Toscana
Stazzema: "No a chi propaganda i simboli del regime fascista"
Il sindaco di Stazzema e quello di Marzabotto sostengono la proposta di legge presentata dall’onorevole Fiano
STAZZEMA. Ci vuole tanta saggezza per mantenere i toni pacati, nei luoghi dove il nazifascismo ha sterminato donne e bambini, di fronte a spettacoli come quello della spiaggia di Chioggia, dove i simboli e il linguaggio del fascismo vengono ostentati senza pudore. Il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, dà prova di grande civiltà per il modo in cui interviene su questo caso e sul dibattito che ha accompagnato la proposta di legge presentata dal deputato del Pd Emanuele Fiano. Insieme al sindaco di Marzabotto Romano Franchi, altro paese vittima della follia nazifascista, ha preso carta e penna e ha spiegato così perché sostiene l’iniziativa del parlamentare democratico che mira a punire la propaganda del regime fascista e nazifascista con immagini e contenuti di cui intende vietare la produzione, la distribuzione, la diffusione e la vendita di beni mobili raffiguranti immagini o simboli del disciolto partito fascista.
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«Oggi ad oltre 70 anni dalle stragi che hanno colpito i nostri territori all’interno di una strategia che mirava a colpire in maniera terroristica la popolazione civile - scrivono Verona e Franchi - assistiamo ad un proliferare messaggi che inneggiano a quelle ideologie, nazista e fascista, che di quelle stragi furono colpevoli. Non è possibile derubricare a folklore o richiamare la libertà di parola allorché si parla di nazismo e fascismo che avevano nel loro Dna la violenza, la soppressione del dissenso, l’idea di un pensiero unico, valido per tutti e in cui non era possibile il dialogo. L’Italia, la Germania sono oggi due paesi democratici e le nostre comunità sono impegnate da tempo nel gettare le basi di una Europa in cui mai più la razza, il colore della pelle, la religione, il diverso credo politico possano essere motivo di esclusione, denigrazione, marginalizzazione, violenza. I simboli hanno la loro importanza ed il proliferare di oggetti che esaltano il duce e il fascismo venduti liberamente nelle bancarelle, nei mercatini alla stregua di gadget o souvenir offendono la memoria di chi è morto per l’affermarsi di quelle ideologie che seminarono odio e violenza sul presupposto di una razza superiore ad un’altra. Sosteniamo per questo l’on. Emanuele Fiano e la sua proposta di legge che impedisce l’ostentazione pubblica e la diffusione di messaggi per i quali i nostri ragazzi, in modo particolari, non hanno ancora gli strumenti giusti per comprendere».
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«Occorre vietare - sottolineano i due primi cittadini - la libera vendita di questi oggetti di dubbio gusto, ma porci soprattutto il problema di una grande azione culturale da svolgere soprattutto attraverso la scuola per far conoscere e far comprendere cosa fu il fascismo in Italia e cosa fu il nazismo per la Germania. Il web è uno straordinario strumento di democrazia e di ricchezza, ma veicola anche messaggi ed idee che niente hanno a che vedere con la democrazia e che senza filtri divengono pericolosi come accade anche con la propaganda terroristica. La proposta di legge dell’on. Fiano metterebbe fine a questa odiosa vendita alla luce del sole di oggetti che richiamano ed inneggiano al fascismo che non significa mettere un freno alla libertà di opinione: il fascismo non fu un movimento di pensiero, ma una dittatura che annullò qualsiasi libertà e qualsiasi possibilità di esprimere il proprio pensiero, perseguitando gli oppositori politici, uccidendo chi denunciava i crimini commessi, discriminando gli ebrei, inviando centinaia di migliaia di soldati a morire in Russia, sui monti della Grecia ed Albania, sostenendo l’esercito tedesco e le Ss nel disegno di uccisione della popolazione civile anche in Italia. Non è un caso se dal confino a Ventotene nacque il sogno dell’Europa in cui queste idee di discriminazione non avessero più ragion d’essere. Oggi l’Italia è un paese in cui la democrazia non è rischio, ma occorre non abbassare la guardia: fascismo e nazismo partirono come idee e in brevissimo tempo si trasformarono in regimi che inglobarono lo Stato e si appropriarono dell’istruzione dei giovani. Invece che permettere la vendita di accendini del duce e bandiere con i fasci littori, che si insegni davvero delle colpe di cui si macchiò il fascismo. Certamente, faremo un servizio migliore ai nostri ragazzi e se la proposta di legge Fiano fosse approvata potrebbero farsi meglio una idea della storia».
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