Investito e ucciso in bici, i familiari: mai risarciti
La protesta del figlio di Mario Francesconi, morto in un incidente nel 2015. «Stiamo ancora aspettando il risarcimento: la compagnia rimanda di continuo»
VIAREGGIO. Mio padre è stato investito e ucciso in bici nell’ottobre del 2015. Da allora aspettiamo che arrivino i soldi dell’assicurazione. Che continua a rimandare il pagamento». Riccardo Francesconi, imprenditore viareggino, nonostante tutto dice di essere quasi fortunato. «Ho smosso mari e monti. L’unica consolazione è che gli avvocati a cui mi sono rivolto non hanno ancora preso un euro, perché gli incidenti stradali sono così: si aspetta che si concluda la pratica». Una pratica da centinaia di migliaia di euro, che non restituiscono un padre o un marito. Ma che rappresentano ciò che la legge ritiene giusto come risarcimento di un incidente mortale che ha strappato una persona a chi la amava.
Protagonisti, loro malgrado, di questa vicenda sono i familiari di Mario Giuseppe Francesconi, artigiano morto a 81 anni per le conseguenze di un incidente stradale in via Marco Polo. Quel giorno, venerdì 23 ottobre 2015, Mario vuole approfittare della splendida giornata di sole ed esce di casa per fare una passeggiata in bicicletta sul viale che attraversa la pineta di Ponente. All’altezza delle strisce pedonali che uniscono il viale Cadorna al viale Capponi, mentre sta attraversando la via Marco Polo in sella alla sua bici, Mario viene investito da un’auto. Morirà il giorno dopo, all’ospedale pisano di Cisanello.
Il guidatore dell’auto coinvolta, come da prassi, viene indagato per omicidio colposo. «Al termine delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare del 14 dicembre 2016 - spiegano dallo Studio 3A, che sta seguendo la pratica - il guidatore è stato rinviato a giudizio. Il 1º marzo ha patteggiato. Ma a fronte di tutto ciò la compagnia assicurativa che copriva la sua auto (una società di primaria importanza che Il Tirreno ha contattato, senza avere risposta, ndr) non ha formulato la sue offerte reali entro i 90 giorni previsti per legge, per procedere al ristoro almeno parziale del danno». A giugno, dopo alcuni solleciti di Francesconi, la compagnia ha proposto una prima tranche di pagamento, diciamo il 50% della cifra prevista: per avere un’idea, basti pensare che in caso di perdita del padre le tabelle assicurative calcolano per il figlio un risarcimento da oltre 200.000 euro. «Ma a tutto il 7 luglio, di questi assegni promessi, neanche l’ombra», assicurano Francesconi e i professionisti che lo seguono.
«Ironia della sorte - conclude l’uomo - mio padre era un assicurato storico di quella compagnia. Una beffa che si aggiunge al dolore».
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