Sicurezza
Ana Popovic, una chitarra fra blues e jazz
Sarà la talentuosa artista “born in Serbia” a chiudere domenica il Seravezza Festival
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SERAVEZZA. E’ nata in Serbia, nel cuore dei Balcani. Ma è cresciuta negli Stati Uniti d’America. Ma per lei non esistono confini che delimitino la sua popolarità. Ana Popovic, virtuosa chitarrista, è headliner dei principali festival blues mondiali. Protagonista di un tour intensissimo – oltre 100 le date solo nel 2017 – sarà la super ospite della seconda serata (quella di domenica) del Seravezza Blues Festival. Un’altra notte di grande musica, la sua, che arriverà dopo quella di Mc Kinley Moore che sabato aprirà il Festival.
E’ recente la pubblicazione del suo ultimo album Trilogy, il suo ottavo da solista in studio: un progetto ambizioso, ventitré brani funk, rock/blues e jazz tunes prodotti dai vincitori del Grammy Award, Warren Riker e Tom Hambridge, oltre a Delfeayo Marsalis, uno dei più famosi trombonisti, compositori e produttori del jazz moderno. Tra le guest che hanno partecipato al progetto figurano: Joe Bonamassa, Robert Randolph, Al Kapone, Cody Dickinson e Bernard Purdie. Per il suo stile chitarristico la rivista Jazz News ha descritto Ana Popovic come prova che la reincarnazione di Jimi Hendrix è donna.
Da dove trae origine l’idea per la realizzazione di Trilogy?
«In tutti i miei precedenti album ho scelto stili musicali diversi. Alcuni dei miei fan sono venuti da me dicendomi: “Ho ascoltato le tue canzoni blues, ma sarebbe bello se componessi un album con quelle jazz”. Ho pensato che fosse un'idea giusta, ho capito di essere pronta per un enorme progetto come questo, dove io rappresenterò tre lati completamente diversi di me, la capacità di rendere la mia chitarra e la voce in sonorità differenti in ciascun cd».
A chi è nata l’idea di Trilogy?
«È stata una mia idea. Mentre lo ascoltavo dall’inizio alla fine, pensavo a come suddividere il volume in prima, seconda, terza parte: in principio avevo pensato ai colori, ma non ero completamente convinta che fosse realmente questo ciò che volevo dire con “Trilogy”. Ho deciso invece di seguire una sensazione precisa: un certo suono che è più indicato da ascoltare in una specifica parte della giornata».
Ogni produttore ha lavorato su una specifica parte del progetto?
«Sono stata io la principale produttrice di Trilogy: ho assunto tre produttori per dare forma alla mia idea in ogni singola parte. Li ho selezionati personalmente, così come i membri della band e gli studi che mi avrebbero garantito il sound che stavo ricercando».
Ha composto lei tutte le ventitré tracce che compongono l’album?
«La maggior parte. A parte i miei brani originali, sono presenti alcune cover».
Lei sostiene che «la musica è un omaggio alla vita». È per questo che i tre cd si chiamano rispettivamente “Mattina”, “Mezzogiorno” e “Mezzanotte”?
«Ci sono molti messaggi nascosti in “Trilogy”. È un lavoro che rivela molto dei miei sentimenti, su aspetti diversi. E forse non basta il primo ascolto, serve tempo. La musica è una parte di me, mi rende viva. È la mia passione. Questo significa che ogni volta ci metterò il cuore e l'anima e lo farò bene. E la mia musica non dipende da ciò che la gente vuole sentirsi dire o dai riscontri legati alle vendite. Non si tratta soltanto del progetto in sé per sé, ma della sua realizzazione, di trasferire in esso la propria anima. E renderlo di conseguenza il più vicino possibile alla perfezione».
Ana Popovic si esibirà accompagnata da Michele Papadia (voce), Claudio Giovagnoli (sax); Davide Ghidoni (trumpet); Thomas d’Arbigny (bass), Stephane Avellaneda (batteria).
E’ recente la pubblicazione del suo ultimo album Trilogy, il suo ottavo da solista in studio: un progetto ambizioso, ventitré brani funk, rock/blues e jazz tunes prodotti dai vincitori del Grammy Award, Warren Riker e Tom Hambridge, oltre a Delfeayo Marsalis, uno dei più famosi trombonisti, compositori e produttori del jazz moderno. Tra le guest che hanno partecipato al progetto figurano: Joe Bonamassa, Robert Randolph, Al Kapone, Cody Dickinson e Bernard Purdie. Per il suo stile chitarristico la rivista Jazz News ha descritto Ana Popovic come prova che la reincarnazione di Jimi Hendrix è donna.
Da dove trae origine l’idea per la realizzazione di Trilogy?
«In tutti i miei precedenti album ho scelto stili musicali diversi. Alcuni dei miei fan sono venuti da me dicendomi: “Ho ascoltato le tue canzoni blues, ma sarebbe bello se componessi un album con quelle jazz”. Ho pensato che fosse un'idea giusta, ho capito di essere pronta per un enorme progetto come questo, dove io rappresenterò tre lati completamente diversi di me, la capacità di rendere la mia chitarra e la voce in sonorità differenti in ciascun cd».
A chi è nata l’idea di Trilogy?
«È stata una mia idea. Mentre lo ascoltavo dall’inizio alla fine, pensavo a come suddividere il volume in prima, seconda, terza parte: in principio avevo pensato ai colori, ma non ero completamente convinta che fosse realmente questo ciò che volevo dire con “Trilogy”. Ho deciso invece di seguire una sensazione precisa: un certo suono che è più indicato da ascoltare in una specifica parte della giornata».
Ogni produttore ha lavorato su una specifica parte del progetto?
«Sono stata io la principale produttrice di Trilogy: ho assunto tre produttori per dare forma alla mia idea in ogni singola parte. Li ho selezionati personalmente, così come i membri della band e gli studi che mi avrebbero garantito il sound che stavo ricercando».
Ha composto lei tutte le ventitré tracce che compongono l’album?
«La maggior parte. A parte i miei brani originali, sono presenti alcune cover».
Lei sostiene che «la musica è un omaggio alla vita». È per questo che i tre cd si chiamano rispettivamente “Mattina”, “Mezzogiorno” e “Mezzanotte”?
«Ci sono molti messaggi nascosti in “Trilogy”. È un lavoro che rivela molto dei miei sentimenti, su aspetti diversi. E forse non basta il primo ascolto, serve tempo. La musica è una parte di me, mi rende viva. È la mia passione. Questo significa che ogni volta ci metterò il cuore e l'anima e lo farò bene. E la mia musica non dipende da ciò che la gente vuole sentirsi dire o dai riscontri legati alle vendite. Non si tratta soltanto del progetto in sé per sé, ma della sua realizzazione, di trasferire in esso la propria anima. E renderlo di conseguenza il più vicino possibile alla perfezione».
Ana Popovic si esibirà accompagnata da Michele Papadia (voce), Claudio Giovagnoli (sax); Davide Ghidoni (trumpet); Thomas d’Arbigny (bass), Stephane Avellaneda (batteria).
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