Il Tirreno

Versilia

Omicidio della Bufalina, pena dimezzata al killer di Grazia

Pietro Barghigiani
Omicidio della Bufalina, pena dimezzata al killer di Grazia

La Corte d’Assise d’Appello conferma la condanna ma la riduce a tredici anni

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TORRE DEL LAGO. Il riconoscimento del vizio parziale di mente e l’esclusione dell’aggravante delle sevizie riduce da 30 anni a 13 anni e 4 mesi la condanna nei confronti di Idrissi Rahalli, l’autore dell’omicidio di Iriagbonse Eghianruwa detta “Grazia” o “Grace”, prostituta nigeriana assassinata il pomeriggio del 31 marzo 2015 nella pineta della Bufalina.

La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dalla Corte d’Assise d’Appello, alla quale aveva fatto ricorso il legale dell’imputato, l’avvocato Nicola Giribaldi.

Il difensore ha ottenuto la riduzione della pena – più che dimezzata – sulla base delle condizioni di salute mentale del suo cliente che, sottoposto a perizia psichiatrica, è stato riconosciuto parzialmente incapace di intendere e volere. Una condizione alla base della quale, secondo la consulenza, deriverebbe l’incapacità di controllare i suoi impulsi criminali. La corte ha escluso anche l’aggravante delle sevizie concedendo, quindi, un ulteriore sconto di pena.

Più che soddisfatto l’avvocato Giribaldi: «Se la perizia fosse stata disposta in primo grado (rito abbreviato davanti al gup Elsa Iadaresta, ndr) il mio cliente non sarebbe stato condannato a 30 anni. Ora valuteremo il ricorso in Cassazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche».

Rahalli, per la sua situazione psichiatrica, lascerà anche il carcere per essere trasferito in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive, erede dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari. Con ogni probabilità la sede sarà quella di Volterra (Pisa).

L’ambiente della marginalità e del sesso a pagamento fece da quinta a un omicidio in cui la vittima incontrò il suo carnefice in un pomeriggio di marzo. Iriagbonse, 46 anni, faceva la prostituta: viveva a Empoli (Firenze), veniva dalla Nigeria ed era stanca di quella vita. Voleva tornare a casa dai suoi figli a “fare la nonna” diceva. Prendeva il treno e poi il pullman per raggiungere la pineta della Bufalina. Era sempre sorridente “Grace”, raccontarono in lacrime le colleghe di strada della nigeriana.

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Più che un movente preciso a innescare la rabbia omicida fu la reazione della donna a un rapporto sessuale non pagato. Gesto punito con sedici coltellate da Rahalli. Poi sparì, dandosi alla macchia per settimane. Fu arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo a Rosignano (Livorno) dove si era nascosto in una comunità di pastori marocchini. Lo avevano identificato per una sbadataggine. Sul luogo del delitto venne trovato uno scontrino lasciato dall’uomo. Un dettaglio che indirizzò i militari verso un supermercato della zona, nella frazione di Torre del Lago dove il nordafricano aveva acquistato poco prima tre bottiglie di birra. Le immagini della videosorveglianza del punto vendite permisero di identificare l’immigrato che poi venne riconosciuto dalle amiche della vittima. Portato in carcere a Pisa, Idrissi era stato anche intercettato. Aveva raccontato dell’omicidio della nigeriana ai suoi compagni in arabo, pensando che nessuno capisse o lo ascoltasse. L’ultimo errore.



 

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