Il Tirreno

Versilia

Il punto di vista: sergio marrai e umberto donati 

Bagni come discoteche «E il mito del Forte crolla»

Bagni come discoteche «E il mito del Forte crolla»

FORTE DEI MARMI. Dove vanno bagni e balneari del Forte? A chiederselo, alla luce delle notizie che si susseguono, è Sergio Marrai, leader storico dei balneari cittadini. E per spiegare la sua idea...

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FORTE DEI MARMI. Dove vanno bagni e balneari del Forte? A chiederselo, alla luce delle notizie che si susseguono, è Sergio Marrai, leader storico dei balneari cittadini. E per spiegare la sua idea fa ricorso a un’immagine iconica che ne suscita tante altre, alludendo a un tempo in cui il Forte e certi suoi “monumenti” segnavano un momento di grandeur dell’intero paese. «Uno per tutti – spiega – il vecchio e scomparso Grand Hotel che fu voluto da Achille Franceschi, frequentato da re e regine e descritto perfino da Thomas Mann. Infatti, quando i fortemarmini ricordano, il vecchio Grand Hotel di Franceschi oppure ne rivedono per magia le immagini in qualche foto o su una rivista provano inevitabilmente un po’di nostalgia. E tanti, se potessero riavvolgere il film della nostra storia, di sicuro, oggi, non ne permetterebbero il suo abbattimento».

Cita l’hotel, dice, «perché leggo sulla stampa che anche gli stabilimenti balneari che erano l’ultimo baluardo della nostra tradizione, stanno cambiando pelle. Adesso fanno arte, feste, eventi, matrimoni e chissà quante altre attività alle quali, per antica tradizione, non erano affatto deputati. E perfino la ristorazione che è ormai un servizio complementare necessario, – continua Marrai – anche sui nostri bagni ha ormai raggiunto livelli di specializzazione che determinano in molti clienti una scelta preferenziale rispetto ai servizi balneari veri e propri dello stabilimento. Non so proprio dove ci porterà questa strada, ma è sicuro che determinerà un cambiamento sostanziale nella gestione degli stabilimenti balneari». Addio gestioni familiari, dice, «dove quando passava il vecchio cliente, quasi ormai un amico e un familiare, finiva inevitabilmente alle soglie della cucina, dove c’era sempre una signora Maria pronta a fargli assaggiare un piattino di spaghetti con le arselle. Ricordi, è vero, ma così è nata la fortuna di questo paese e fino a quando sarà possibile non mi stancherò di rammentarlo, soprattutto ai miei colleghi che oggi invocano anche un cambio delle regole che disciplinano l’uso della spiaggia».

«Si sente dire che i tempi sono cambiati ma l’ombra che fa l’ombrellone o la tenda è sempre la stessa e allora che senso ha mancare di rispetto a tutto, perfino anche alle tradizionali attrezzature, per piantare in spiaggia a far ombra delle “cose” strane?». A Sergio Marrai si unisce anche da tempo la protesta di Umberto Donati, manager notissimo e presidente dell’associazione Italia-Giappone. Donati stigmatizza, ad esempio, che con i continui arrivi di nuove e lussuose gestioni sulla spiaggia del Forte, a farne le spese sono i vecchi clienti. Via gli ombrelloni per far spazio alle sole tende, via ad un bagno vecchio tipo per far posto ad un nuovo dove tutto è monetizzato ed extra lusso. La fortuna del mito del Forte sono stati certo gli Agnelli e le grandi famiglie di Roma Imperiale, ma la ricchezza l’hanno creata migliaia e migliaia di famiglie delle classi medie, fedelissime per decenni a pensioni, alberghi e bagni. E forse è il caso davvero di pensare bene a ciò che si farà in futuro.

Angelo Petri

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