Sicurezza
Murzi: «Stop agli hotel trasformati in alloggi»
di Franco Angelo Calotti
Tra i piani urbanistici del neo sindaco del Forte il no a nuove costruzioni «Il vecchio piano prevedeva un incremento di popolazione, che invece è in calo»
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FORTE DEI MARMI. L’amministrazione Murzi è ormai all’opera e il lavoro di programmazione guarda alle tappe autunnali. Tra i settori più importanti l’urbanistica e la scelta del sindaco di tenere per sé la delega invita a chiedergli quali direzione prenderà il suo lavoro in questo delicato settore.
Sindaco, l’aver tenuto la delega sottolinea l’importanza del settore o il controllare ciò che si farà in prima persona?
«La ragione per cui ho deciso di impegnarmi in prima persona su questi temi, oltre a conferma della fiducia che i cittadini hanno riposto in questa nuova amministrazione, è che entro il 2019 il Comune è obbligato per legge ad adeguare i propri strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale e alla legge sul governo del territorio».
In che misura si andrà verso l’opzione zero?
«Non c’è nel nostro programma la previsione di nuove espansioni edilizie che, per altro, non sarebbero giustificabili in un Comune che da decenni è in costante calo demografico. Dobbiamo quindi individuare strumenti e incentivi, anche di tipo urbanistico, perché l’emigrazione dei residenti si arresti e per invertire questa tendenza. Il piano adottato dalla precedente amministrazione prevede 180 mila metri cubi di nuove costruzioni di cui 141 mila per nuovi insediamenti residenziali, pari a 620 alloggi. Un fabbisogno che è stato giustificato della previsione di 3.620 nuovi abitanti non residenti. Questa singolare previsione di un incremento di abitanti non residenti a cui è stata assegnata una cospicua previsione di nuovi alloggi sarà sicuramente rivista. E nel medio periodo faremo scelte di pianificazione urbanistica che mettano in primo piano la sostenibilità ambientale, la tutela del suolo e delle risorse idriche, il recupero del patrimonio edilizio e delle aree urbane degradate, la conservazione dei beni storici, architettonici e culturali. In sintesi manterremo, riqualificandola, l’immagine che caratterizza Forte».
Quanta continuità e discontinuità ci sarà col passato?
«La discontinuità riguarderà soprattutto l’azione amministrativa nel suo complesso, perché questo ci hanno chiesto i cittadini con il loro voto. Sull’urbanistica ci sarà continuità con il passato se ciò significa proseguire nel percorso, già tracciato negli attuali strumenti di piano, di tutela e di salvaguardia del territorio che sono sicuramente valori universali».
Quali sono state, secondo lei, le scelte più criticabili delle ultime amministrazioni?
«L’immobilismo e il ritardo nel procedere all’aggiornamento dei nostri strumenti urbanistici. Il non aver fatto il regolamento edilizio. Nell’avere approvato due piani complessi di intervento che avevano come obiettivo quello di dare la casa ai cittadini di Forte di cui, dopo dieci anni, non si è visto risultato».
Quali scelte ha, invece, condiviso?
«L’obiettivo del piano complesso per dare la casa ai residenti a prezzi calmierati è condivisibile e rientra tra le nostre priorità. Così come la scelta della variante al regolamento urbanistico con la quale è stato riconfermato il vincolo a non frazionare gli immobili. Senza questo atto saremmo andati verso lo snaturamento del nostro patrimonio immobiliare, mettendo a rischio la nostra identità culturale-urbanistica, favorendo possibili nuove speculazioni edilizie. Questa norma, però, non dovrà interessare gli interventi per la prima casa e andrà riconfermata nel futuro piano operativo».
E la variante appena approvata che fine farà?
«La stiamo valutando: penso però che dovremo proseguire l’iter di approvazione, perché vista la scadenza del 2019, non ci sono i tempi per un nuovo piano. Stiamo già definendo una nostra modifica nel segno di una forte riduzione del dimensionamento edilizio, della ridefinizione del perimetro della zona urbanizzata, con la reintroduzione di alcune salvaguardie in zone del territorio aperto che questo piano aveva cancellato. Elimineremo anche le norme che consentono la dismissione del patrimonio edilizio alberghiero per realizzare nuovi alloggi, e vogliamo più tutela per la fascia costiera e Roma Imperiale, confermando l’inedificabilità delle aree residue libere. Infine pensiamo anche a nuove opportunità per Vaiana, considerata sempre area di confine poco appetibile dal mercato e poco considerata anche dai nostri piani urbanistici».
Quali sono le urgenze di questo settore?
«Sicuramente il regolamento edilizio e la prima casa, per cui ci impegneremo già dai prossimi giorni ad una verifica sulla stato di attuazione degli interventi previsti dal piano complesso. L’obiettivo è quello di mettere le cooperative che sono intenzionate a realizzare la prima casa nelle condizioni di poter operare con tempi certi».
Sindaco, l’aver tenuto la delega sottolinea l’importanza del settore o il controllare ciò che si farà in prima persona?
«La ragione per cui ho deciso di impegnarmi in prima persona su questi temi, oltre a conferma della fiducia che i cittadini hanno riposto in questa nuova amministrazione, è che entro il 2019 il Comune è obbligato per legge ad adeguare i propri strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale e alla legge sul governo del territorio».
In che misura si andrà verso l’opzione zero?
«Non c’è nel nostro programma la previsione di nuove espansioni edilizie che, per altro, non sarebbero giustificabili in un Comune che da decenni è in costante calo demografico. Dobbiamo quindi individuare strumenti e incentivi, anche di tipo urbanistico, perché l’emigrazione dei residenti si arresti e per invertire questa tendenza. Il piano adottato dalla precedente amministrazione prevede 180 mila metri cubi di nuove costruzioni di cui 141 mila per nuovi insediamenti residenziali, pari a 620 alloggi. Un fabbisogno che è stato giustificato della previsione di 3.620 nuovi abitanti non residenti. Questa singolare previsione di un incremento di abitanti non residenti a cui è stata assegnata una cospicua previsione di nuovi alloggi sarà sicuramente rivista. E nel medio periodo faremo scelte di pianificazione urbanistica che mettano in primo piano la sostenibilità ambientale, la tutela del suolo e delle risorse idriche, il recupero del patrimonio edilizio e delle aree urbane degradate, la conservazione dei beni storici, architettonici e culturali. In sintesi manterremo, riqualificandola, l’immagine che caratterizza Forte».
Quanta continuità e discontinuità ci sarà col passato?
«La discontinuità riguarderà soprattutto l’azione amministrativa nel suo complesso, perché questo ci hanno chiesto i cittadini con il loro voto. Sull’urbanistica ci sarà continuità con il passato se ciò significa proseguire nel percorso, già tracciato negli attuali strumenti di piano, di tutela e di salvaguardia del territorio che sono sicuramente valori universali».
Quali sono state, secondo lei, le scelte più criticabili delle ultime amministrazioni?
«L’immobilismo e il ritardo nel procedere all’aggiornamento dei nostri strumenti urbanistici. Il non aver fatto il regolamento edilizio. Nell’avere approvato due piani complessi di intervento che avevano come obiettivo quello di dare la casa ai cittadini di Forte di cui, dopo dieci anni, non si è visto risultato».
Quali scelte ha, invece, condiviso?
«L’obiettivo del piano complesso per dare la casa ai residenti a prezzi calmierati è condivisibile e rientra tra le nostre priorità. Così come la scelta della variante al regolamento urbanistico con la quale è stato riconfermato il vincolo a non frazionare gli immobili. Senza questo atto saremmo andati verso lo snaturamento del nostro patrimonio immobiliare, mettendo a rischio la nostra identità culturale-urbanistica, favorendo possibili nuove speculazioni edilizie. Questa norma, però, non dovrà interessare gli interventi per la prima casa e andrà riconfermata nel futuro piano operativo».
E la variante appena approvata che fine farà?
«La stiamo valutando: penso però che dovremo proseguire l’iter di approvazione, perché vista la scadenza del 2019, non ci sono i tempi per un nuovo piano. Stiamo già definendo una nostra modifica nel segno di una forte riduzione del dimensionamento edilizio, della ridefinizione del perimetro della zona urbanizzata, con la reintroduzione di alcune salvaguardie in zone del territorio aperto che questo piano aveva cancellato. Elimineremo anche le norme che consentono la dismissione del patrimonio edilizio alberghiero per realizzare nuovi alloggi, e vogliamo più tutela per la fascia costiera e Roma Imperiale, confermando l’inedificabilità delle aree residue libere. Infine pensiamo anche a nuove opportunità per Vaiana, considerata sempre area di confine poco appetibile dal mercato e poco considerata anche dai nostri piani urbanistici».
Quali sono le urgenze di questo settore?
«Sicuramente il regolamento edilizio e la prima casa, per cui ci impegneremo già dai prossimi giorni ad una verifica sulla stato di attuazione degli interventi previsti dal piano complesso. L’obiettivo è quello di mettere le cooperative che sono intenzionate a realizzare la prima casa nelle condizioni di poter operare con tempi certi».
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