Il Tirreno

Versilia

Perde un occhio: dopo undici anni sarà risarcito dall’Asl

Matteo Tuccini
Perde un occhio: dopo undici anni sarà risarcito dall’Asl

Operaio ha un incidente sul lavoro ma in ospedale gli diagnosticano una congiuntivite: dopo undici anni avrà 80.000 euro

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VIAREGGIO. Ha un incidente sul lavoro che gli provoca la perdita dell’occhio sinistro. Da allora la sua vita è cambiata: non è più in grado di fare l’operaio edile e deve arrangiarsi come può. Ma a finire sotto accusa, nella richiesta di risarcimento danni da lui presentata tramite i suoi legali Gionata Bonuccelli e Marcello Taglioli, non è finita l’azienda, di cui non sono emerse responsabilità. Bensì l’Asl. Che dopo undici anni viene condannata a pagare quasi 80.000 euro di danni. Secondo i giudici, infatti, la perdita dell’occhio è stata frutto di una sottovalutazione dell’episodio da parte del personale dell’ospedale Versilia.

L’incidente avviene nel luglio del 2006. L’operaio, allora 41enne, sta lavorando nel cantiere per la ristrutturazione dell’hotel Butterfly a Torre del Lago: mentre sta intonacando la facciata dell’albergo viene colpito all’occhio sinistro da uno schizzo di calce viva. Le urla dell’uomo attirano immediatamente i colleghi: uno di loro, in particolare, lo accompagna al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Qui, in un primo momento, all’operaio viene diagnostica una “iperemia congiuntivale”: una congiuntivite, cioè un’infiammazione piuttosto comune. Tant’è vero che l’infermiere al triage del pronto soccorso – il punto dove si assegnano i codici ai pazienti in base alla gravità – lo classifica come codice verde.

Caso non grave, dunque. Il primo trattamento è a base di collirio, che fa lentamente sparire il dolore. Solo dopo alcune ore, racconterà poi l’operaio, viene inviato al reparto di oculistica. Anche qui il primo contatto è con un infermiere. Quando il medico arriva per visitarlo si accorge subito della gravità dell’accaduto. E decide di intervenire sull’organo ferito. Ma è troppo tardi: la calce ha consumato l’occhio. E per l’operaio la perdita della vista da quella parte è definitiva. A quel punto la vicenda finisce in tribunale, ma si rivela da subito molto complessa.

Dopo una prima archiviazione dell’inchiesta penale, i due infermieri del pronto soccorso e dell’oculistica – che secondo l’operaio sono stati i responsabili del danno subito – muoiono entrambi: questo fa estinguere il reato e di conseguenza l’eventuale procedimento penale. L’operaio nel frattempo ha avuto un’indennità di 234.000 euro dall’Inail - che la eroga mese per mese, con un importo di circa 1.000 euro - come compensazione della perdita della capacità lavorativa. Con l’aiuto dei suoi avvocati decide di promuovere una richiesta di risarcimento danni in sede civile. Una volta finiti di fronte al tribunale di Lucca, il giudice riconosce la responsabilità dell’Asl, ma solo in parte. Viene dato credito, infatti, all’ipotesi che l’operaio non si fosse sciacquato subito l’occhio e quindi avesse a sua volta delle responsabilità. Gli viene riconosciuta un’inabilità temporanea, con un risarcimento danni di 3.000 euro a carico dell’Asl: il giudice sostiene che il cosiddetto danno biologico è già coperto dall’indennità versata dall’Inail.

Contro questa interpretazione gli avvocati Bonuccelli e Taglioli fanno ricorso. E pochi giorni fa la Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto all’uomo, oggi 52enne, un’inabilità permanente del 30%. Con un risarcimento di 78.000 euro che l’Asl dovrà pagare all’operaio

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