Sicurezza
Al Museo della Satira si prende in giro Donald Trump
Si inaugura l’8 luglio la mostra dedicata al presidente Usa con le vignette di sessanta disegnatori di tutto il mondo
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FORTE DEI MARMI. Il “trumpismo” sembra aver messo le ali alla satira. Forse perché il mondo intero ha bisogno di ridere per esorcizzare la paura del tycoon diventato improvvisamente e inspiegabilmente re, fatto sta che il presidente degli Stati Uniti è il soggetto perfetto per un vignettista. La prova? La mostra che sabato 8 luglio, alle ore 19, si inaugurerà al Museo della Satira di Forte dei Marmi: si intitola “Trumpeide” e vedrà la partecipazione di 60 disegnatori satirici di tutto il mondo che dicono la loro sul nuovo inquilino della Casa Bianca.
Sono 150 i disegni in esposizione a firma di: Liza Donnelly, Pierre Ballouhey, Damien Glez, Doaa Eladl, Andrzej Krauze, Martyn Turner, Nadia Khiari , Pancho, Tom Janssen, Allegra, Aloi, Altan, Athos Careghi, Giovanni Gbeduschi, Benny, Beppe Mora, Luca Bertolotti e Michele De Pirro, Fabrizio Fabbri, Candia, Cecigian, Lido Contemori, D. Paparelli, Darix, Danilo Maramotti, Francesco Natali, Fabio Magnasciutti, F. Bianco, Franco Domenici, Filippo Frago, Giorgio Franzaroli, Marco Fusi, Gava, Gianni Audisio, Giuseppe La Micela, Emilio Isca, istituto lupe, Joshua Held, Lele Corvi, Leo, Walter Leoni, Luca Garonzi, Max Greggio, Marco De Angelis, Mario Airaghi, Massimo Presciutti, Mauro Biani, Paolo Marengo, Minoggio, Marilena Nardi, Mario Natangelo, Gianfranco Passepartout, Pat, Nico Pillinini, Luca Ricciarelli, Rob Grassilli, Roberto Mangosi, Tiziano Riverso,Sergio Staino, Stefano Disegni, Pietro Vanessi PV, Andrea Vassalle, Vauro Senesi, Vincino, e con un un intervento in catalogo della scrittrice umoristica Lia Celi.
«I disegnatori satirici che hanno accettato il nostro invito a partecipare alla mostra - spiegano dal Museo della satira - hanno impugnato la propria matita come un’arma per deridere Trump, per non soccombere al cospetto di un potere cieco e incontrollabile. L’americana Liza Donnelly, firma del prestigioso New Yorker, ci presenta un Donald che sa pronunciare solo parole di odio e paura, che sembra, nonostante l’aspetto arrogante, un bambino ignorante e capriccioso, alle prese con un ruolo rivelatosi anche ai suoi stessi occhi troppo complesso; il burkinabé di adozione Damien Glez, ci mostra un Trump petroliere, ignaro dei problemi dell’Africa e negazionista sul cambiamento climatico e un Trump nelle vesti di un cupo e folle predicatore; l’egiziana Doaa Eladl paventa una guerra nucleare tra Usa e Nord-Corea o l’abolizione dei diritti sanciti dalla Costituzione, mostrandoci una Statua della Libertà che fa le valigie; la tunisina Nadia Khiari ironizza sulla messa al bando in Usa dei cittadini di sette Paesi musulmani; l’anglo-polacco Andrzej Krauze mostra Trump che gioca a mosca cieca con Gran Bretagna ed Europa; il francese Pierre Ballouhey disegna l’incontro-scontro tra il Papa e Trump; Il franco-sudamericano Pancho e l’olandese Tom Janssen fanno satira sulla contraddizione di voler riportare l’America ai fasti di un tempo mentre si trascura l’inquinamento ambientale; infine l’irlandese Martyn Turner gioca sui continui tweet, ovvero i “cinguettii, di Trump e l’espressione inglese “For the birds” (per gli uccelli), che significa in realtà “di nessun valore”. La galleria che ci propongono i disegnatori italiani (da Altan a Vincino) poi, è una vera carrellata di battute al vetriolo sul sogno americano rovesciato con allusioni alle affinità con i dittatori del passato e del presente, fili spinati e limitazioni della libertà, muri, missili, armi e parole di odio sparse ai quattro venti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sono 150 i disegni in esposizione a firma di: Liza Donnelly, Pierre Ballouhey, Damien Glez, Doaa Eladl, Andrzej Krauze, Martyn Turner, Nadia Khiari , Pancho, Tom Janssen, Allegra, Aloi, Altan, Athos Careghi, Giovanni Gbeduschi, Benny, Beppe Mora, Luca Bertolotti e Michele De Pirro, Fabrizio Fabbri, Candia, Cecigian, Lido Contemori, D. Paparelli, Darix, Danilo Maramotti, Francesco Natali, Fabio Magnasciutti, F. Bianco, Franco Domenici, Filippo Frago, Giorgio Franzaroli, Marco Fusi, Gava, Gianni Audisio, Giuseppe La Micela, Emilio Isca, istituto lupe, Joshua Held, Lele Corvi, Leo, Walter Leoni, Luca Garonzi, Max Greggio, Marco De Angelis, Mario Airaghi, Massimo Presciutti, Mauro Biani, Paolo Marengo, Minoggio, Marilena Nardi, Mario Natangelo, Gianfranco Passepartout, Pat, Nico Pillinini, Luca Ricciarelli, Rob Grassilli, Roberto Mangosi, Tiziano Riverso,Sergio Staino, Stefano Disegni, Pietro Vanessi PV, Andrea Vassalle, Vauro Senesi, Vincino, e con un un intervento in catalogo della scrittrice umoristica Lia Celi.
«I disegnatori satirici che hanno accettato il nostro invito a partecipare alla mostra - spiegano dal Museo della satira - hanno impugnato la propria matita come un’arma per deridere Trump, per non soccombere al cospetto di un potere cieco e incontrollabile. L’americana Liza Donnelly, firma del prestigioso New Yorker, ci presenta un Donald che sa pronunciare solo parole di odio e paura, che sembra, nonostante l’aspetto arrogante, un bambino ignorante e capriccioso, alle prese con un ruolo rivelatosi anche ai suoi stessi occhi troppo complesso; il burkinabé di adozione Damien Glez, ci mostra un Trump petroliere, ignaro dei problemi dell’Africa e negazionista sul cambiamento climatico e un Trump nelle vesti di un cupo e folle predicatore; l’egiziana Doaa Eladl paventa una guerra nucleare tra Usa e Nord-Corea o l’abolizione dei diritti sanciti dalla Costituzione, mostrandoci una Statua della Libertà che fa le valigie; la tunisina Nadia Khiari ironizza sulla messa al bando in Usa dei cittadini di sette Paesi musulmani; l’anglo-polacco Andrzej Krauze mostra Trump che gioca a mosca cieca con Gran Bretagna ed Europa; il francese Pierre Ballouhey disegna l’incontro-scontro tra il Papa e Trump; Il franco-sudamericano Pancho e l’olandese Tom Janssen fanno satira sulla contraddizione di voler riportare l’America ai fasti di un tempo mentre si trascura l’inquinamento ambientale; infine l’irlandese Martyn Turner gioca sui continui tweet, ovvero i “cinguettii, di Trump e l’espressione inglese “For the birds” (per gli uccelli), che significa in realtà “di nessun valore”. La galleria che ci propongono i disegnatori italiani (da Altan a Vincino) poi, è una vera carrellata di battute al vetriolo sul sogno americano rovesciato con allusioni alle affinità con i dittatori del passato e del presente, fili spinati e limitazioni della libertà, muri, missili, armi e parole di odio sparse ai quattro venti».
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