Gioco
Distrutto dalle fiamme il ristorante Europa
di Matteo Tuccini
L’incendio è divampato poco dopo le 9,30 di fronte a decine di bagnanti Il titolare che era all’interno ha fatto appena in tempo a mettersi in salvo
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TORRE DEL LAGO. Un pezzo di storia della Marina divorato dalle fiamme. Un pezzo di vita di Simone Cecchi, che del ristorante Europa era il titolare. “Era” perché il suo locale, quello tirato su anni fa dalla sua famiglia, non c’è più: un incendio, divampato ieri mattina e alimentato dal vento, lo ha consumato come una candela in mezzo all’inferno. Di fronte agli occhi del suo proprietario e della folla di turisti che erano arrivati sul lungomare di Torre del Lago. Volevano passare la solita domenica estiva in spiaggia e invece hanno assistito a un dramma. Un dramma che avviene nel cuore di luglio, in piena stagione: un colpo al ristoratore, ma anche ai suoi colleghi che sanno quanto è duro il mestiere. Si sono precipitati anche loro sul posto e gli hanno subito manifestato la loro solidarietà. Ma anche i frequentatori e gli amici dell’Europa sono sconvolti. Clienti che sabato sera lo avevano lasciato ignari di quello che sarebbe accaduto.
Al momento non è chiara quale sia la causa del fuoco. Nelle prime ore si era ipotizzato il dolo, ma il ristoratore ha escluso di aver ricevuto minacce. E la polizia – che sta seguendo le indagini – non sembra avvalorare questa ipotesi. Più probabile che si sia trattato di un corto circuito, magari partito da un frigorifero. L’impianto elettrico, ha detto Cecchi agli inquirenti, era nuovo. Il resto lo ha fatto la struttura del ristorante, in buona parte in legno.
L’incendio scoppia intorno alle 9,40 di mattina. Cecchi sta riposando al piano superiore dell’Europa, dopo il lavoro del sabato sera che si era protratto fino all’alba. Sta sonnecchiando su una brandina e viene svegliato da un crepitio. Nonostante la fatica della serata il sonno è leggero perché ancora breve. Cecchi si sveglia e vede il fuoco: ha già preso alcuni teli e un tendone usato come riparo. Li sta divorando a velocità incredibile, come solo il fuoco sa fare. Cecchi prende l’estintore e tenta di spegnere le fiamme, ma non ci riesce. Con lui ci sono alcuni familiari: «Via via, scappiamo». Di fronte al locale le auto parcheggiate di chi lavora all’Europa, ma non c’è tempo per portarle via. Escono tutti fuori. Nel frattempo anche Adolfo Canova, l’uomo che custodisce l’area parcheggio che si trova su un lato, ha visto il fuoco dall’esterno. E dà l’allarme al 115.
Il fumo si leva alto e lo si vede non solo dalla spiaggia di fronte al viale Europa, ma persino da Viareggio. Dalla stessa spiaggia e dalle auto che stanno arrivando sul lungomare scendono turisti. Sbigottiti e preoccupati per quello che sta accadendo. Si crea il caos e i soccorsi devono farci i conti. Vigili del fuoco, carabinieri, polizia, polizia municipale e volontari della protezione civile si fanno in quattro. Sembra una scena da “Inferno di cristallo” in versione estiva: passanti con magliette e costumi tossiscono per colpa del fumo che li avvolge. Mentre gli appartenenti alle forze dell’ordine si danno da fare per mantenere l’ordine e impedire l’accesso alla zona, in modo da consentire ai vigili del fuoco di spegnere le fiamme in sicurezza. Si cerca di tenere lontani soprattutto i bambini, anche loro vittime della curiosità.
Oltre ai soccorritori e alle forze dell’ordine ci sono amici e conoscenti di Simone Cecchi. Ristoratori, soprattutto. C’è Esmeralda Giampaoli, presidente di Confesercenti, che ha il locale accanto all’Europa, il Boca Chica: «Non credo che per quanto riguarda noi ci sia stato qualche danno. Ma è comunque uno choc: con Simone siamo cresciuti assieme». C’è anche Giacomo Pezzini, che ha il ristorante Basilico fresco poche centinaia di metri più in là, sul viale Kennedy. Tutti cercano di consolare Cecchi, che ovviamente è disperato. E riesce solo a dire che è scappato dal ristorante non appena ha visto il fuoco sul tendone. Ora le indagini dovranno chiarire cosa abbia scatenato l’inferno sul lungomare. Anche se per Cecchi cambia poco o nulla. La storia sua e quella dell’Europa si è interrotta: sulle sue spalle il compito di farla ripartire.
Al momento non è chiara quale sia la causa del fuoco. Nelle prime ore si era ipotizzato il dolo, ma il ristoratore ha escluso di aver ricevuto minacce. E la polizia – che sta seguendo le indagini – non sembra avvalorare questa ipotesi. Più probabile che si sia trattato di un corto circuito, magari partito da un frigorifero. L’impianto elettrico, ha detto Cecchi agli inquirenti, era nuovo. Il resto lo ha fatto la struttura del ristorante, in buona parte in legno.
L’incendio scoppia intorno alle 9,40 di mattina. Cecchi sta riposando al piano superiore dell’Europa, dopo il lavoro del sabato sera che si era protratto fino all’alba. Sta sonnecchiando su una brandina e viene svegliato da un crepitio. Nonostante la fatica della serata il sonno è leggero perché ancora breve. Cecchi si sveglia e vede il fuoco: ha già preso alcuni teli e un tendone usato come riparo. Li sta divorando a velocità incredibile, come solo il fuoco sa fare. Cecchi prende l’estintore e tenta di spegnere le fiamme, ma non ci riesce. Con lui ci sono alcuni familiari: «Via via, scappiamo». Di fronte al locale le auto parcheggiate di chi lavora all’Europa, ma non c’è tempo per portarle via. Escono tutti fuori. Nel frattempo anche Adolfo Canova, l’uomo che custodisce l’area parcheggio che si trova su un lato, ha visto il fuoco dall’esterno. E dà l’allarme al 115.
Il fumo si leva alto e lo si vede non solo dalla spiaggia di fronte al viale Europa, ma persino da Viareggio. Dalla stessa spiaggia e dalle auto che stanno arrivando sul lungomare scendono turisti. Sbigottiti e preoccupati per quello che sta accadendo. Si crea il caos e i soccorsi devono farci i conti. Vigili del fuoco, carabinieri, polizia, polizia municipale e volontari della protezione civile si fanno in quattro. Sembra una scena da “Inferno di cristallo” in versione estiva: passanti con magliette e costumi tossiscono per colpa del fumo che li avvolge. Mentre gli appartenenti alle forze dell’ordine si danno da fare per mantenere l’ordine e impedire l’accesso alla zona, in modo da consentire ai vigili del fuoco di spegnere le fiamme in sicurezza. Si cerca di tenere lontani soprattutto i bambini, anche loro vittime della curiosità.
Oltre ai soccorritori e alle forze dell’ordine ci sono amici e conoscenti di Simone Cecchi. Ristoratori, soprattutto. C’è Esmeralda Giampaoli, presidente di Confesercenti, che ha il locale accanto all’Europa, il Boca Chica: «Non credo che per quanto riguarda noi ci sia stato qualche danno. Ma è comunque uno choc: con Simone siamo cresciuti assieme». C’è anche Giacomo Pezzini, che ha il ristorante Basilico fresco poche centinaia di metri più in là, sul viale Kennedy. Tutti cercano di consolare Cecchi, che ovviamente è disperato. E riesce solo a dire che è scappato dal ristorante non appena ha visto il fuoco sul tendone. Ora le indagini dovranno chiarire cosa abbia scatenato l’inferno sul lungomare. Anche se per Cecchi cambia poco o nulla. La storia sua e quella dell’Europa si è interrotta: sulle sue spalle il compito di farla ripartire.
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