Sicurezza
lo scontro
Giù il sipario sulla Patrimonio
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dfgNo di maggioranza e Giunta al mantenimento della commissione
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VIAREGGIO. «Quando la politica vuole nascondere le proprie malefatte crea una commissione per parlare del nulla ed insabbiare»: così il sindaco Giorgio Del Ghingaro mette una pietra tombale sulla richiesta avanzata dalla minoranza, unitariamente, di mantenere in vita la commissione di controllo e vigilanza sulla Viareggio Patrimonio, affidandole anche compiti di «testimonianza e documentazione» sul passato tragico che ha portato alla dichiarazione del fallimento della società pubblica, una manciata di mesi dopo (settembre 2015) l’insediamento dello stesso Del Ghingaro.
«Sarà la sua politica ad agire così», è la replica di Stefano Pasquinucci capogruppo del Gruppo misto il cui consigliere Giuseppe De Stefano aveva esordito chiedendo la commissione di indagine , ricordando come - a distanza di anni - «ancora non sappiamo niente su nomi e responsabilità di chi ha portato la città al disastro». Un messaggio, quello di De Stefano, diretto anche alla Procura di Lucca che sul dissesto ha indagato e sul fallimento della Patrimonio dovrà farlo, o lo sta facendo, dopo la relazione del curatore fallimentare. «Chi vota contro la commissione non vuole sapere la verità», sono state la parole di De Stefano all’indirizzo dei consiglieri di maggioranza.
«Si risponde in qualità di eletti in primo luogo ai cittadini», è l’intervento di Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini: «Cittadini che chiedono che siano individuate anche le responsabilità politiche. Perché qualcuno ne ha. E dobbiamo avere il coraggio di rispondere».
Del Ghingaro prende la parola solo alla fine di una lunga seduta dai toni bollenti, nel corso della quale si ripete il via vai stizzito della Giunta che lascia l’aula a seconda di chi parla dai banchi della minoranza. A sollecitare la voce del sindaco, ripetutamente, è Annamaria Pacilio, capogruppo Cinque stelle: «Ci indebitiamo ulteriormente, per 44 milioni, ed il sindaco non vuole individuare i colpevoli? È forse capace solo di proclami?». In un quadro, peraltro - sottolinea Luca Poletti, capogruppo del Pd - «in cui la maggioranza tende a non voler discutere».
Con l’amministrazione Betti - è l’intervento di Gloria Puccetti (Lista Del Ghingaro) dai banchi della maggioranza - «sui poteri forti è finito tutto in un niente di fatto. Ma ricordatevi che siano stati noi che abbiamo iniziato tutto». Un tutto che, però, oggi passa in cavalleria.
Perché, come spiega Del Ghingaro, «il giudizio politico l’hanno dato gli elettori, dicendo che chi ha amministrato nel passato ha sbagliato e passando la mano a noi». Ed allora, sono ancora le parole del primo cittadino, «dobbiamo cominciare a guardare oltre. E non sempre indietro. Politicamente la partita è finita. E per tutto il resto ci pensa la magistratura».
Eppure il passato incalza, insegue, come dimostrano le vendite dei beni pubblici che sono storia attuale: «Questa città di luce ha bisogno», chiede Pacilio: «Signor sindaco, vuole accendere un faro o no?». Il voto parla chiaro: 11 no e 9 sì. (d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Sarà la sua politica ad agire così», è la replica di Stefano Pasquinucci capogruppo del Gruppo misto il cui consigliere Giuseppe De Stefano aveva esordito chiedendo la commissione di indagine , ricordando come - a distanza di anni - «ancora non sappiamo niente su nomi e responsabilità di chi ha portato la città al disastro». Un messaggio, quello di De Stefano, diretto anche alla Procura di Lucca che sul dissesto ha indagato e sul fallimento della Patrimonio dovrà farlo, o lo sta facendo, dopo la relazione del curatore fallimentare. «Chi vota contro la commissione non vuole sapere la verità», sono state la parole di De Stefano all’indirizzo dei consiglieri di maggioranza.
«Si risponde in qualità di eletti in primo luogo ai cittadini», è l’intervento di Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini: «Cittadini che chiedono che siano individuate anche le responsabilità politiche. Perché qualcuno ne ha. E dobbiamo avere il coraggio di rispondere».
Del Ghingaro prende la parola solo alla fine di una lunga seduta dai toni bollenti, nel corso della quale si ripete il via vai stizzito della Giunta che lascia l’aula a seconda di chi parla dai banchi della minoranza. A sollecitare la voce del sindaco, ripetutamente, è Annamaria Pacilio, capogruppo Cinque stelle: «Ci indebitiamo ulteriormente, per 44 milioni, ed il sindaco non vuole individuare i colpevoli? È forse capace solo di proclami?». In un quadro, peraltro - sottolinea Luca Poletti, capogruppo del Pd - «in cui la maggioranza tende a non voler discutere».
Con l’amministrazione Betti - è l’intervento di Gloria Puccetti (Lista Del Ghingaro) dai banchi della maggioranza - «sui poteri forti è finito tutto in un niente di fatto. Ma ricordatevi che siano stati noi che abbiamo iniziato tutto». Un tutto che, però, oggi passa in cavalleria.
Perché, come spiega Del Ghingaro, «il giudizio politico l’hanno dato gli elettori, dicendo che chi ha amministrato nel passato ha sbagliato e passando la mano a noi». Ed allora, sono ancora le parole del primo cittadino, «dobbiamo cominciare a guardare oltre. E non sempre indietro. Politicamente la partita è finita. E per tutto il resto ci pensa la magistratura».
Eppure il passato incalza, insegue, come dimostrano le vendite dei beni pubblici che sono storia attuale: «Questa città di luce ha bisogno», chiede Pacilio: «Signor sindaco, vuole accendere un faro o no?». Il voto parla chiaro: 11 no e 9 sì. (d.f.)
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