Sicurezza
A Querceta la gioia ha i colori gialloblù
Festa grande tra i contradaioli della Madonnina dopo il trionfo nel Torneo delle Contrade
3 MINUTI DI LETTURA
QUERCETA. È festa grande tra i contradaioli della Madonnina dopo la vittoria di sabato nella finalissima del 46° Torneo delle Contrade. L’ambita coppa calcistica – tra le manifestazioni più sentite, sotto il profilo dell’agonismo, dell’intera stagione di eventi del Palio – se l’è infatti aggiudicata la squadra del decano Luigi Tosi, padre dei due giocatori di maggior rilievo della compagine gialloblù (i fratelli Francesco e Federico, decisivo proprio in finale con una doppietta) che si sono fatti trascinatori del gruppo di giovani presentati quest’anno dalla compagine gialloblù. Eppure la contrada del presidente Giampiero Boccelli non era certo partita coi favori del pronostico.
Il segreto della rivalsa. L’avvio è stato dei più compromettenti: nella gara d’esordio del Torneo, contro i rivali della Quercia, i gialloblù hanno infatti subito ben 7 reti rimanendo a secco. Una sconfitta schiacciante che già aveva gettato nello sconforto i contradaioli più sfiduciati. Ben pochi quelli che avrebbero scommesso su una remuntada: tra questi proprio il tecnico Luigi Tosi. «Credo che mai prima di noi una squadra dopo una sconfitta del genere sia riuscita a vincere il Torneo – ammette, visibilmente emozionato, lo storico mister della Madonnina – io comunque ho sempre creduto nell’impresa. Molti altri non avrebbero puntato un centesimo su di noi». Semplice stigmatizzare il segreto dietro al successo dei gialloblù: consapevolezza dei propri limiti e, soprattutto, la rivalsa morale dopo la disfatta. «Due giorni dopo aver subito quella sconfitta – racconta Tosi – ho radunato i ragazzi e non ho guardato in faccia nessuno: ho dato a tutti le colpe che avevano, senza nascondermi. Sapevano di aver sbagliato, ma al gruppo serviva una scossa: se volevano continuare a indossare la maglia Madonnina, dovevano cambiare atteggiamento. E così è stato».
La soddisfazione del presidente. Per Giampiero Boccelli, quella di sabato sera è stata la prima vittoria di questo suo mandato alla presidenza della contrada gialloblù. «Dopo cinque anni ci riprendiamo questo trofeo – commenta – è una grandissima soddisfazione, anche perché in questi ultimi anni siamo sempre stati penalizzati da alcuni episodi o da alcune scelte sbagliate da parte nostra. Siamo la dimostrazione che con il sacrificio e l’umiltà si possono compiere le imprese più importanti. Se ci credevo? Sicuramente pensavo che la Madonnina non poteva essere quella della prima partita: abbiamo avuto anche fortuna in questo cammino, bisogna ammetterlo, ma come dice il detto aiuta solo gli audaci».
Il plauso del Ranocchio. Se da una parte si festeggia, dall’altra c’è si respira l’amarezza per non aver confermato il titolo del 2016. Ma, dai campioni uscenti del Ranocchio, arriva comunque un segnale di sportività. «Bisogna riconoscere la sconfitta – ammette il presidente Roberto Leonardi – siamo stati dei “polli”: avevamo già perso contro la Madonnina nel girone e non abbiamo cambiato il nostro gioco. Non ci è servita la lezione: i nostri avversari si sono meritati la vittoria».
Gabriele Buffoni
Il segreto della rivalsa. L’avvio è stato dei più compromettenti: nella gara d’esordio del Torneo, contro i rivali della Quercia, i gialloblù hanno infatti subito ben 7 reti rimanendo a secco. Una sconfitta schiacciante che già aveva gettato nello sconforto i contradaioli più sfiduciati. Ben pochi quelli che avrebbero scommesso su una remuntada: tra questi proprio il tecnico Luigi Tosi. «Credo che mai prima di noi una squadra dopo una sconfitta del genere sia riuscita a vincere il Torneo – ammette, visibilmente emozionato, lo storico mister della Madonnina – io comunque ho sempre creduto nell’impresa. Molti altri non avrebbero puntato un centesimo su di noi». Semplice stigmatizzare il segreto dietro al successo dei gialloblù: consapevolezza dei propri limiti e, soprattutto, la rivalsa morale dopo la disfatta. «Due giorni dopo aver subito quella sconfitta – racconta Tosi – ho radunato i ragazzi e non ho guardato in faccia nessuno: ho dato a tutti le colpe che avevano, senza nascondermi. Sapevano di aver sbagliato, ma al gruppo serviva una scossa: se volevano continuare a indossare la maglia Madonnina, dovevano cambiare atteggiamento. E così è stato».
La soddisfazione del presidente. Per Giampiero Boccelli, quella di sabato sera è stata la prima vittoria di questo suo mandato alla presidenza della contrada gialloblù. «Dopo cinque anni ci riprendiamo questo trofeo – commenta – è una grandissima soddisfazione, anche perché in questi ultimi anni siamo sempre stati penalizzati da alcuni episodi o da alcune scelte sbagliate da parte nostra. Siamo la dimostrazione che con il sacrificio e l’umiltà si possono compiere le imprese più importanti. Se ci credevo? Sicuramente pensavo che la Madonnina non poteva essere quella della prima partita: abbiamo avuto anche fortuna in questo cammino, bisogna ammetterlo, ma come dice il detto aiuta solo gli audaci».
Il plauso del Ranocchio. Se da una parte si festeggia, dall’altra c’è si respira l’amarezza per non aver confermato il titolo del 2016. Ma, dai campioni uscenti del Ranocchio, arriva comunque un segnale di sportività. «Bisogna riconoscere la sconfitta – ammette il presidente Roberto Leonardi – siamo stati dei “polli”: avevamo già perso contro la Madonnina nel girone e non abbiamo cambiato il nostro gioco. Non ci è servita la lezione: i nostri avversari si sono meritati la vittoria».
Gabriele Buffoni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
