Il Tirreno

Versilia

Caso Iacconi, condannati i due ventenni 

di Matteo Tuccini
Caso Iacconi, condannati i due ventenni 

Diciotto anni di carcere ad Alessio Fialdini e quindici a Federico Bianchi: per il giudice hanno partecipato al pestaggio killer

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VIAREGGIO. Il primo cerchio si è chiuso. Per l’omicidio del 34enne Manuele Iacconi, morto dopo un pestaggio a colpi di casco in Darsena nella notte di Halloween del 2014, sono ora quattro i giovani – tutti di Viareggio – condannati almeno in primo grado. Ai due ormai ex minorenni finiti sotto accusa, a cui sono già stati inflitti dodici anni di carcere a testa, si sono aggiunti Alessio Fialdini, 21 anni, e Federico Bianchi, 22. Che ieri sono stati riconosciuti colpevoli dal giudice del tribunale di Lucca per l’aggressione che ha ucciso Manuele e ha mandato all’ospedale Matteo Lasurdi, amico di Iacconi, che invece se l’è cavata. La pena decisa con rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri, per i reati di concorso in omicidio e tentato omicidio, è di diciotto anni di carcere per Fialdini e quindici anni e otto mesi per Bianchi. Il pm Sara Polino aveva chiesto trent’anni per entrambi. Nessuna misura cautelare, invece, nei confronti dei due imputati: significa che restano liberi. Il giudice, inoltre, ha riconosciuto un primo risarcimento – quello che in gergo si definisce “provvisionale” – di 150.000 euro ciascuno ai genitori di Manuele, di 100.000 euro a testa ai due fratelli e di 50.000 euro agli altri familiari e a Lasurdi.

Il delitto di Halloween. Ci sono voluti meno di tre anni per avere una prima verità giudiziaria. In attesa che il caso vada in appello e in Corte di Cassazione, tutti i giudici di primo grado hanno creduto alla ricostruzione che hanno fatto gli inquirenti: la squadra Anticrimine del commissariato di Viareggio diretta da Lucio Chelotti, la Procura di Lucca e quella minorile di Firenze, quest’ultima competente perché due degli imputati avevano diciassette anni all’epoca dei fatti. È la notte del 31 ottobre 2014: dopo una serata di divertimento in Darsena, l’auto con a bordo Manuele e i suoi amici fa ritorno verso Piano di Mommio, dove vivono. Al semaforo all’incrocio tra via Coppino e via Oberdan scoppia una lite da strada: tutto nasce da un ragazzo che si trova in mezzo alla carreggiata e con cui Manuele ha un alterco. La rissa, secondo quanto ricostruito dalla polizia, inizia con Bianchi che stende a suon di pugni sia Lasurdi che Iacconi. Su entrambi si avventano i due diciassettenni, uno dei quali (Matteo Della Ragione) sarà in seguito denunciato per un altro episodio simile. Fatto sta che Iacconi e Lasurdi vengono massacrati a colpi di casco: Manuele morirà un mese dopo. C’è però un elemento che, secondo l’accusa, fa la differenza: il primo colpo di casco a Manuele lo avrebbe dato Fialdini. Che poi avrebbe passato lo “strumento” nelle mani dell’amico, invitandolo a finire l’opera. Lo ha raccontato lo stesso ragazzo che, pochi giorni dopo il fatto, andò alla polizia e confessò di aver pestato Iacconi. Ed è questo particolare che potrebbe aver causato la pena maggiore per Fialdini. Ma lo si saprà solo dalle motivazioni della sentenza, previste entro tre mesi.

Le reazioni. Dopo la lettura del verdetto i familiari, che assieme agli amici erano presenti come sempre in tribunale, si sono stretti in un abbraccio. Soddisfatti gli avvocati che li tutelavano: Riccardo Carloni, Luca Fontirossi, Francesco Marenghi e Chiara Romanini. «Non possiamo che esserlo dopo la decisione del giudice – afferma l’avvocato Carloni – è stata accolta l’impostazione della Procura e dei legali di parte civile, da noi articolata in una memoria difensiva di cinquanta pagine». Di tenore diverso, ovviamente, la valutazione degli avvocati difensori: Massimo Landi per Fialdini e Maria Laura Bitonte per Bianchi. «Il verdetto si discosta dai trent’anni chiesti dalla Procura – afferma Landi – ma resta pesante. Saranno le motivazioni a darci la possibilità di avere ulteriori chiavi di lettura. Se faremo appello? Certamente sì».

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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