Toscana
il caso
Baldini: odissea insostenibile la fila alle Poste che scoppiano
VIAREGGIO. «Chissà se il fratello di Angelino Alfano, top manager di Poste italiane, ha mai fatto la fila ad un qualsiasi sportello per prendere una raccomandata, pagare un bollettino, spedire un...
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VIAREGGIO. «Chissà se il fratello di Angelino Alfano, top manager di Poste italiane, ha mai fatto la fila ad un qualsiasi sportello per prendere una raccomandata, pagare un bollettino, spedire un pacco... Magari, solo per valutare di persona la qualità del servizio pubblico al cittadino, al pensionato ma anche al professionista e a chi ancora lavora». È la riflessione di Massimiliano Baldini, avvocato e consigliere comunale. «Se gli capitasse di farla a Viareggio, ad esempio al Marco Polo, scoprirebbe di ritrovarsi di fronte ad una fila infinita, dove per adempiere qualsiasi operazione, anche la più rapida, c'è da attendere non meno di un’ ora, a volte di più, anche parecchio di più. Venti, trenta persone presenti contemporaneamente in ogni momento della mattinata e due sole impiegate soverchiate di lavoro. Un ufficetto dove la fila inizia dentro, vicino alle casse, ma supera la porta di ingresso, attraversa l'atrio e termina fuori, sotto il sole. Ad attendere anche molti anziani, in difficoltà a stare in piedi così tanto».
La fotografia scattata ieri mattina da Baldini così prosegue: «Le sedie sono poche - quattro o cinque - i più bisognosi si danno il cambio, quando possono, fra coloro che deambulano male ed il solo stare in piedi è un'impresa, anche con il bastone o le stampelle. In coda c'è un intero spaccato di umanità: non solo gli anziani, i pensionati ma anche le mamme con i bimbi per mano o in carrozzina, i professionisti in attesa di ritirare qualche notifica, gli impiegati per spedire i pacchi. Ma le Poste sono ormai diventate banche. Ed allora c'è chi si attarda alle operazioni di sportello, la fila si allunga mentre si fanno le transazioni tipiche degli Istituti di credito, e chi deve solo fare una raccomandata è bloccato all'infinito a guardare il dialogo continuo fra l'utente e la Posta-banca».
Da qualche mese, inoltre, la novità: «Il ritiro della posta non recapitata si fa presso gli uffici locali, non più in centrale dove c'era una stanza a parte che funzionava piuttosto bene. Ecco, allora, che il pubblico aumenta, la fila si allunga ma il personale è lo stesso, cioè sempre meno. Mentre attendi il tuo turno, se non decidi di andartene, assisti alla vita che scorre: le persone si lamentano, borbottano ma poi finiscono per raccontarsi i fatti, si riconoscono, si ricordano, squillano i cellulari e rispondono, "no mamma, non la buttare la pasta perché ho ancora quattro persone davanti". oppure "ho fatto la fila ma non me la danno la raccomandata perché devi venire te anche se gli ho detto che sono la mamma!”. Arrivano poi le 13,35, l'orario di chiusura, la gente è ancora numerosissima, gli uffici non intendono servirli perché chiudono malgrado i malcapitati siano dentro da ore. La tensione sale. È evidente che così non si può andare avanti né a Viareggio, né dovunque!».
Insomma, conclude Baldini, «anche dalla fila alle Poste si comprende l'odissea del quotidiano al quale è costretto il cittadino, stressato, vessato, sempre più privato dei servizi pubblici elementari di cui ha inevitabile necessità. Chissà se il fratello di Alfano lo sa o se ne accorge!».
La fotografia scattata ieri mattina da Baldini così prosegue: «Le sedie sono poche - quattro o cinque - i più bisognosi si danno il cambio, quando possono, fra coloro che deambulano male ed il solo stare in piedi è un'impresa, anche con il bastone o le stampelle. In coda c'è un intero spaccato di umanità: non solo gli anziani, i pensionati ma anche le mamme con i bimbi per mano o in carrozzina, i professionisti in attesa di ritirare qualche notifica, gli impiegati per spedire i pacchi. Ma le Poste sono ormai diventate banche. Ed allora c'è chi si attarda alle operazioni di sportello, la fila si allunga mentre si fanno le transazioni tipiche degli Istituti di credito, e chi deve solo fare una raccomandata è bloccato all'infinito a guardare il dialogo continuo fra l'utente e la Posta-banca».
Da qualche mese, inoltre, la novità: «Il ritiro della posta non recapitata si fa presso gli uffici locali, non più in centrale dove c'era una stanza a parte che funzionava piuttosto bene. Ecco, allora, che il pubblico aumenta, la fila si allunga ma il personale è lo stesso, cioè sempre meno. Mentre attendi il tuo turno, se non decidi di andartene, assisti alla vita che scorre: le persone si lamentano, borbottano ma poi finiscono per raccontarsi i fatti, si riconoscono, si ricordano, squillano i cellulari e rispondono, "no mamma, non la buttare la pasta perché ho ancora quattro persone davanti". oppure "ho fatto la fila ma non me la danno la raccomandata perché devi venire te anche se gli ho detto che sono la mamma!”. Arrivano poi le 13,35, l'orario di chiusura, la gente è ancora numerosissima, gli uffici non intendono servirli perché chiudono malgrado i malcapitati siano dentro da ore. La tensione sale. È evidente che così non si può andare avanti né a Viareggio, né dovunque!».
Insomma, conclude Baldini, «anche dalla fila alle Poste si comprende l'odissea del quotidiano al quale è costretto il cittadino, stressato, vessato, sempre più privato dei servizi pubblici elementari di cui ha inevitabile necessità. Chissà se il fratello di Alfano lo sa o se ne accorge!».
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