Il Tirreno

Versilia

Emergenza lavarone a Lido il Comune chiede aiuto a Firenze 

di Melania Carnevali
Emergenza lavarone a Lido il Comune chiede aiuto a Firenze 

Ruspe al lavoro in spiaggia per smaltire le tonnellate di materiale portate dal mare in un giorno solo I balneari: «Mai visto tanto così». L’assessore alla protezione civile: «La Regione ci dia i fondi»

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LIDO DI CAMAIORE. I trattori hanno iniziato a lavorare nella notte di domenica, e alle prime ore dell’alba erano già stati riempiti dieci cassoni. Solo briciole, però, delle colline di lavarone gettate dalle onde sulla spiaggia di Lido di Camaiore, nelle ventiquattro ore prima. Il caldo, poi il vento forte, un vortice di correnti che hanno sollevato dai fondali del nord-ovest alghe e legnetti, e li hanno trascinati giù giù, verso la costa versiliese, raccogliendo tutta l’immondizia che sfregia oggi il mare: bottiglie di plastica, vetro, batterie, scarpe usurate, segni di un rispetto che non c’è più. È finito tutto sulle coste della Versilia, tra Marina di Pietrasanta – dove però il fenomeno sembra contenuto – e Lido di Camaiore, dove invece il Comune parla di emergenza. «È come una pioggia anomala concentrata in pochi secondi», commenta Carlo Alberto Carrai, assessore alla Protezione civile, che ieri mattina all’alba era già in spiaggia per capire come intervenire.

Quasi il 50% dei bagni di Lido, dall’Ariston fino al confine con Marina di Pietrasanta, si è svegliato domenica mattina ricoperto di tonnellate di lavarone. Una lunga coperta nera sopra la battigia, con le onde che continuavano a sputare alghe e legnetti. «È un’emergenza da protezione civile – commenta Luca Petrucci, presidente dei balneari di Lido – sembra non finisca più il materiale da togliere».

Il lavarone, come detto, è un insieme di alghe e legnetti depositati sul fondale marino, che le correnti fanno riemergere portandoli fino a riva. Fenomeni naturali, quindi, se non fosse per la plastica e il rifiuto vario in allegato. Il punto è che, sulla costa, «non ne abbiamo mai vista tanta», dice Petrucci. Probabilmente, spiega Arpat, è tutto per un gioco di correnti, «senza una causa specifica».

E ora, tutto quel materiale sulla spiaggia, all’assessore Rovai, ricorda però la balena che si arenò sulle spiagge di Lido nel gennaio del 2015. Sul posto arrivarono trattori, capitaneria di porto, Arpat, i ricercatori delle università di Pisa, Siena e Padova, e ovviamente anche una folla di curiosi. In quella occasione la Regione Toscana si fece carico (almeno sulla carta) di sobbarcarsi tutte le spese dell’operazione di smaltimento della carcassa (di fatto i soldi non sono ancora arrivati). «Quella balena – commenta Rovai – veniva dal mare, non era un albero caduto a terra. E lo stesso vale per il lavarone: si tratta di tonnellate di materiale proveniente dal mare». Sono stati messo in campo due trattori, sei cassoni e un camion di Sea che fa avanti e indietro dal Lungomare al deposito. Dal Comune è partita la richiesta alla Regione di fondi ed è in attesa di risposta. «In genere sono i balneari che autotassandosi – spiega l’assessore – si occupa durante l’anno della pulizia della spiaggia, anche del lavarone (e così hanno fatto a Marina di Pietrasanta, ndr), ma in questo caso era veramente troppo per lasciare a loro il compito di rimuoverlo. È un’emergenza, e nell’emergenza è il Comune che deve intervenire». L’obiettivo, adesso, è rimuovere tutto il prima possibile per ridare la spiaggia pulita ai bagnanti. «Non siamo ancora in grado di dire quanto materiale verrà rimosso – dice Rovai nella tarda serata di ieri – ma possiamo dire che le ruspe non si fermeranno fino a quando non avremo tolto tutto».

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