Il Tirreno

Versilia

Borsa falsa venduta a 18.000 euro 

di Matteo Tuccini
Borsa falsa venduta a 18.000 euro 

Arrestate sette persone: commercializzavano i prodotti taroccati tra Versilia, Firenze e Milano

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VIAREGGIO. Il clou della collezione era l’imitazione di una delle borse più care al mondo: la Birkin Himalayan, realizzata dalla casa di moda Hermes con la pelle di coccodrillo del Nilo. Un gioiello capace di raggiungere la vetta di 380.000 dollari: cifra battuta all’asta da Christie’s a Londra, tra l’altro pare non il record assoluto d’acquisto. Sottobanco i compratori si accontentavano di spendere 18.000 euro per l’imitazione. Che la Guardia di finanza di Viareggio ha recuperato, assieme ad altri 147.000 prodotti falsi, in una operazione che ha preso proprio il nome dal modello di borsa superlusso.

L’operazione si è conclusa con sette arresti, tutti compiuti nella provincia di Firenze: da Sesto Fiorentino al Mugello. Si tratta di italiani – di cui le Fiamme gialle non hanno fornito i nomi – che gestivano una rete di falsi a cinque stelle. Venivano prodotti in quattro laboratori, sempre nell’area fiorentina, destinati al confezionamento e allo stoccaggio di questi prodotti contraffatti. A gestire il tutto questi nostri connazionali, con precedenti penali specifici, ora agli arresti domiciliari. Una vera rete che operava tra la Versilia, appunto Firenze e Milano. Proprio nella capitale della moda, anzi nel suo cuore più esclusivo dove abbondano le boutique, è stato trovato uno spazio espositivo della merce contraffatta nascosto in un appartamento. «L’appartamento – spiega Filippo Capineri, comandante della Compagnia di Viareggio della Guardia di finanza – si trova in una palazzina di lusso nel quadrilatero milanese della moda, con inquilini dai nomi altisonanti. Nessuno di questi, però, ha avuto a che fare con il traffico da noi intercettato». I bene informati che si trovavano in zona per ammirare, e magari comprare, prodotti Hermes, Gucci, Louis Vuitton, Prada e altro, potevano decidere di scansare le boutique e accontentarsi delle borse taroccate. Salendo qualche piano più sopra.

E pensare che tutto questo è stato scoperto partendo dai controlli di routine sui venditori ambulanti abusivi. «Il nostro obiettivo – affermano i vertici delle Fiamme gialle – è scoraggiare sì il commercio di falsi in spiaggia o nelle località della Versilia, ma soprattutto risalire, individuare e smantellare la catena che li produce. Per questo motivo, iniziando da un controllo in spiaggia, abbiamo potuto raggiungere questi risultati». Va detto che un oggetto come l’Himalayan, per quanto taroccato, non può essere venduto tra gli ombrelloni: troppo alto il guadagno che si intende ricavare. Un occhio attento potrebbe derubare a sua volta gli ambulanti abusivi e magari farci qualche soldo in proprio. Di conseguenza certi falsi più cari degli altri vengono venduti ai clienti in altri canali: tra questi, l’appartamento milanese di cui dicevamo prima. «Continuiamo a tenere gli occhi aperti sulla Versilia e sul mondo della contraffazione – concludono le Fiamme gialle – stiamo parlando di un mercato che ha portato solo nell’ultimo anno a sequestrare oltre 350.000 pezzi in zona». Per valore di mercato che può superare i dieci milioni di euro.

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