, nell’unico Parco nazionale della pace, sta lì a ricordare. A ricordare la ragione per cui certi valori sono universali e imprescindibili.
Ogni dimenticanza riapre la ferita. Sant’Anna, nel dopoguerra, ha anche subito una lunga fase di silenzio. Per far luce sulla tragica vicenda sono dovuti passare decenni. La sola sensazione di cadere di nuovo nell’oblio spaventa. «Quella gente è stata trattata come legna da ardere. È vero che sono passati tanti anni ma basta poco per risvegliare la sensibilità dei familiari delle vittime» spiega un membro dell’associazione Martiri di Sant’Anna.
A rendere noti i refusi è stato Eugenio Battistini, che ha scritto una lettera al sindaco Maurizio Verona. Eugenio porta lo stesso nome del nonno, padrone della casa della Vaccareccia. Suo padre, Ezio Battistini, invece è l’unico superstite della famiglia di 8 fratelli e la moglie, il nucleo più grande che fu sterminato il 12 agosto. La storia della famiglia Battistini la conosce bene Enio Mancini, altro superstite della strage di Sant’Anna. Nel suo libro – “Sant’Anna di Stazzema – 12. 08. 1944. Lo hanno fatto anche a te” – riporta l’elenco di tutte le vittime. È lo stesso elenco ripreso per incidere la nuova lapide, che ha sostituito – realizzata grazie alle donazioni – quella precedente, andata in frantumi a causa del fortunale di vento del 5 marzo 2015. «Sono salito al Monumento insieme ad Eugenio – racconta Enio Mancini – ed effettivamente abbiamo controllato insieme e manca il nome del nonno. Mentre quello della mamma è stato riportato ma altrove. Con la nuova lapide è stato deciso di elencare tutte le persone in ordine alfabetico invece che per famiglie. Infine abbiamo notato anche un altro errore sul cognome Bernabò».
L’amarezza di Eugenio, spiega Mancini, è anche dovuta ai continui rimandi da parte dell’ufficio Cultura e Parco nazionale della pace. «Più volte ha contattato il responsabile dell’ufficio – prosegue Mancini – lui adesso si sente in qualche modo portato in giro».
Impossibile sarà rifare un’altra lapide. Il blocco in pietra di Cardoso è stato donato da una ditta di Stazzema, e la lastra ricavata di circa 4, 3 tonnellate è stata trasportata a Sant’Anna in elicottero. Il sindaco Verona ha preso però l’impegno che entro il 12 agosto un incisore si recherà sul luogo. «L’amministrazione chiede scusa per quello che è successo ma si tratta di un errore causato dal pantografo della ditta esecutrice, non di una dimenticanza – spiega Verona – ho risposto ad Eugenio Battistini il giorno dopo che mi è arrivata la sua email scusandomi. Certo è un errore grave per cui abbiamo già chiesto di intervenire. C’è stato qualche rinvio ma ci siamo presi l’impegno. Tra l’altro sulla nuova lapide voglio ricordare che abbiamo inserito anche i nomi delle persone rastrellate a Sant’Anna e uccise altrove e dei civili che hanno perso la vita a Mulina di Stazzema».
Ogni dimenticanza riapre la ferita. Sant’Anna, nel dopoguerra, ha anche subito una lunga fase di silenzio. Per far luce sulla tragica vicenda sono dovuti passare decenni. La sola sensazione di cadere di nuovo nell’oblio spaventa. «Quella gente è stata trattata come legna da ardere. È vero che sono passati tanti anni ma basta poco per risvegliare la sensibilità dei familiari delle vittime» spiega un membro dell’associazione Martiri di Sant’Anna.
A rendere noti i refusi è stato Eugenio Battistini, che ha scritto una lettera al sindaco Maurizio Verona. Eugenio porta lo stesso nome del nonno, padrone della casa della Vaccareccia. Suo padre, Ezio Battistini, invece è l’unico superstite della famiglia di 8 fratelli e la moglie, il nucleo più grande che fu sterminato il 12 agosto. La storia della famiglia Battistini la conosce bene Enio Mancini, altro superstite della strage di Sant’Anna. Nel suo libro – “Sant’Anna di Stazzema – 12. 08. 1944. Lo hanno fatto anche a te” – riporta l’elenco di tutte le vittime. È lo stesso elenco ripreso per incidere la nuova lapide, che ha sostituito – realizzata grazie alle donazioni – quella precedente, andata in frantumi a causa del fortunale di vento del 5 marzo 2015. «Sono salito al Monumento insieme ad Eugenio – racconta Enio Mancini – ed effettivamente abbiamo controllato insieme e manca il nome del nonno. Mentre quello della mamma è stato riportato ma altrove. Con la nuova lapide è stato deciso di elencare tutte le persone in ordine alfabetico invece che per famiglie. Infine abbiamo notato anche un altro errore sul cognome Bernabò».
L’amarezza di Eugenio, spiega Mancini, è anche dovuta ai continui rimandi da parte dell’ufficio Cultura e Parco nazionale della pace. «Più volte ha contattato il responsabile dell’ufficio – prosegue Mancini – lui adesso si sente in qualche modo portato in giro».
Impossibile sarà rifare un’altra lapide. Il blocco in pietra di Cardoso è stato donato da una ditta di Stazzema, e la lastra ricavata di circa 4, 3 tonnellate è stata trasportata a Sant’Anna in elicottero. Il sindaco Verona ha preso però l’impegno che entro il 12 agosto un incisore si recherà sul luogo. «L’amministrazione chiede scusa per quello che è successo ma si tratta di un errore causato dal pantografo della ditta esecutrice, non di una dimenticanza – spiega Verona – ho risposto ad Eugenio Battistini il giorno dopo che mi è arrivata la sua email scusandomi. Certo è un errore grave per cui abbiamo già chiesto di intervenire. C’è stato qualche rinvio ma ci siamo presi l’impegno. Tra l’altro sulla nuova lapide voglio ricordare che abbiamo inserito anche i nomi delle persone rastrellate a Sant’Anna e uccise altrove e dei civili che hanno perso la vita a Mulina di Stazzema».
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