Il Tirreno

Versilia

«Grazie, Viareggio che hai camminato di nuovo con noi» 

di Donatella Francesconi
«Grazie, Viareggio che hai camminato di nuovo con noi» 

Il giorno dopo il corteo le parole di Piagentini per una città che non vuole dimenticare

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VIAREGGIO. Dal palco al piazzale della Pam un dono che arriva dritto al cuore. Altro non può essere un uomo che mette corpo e anima a nudo, davanti a migliaia di persone, per la battaglia di un’intera città, di un Italia che ha diritto a certezze quando si tratta di sicurezza lungo i binari. Marco Piagentini, otto anni dopo quei primi minuti in cui la sua casa, la sua famiglia - come le famiglie e le case degli abitanti in via Ponchielli e via Porta Pietrasanta - sono state travolte dall’Apocalisse. Marco che racconta di Luca, 5 anni, che nell’auto doveva essere al sicuro mentre il padre trascinava fuori da casa, un attimo prima che il fuoco divampasse e poi tutto finisse. Eravamo lì in tanti, vicino a quell’auto pietosamente ricoperta da quel telo bianco. Eravamo lì tutti. Vicino a quella barella troppo grande per un corpicino così piccolo. Ed erano lì in tanti, giovedì sera, per strada e sotto il palco. Ad ascoltare le parole di Piagentini e degli altri familiari delle vittime che hanno lanciato la testimonianza indimenticabile non solo della tragedia ma di cosa sono stati questi lunghissimi, infiniti, otto anni. Per chi è stato loro vicino fino a qui. E per quelli che anche all’ottavo anniversario hanno pensato o detto «ma cosa vogliono questi?», od anche semplicemente «ancora?».

Ancora. Avanti nella battaglia per la sicurezza lungo i binari d’Italia, che così sicuri non sono se alla vigilia dell’ottavo anniversario del disastro ferroviario da 32 vittime è il ministero dei trasporti Graziano Delrio a parlare, scrivendo proprio ai familiari della tragedia del 29 giugno 2009, di «tragedie che potevano e debbono essere evitate e che ci portano ogni giorno a misure di rafforzamento della sicurezza, per i passeggeri e per le città attraversate».

Il giorno dopo, la marcia verso l’obiettivo continua. «Bello camminare per Viareggio con la gente di Viareggio», è il grazie di Piagentini, che dell’associazione “Il mondo che vorrei” è oggi presidente, alle migliaia di persone che non hanno mancato l’appuntamento con l’anniversario. «Il senso vero di questo 29 giugno è stato il camminare, reincontrarsi, partecipare perché facendolo si sta bene». Perché «se non si partecipa non si sa cos’è il 29 giugno. Questo ho visto negli occhi delle persone che nel piazzale della Pam hanno visto il video che abbiamo proiettato».

Il video con le immagini della notte maledetta. Il cielo rosso, le macerie, le sirene, le voci disperate del personale lungo l’intera rete ferroviaria, il ruggito dei soccorritori, via radio, scesi nell’inferno. Il video che due magistrati della Procura di Lucca tanto coraggiosi quanto preparati e testardi hanno voluto portare nell’aula del dibattimento, di fronte ai giudici che alle sentenza di condanne sono arrivate il 31 gennaio scorso.

Una sentenza della quale si attendono le motivazioni, ma che è stata una fiammella di speranza per il comitati e le associazioni delle tante stragi d’Italia, riunite ancora una volta a Viareggio, strette sul palco intorno ai familiari delle vittime del disastro ferroviario. Intorno a mamma Luciana Beretti («il nostro presente annienta. Non è possibile dimenticare»); a Maria Antonietta Maccioni («Questa lotta non l’abbiamo fatta da soli, ma insieme ad Assemblea 29 giugno»); ad Enzo Orlandini che ricorda a tutti la forza ed il coraggio che ha portato fin qui chi da otto anni vive l’indicibile dolore. «Negli occhi dei rappresentanti delle associazioni venuti da fuori», è il pensiero che Piagentini ci consegna, «ho visto il sorriso di chi riparte, rigenerato, più forte». Dopo aver bevuto alla fonte di un’intera città, battuta dal vento che è il grido “non dimenticateci” di chi non c’è più.

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