Il Tirreno

Versilia

Viareggio non tradisce la memoria 

di Donatella Francesconi
Viareggio non tradisce la memoria 

Migliaia di persone hanno sfilato in corteo per ricordare le vittime della strage

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VIAREGGIO. Sembra ancora più forte il vento che arriva dal mare mentre il corteo per l’ottavo anniversario della strage di Viareggio imbocca la Passeggiata. La forza del silenzio, con il vento l’unico rumore, ed i gonfaloni dei Comuni (tutti quelli della Versilia e quelli di Lucca e Carrara, insieme alla Provincia) costretti a ripiegarsi. Come se le amministrazioni, la politica, prendessero così atto della battaglia che Viareggio combatte da otto anni. Grazie ai familiari delle 32 vittime di quella notte maledetta di binari, acciaio, Gpl, fuoco, maceri, sangue, carne viva, dolore. «Sicurezza...parola che davamo per scontata e che l’Italia intera, grazie a Viareggio e purtroppo per Viareggio, ha capito che scontata non era», è l’intervento del sindaco Giorgio Del Ghingaro, interrotto dai fischi dei treni, perché anche i ferrovieri non dimenticano.

Viareggio c’è. Anche questa volta. Otto anni dopo. È di settemila partecipanti il dato ufficiale della serata, per un lungo corteo che ha attraversato una città in silenzio, saracinesche abbassate, zero musica, in tanti lungo la strada ad unirsi e non c’è neanche bisogno di dirsi perché. «Viareggio risponde sempre», commenta Stefano Baccelli, oggi consigliere regionale del Pd ma nel 2009 presidente della Provincia di Lucca che molto si è speso in questi lunghi anni per arrivare alla giustizia e alla verità sul disastro ferroviario di Viareggio. Viareggio c’è e risponde. Così non manca lo striscione che ricorda, grazie al giovani del Cantiere sociale, gli oltre 9 milioni di indennità che Finmeccanica-Leonardo ha deliberato per l’ex amministratore delegato Mauro Moretti, condannato in primo grado per la strage di Viareggio a 7 anni di carcere. «La risposta non può essere», insiste Baccelli, «che la legge è stata rispettata».

Perché di fronte alla legge - a ricordalo è il primo cittadino di Viareggio dal palco - «gli imputati non hanno mai messo la faccia. Di fronte a quelle trentadue sedie vuote, nell’aula del Polo fieristico di Lucca, non hanno voluto affrontare quei volti sulle magliette che le ricoprivano».

Trentadue volti mai dimenticati, lungo gli otto anni di una battaglia «che non abbiamo fatto da soli», è il ricordo dei familiari delle vittime riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei”: «Che abbiamo fatto per l’intera comunità». Travolta «da quell’istante di follia», è ancora la voce dei familiari di chi non c’è più, «in quella notte dopo la quale mai niente sarà come prima, inchiodati in questo tragico presente». Otto anni lungo i quali i familiari troppe volte si sono sentiti dire «prendete i soldi» perché «la giustizia non arriverà». Parole alle quali i familiari, l’associazione hanno opposto «la loro determinazione».

Poco prima che la campana della Casina dei ricordi rintocchi per trentadue volte e tra i fischi dei treni risuonino i nomi delle vittime l’appello che arriva dal palco è tutto per il ministro dei trasporti Graziano Delrio: «Ci incontri. Per sapere a che punto è la sicurezza dal 2009 ad oggi. E soprattutto cosa hanno fatto dalla sentenza ad oggi. Ci aspettiamo un invito. Perché la nostra sentenza oltre a dire chi sono i colpevoli dice anche che la sicurezza non c’è». Lo stesso ministro che oggi parla di «trasporto ferroviario che diventa un mostro quando emergono tragedie come queste» ma che ieri - di fronte alla richiesta di condanna a 16 anni di carcere formulata dalla Procura di Lucca per Mauro Moretti ebbe a parlare di «condanna sproporzionata».

Di sicurezza ferroviaria ha parlato il sindaco Del Ghingaro dal palco. E dallo stesso palco di sicurezza sui binari parlano i familiari delle vittime della strage. Chiedendo, per bocca del presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, Marco Piagentini, che tutti i Comuni scrivano a Rfi per pretendere ed ottenere i piani di sicurezza delle stazioni: «Non si può firmare un documento e poi non fare niente»,

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