Il Tirreno

Versilia

C'è un indagato per la morte della piccola Linda

di Melania Carnevali
C'è un indagato per la morte della piccola Linda

È il 35enne pistoiese che ha tamponato l’auto della mamma lungo la bretella Lucca-Viareggio, dove viaggiava anche la bimba di 8 anni morta nell'incidente stradale

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VIAREGGIO. Chissà se riuscirà di nuovo a dormire senza incubi il 35enne pistoiese coinvolto nell’incidente stradale lungo la Bretella in cui ha perso la vita Linda Pastacaldi, una bimba di 8 anni. Il giovane è adesso indagato per omicidio colposo, ma non è detto che sia sua la responsabilità di quanto accaduto nel pomeriggio di sabato 15 luglio, in quella catena di incidenti in cui a pagare è stata una sola, il piccolo angelo.

Tutto è infatti partito da un primo incidente. L’auto si ferma in mezzo alla strada – manca la corsia di emergenza – e il proprietario mette il triangolo sulla strada. La Mini Cooper rallenta davanti alla macchina ferma e, nell’immettersi sulla corsia di sorpasso, viene colpita dal furgoncino del 35enne. Al vaglio degli inquirenti, quindi, c’è anche la possibilità che il triangolo non fosse posizionato bene (oltreché la velocità dei mezzi coinvolti). «Noi avevamo segnalato nei monitor a messaggio variabile l’incidente – mettono le mani avanti da Salt – lo facciamo sempre».

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Rimane il fatto che, su quel tratto di strada, non c’è una corsia di emergenza. Il raccordo autostradale che collega Viareggio a Lucca è stato infatti realizzato negli anni Settanta, prima dell’entrata in vigore della normativa (prima negli anni Ottanta, poi aggiornata nel 2001) che ha reso obbligatorie, sulle autostrade, le corsie di emergenza. Secondo Salt – che fino al 2019 gestirà quel tratto di autostrada – realizzare una corsia di emergenza sulla Bretella è «impossibile». Proprio così: impossibile. «Ci sono viadotti, gallerie, curve – dicono dall’azienda –. Sarebbe impossibile allargarla. Però, dove lo spazio lo permetteva, abbiamo realizzato piazzole di emergenza, abbiamo messo una pavimentazione di ultima generazione, quella drenante, e barriere anche quelle nuove di ultima generazione». Insomma, non si può fare altro per renderla più sicura, secondo Salt.

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Secondo il professor Massimo Losa, presidente del corso di laurea triennale in ingegneria civile, ambientale e edile, e esperto di infrastrutture, invece, «nulla oggi è impossibile». Certo, non è facile, ma nemmeno impossibile realizzare la corsia di emergenza. O almeno in alcuni tratti. «Ci sono chiaramente degli studi da fare sulla fattibilità, che io non ho fatto – commenta il docente universitario –, ma il problema dell’ampliamento, in genere, non è la fattibilità, ma il costo». E chi deve decidere se portare avanti il progetto o meno? Nemmeno a dirlo: il gestore. «Se sulle autostrade incominciano a esserci problemi di sicurezza, spetta al gestore pensare a una riqualificazione della strada o a un ampliamento per le nuove esigenze».

Tratti come la Bretella non sono così rari in Italia. Basti pensare alla Genova– Sestri Levante, che è un susseguirsi di gallerie e viadotti a due corsie. «Sono tantissimi, ma la normativa introdotta dopo la loro realizzazione non impone che vengano ampliate», dice Losa. Anche se, dice, non è un tema banale. «Le corsie di emergenza sono fondamentali – spiega – soprattutto per far arrivare i soccorsi». In ogni caso ci sono altri interventi semplici (e non costosi) che si potrebbero adottare: i tutor ad esempio. «Se tutti gli automobilisti rispettassero i limiti di velocità, le strade sarebbero più sicure». E questo è l’abc.
 

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