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Divier Nelli: "Nel mio nuovo romanzo vi racconto i ragazzi di oggi, belli e maledetti"

Claudio Vecoli
Lo scrittore viareggino Divier Nelli
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Lo scrittore viareggino Divier Nelli

E' uscito "Il giorno degli orchi" (Guanda), ultimo lavoro dello scrittore viareggino. Che ne parla al Tirreno...

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VIAREGGIO. Il suo romanzo d’esordio risale a quindici anni fa. Era il 2002 e, non ancora trentenne, Divier Nelli dette alle stampe La contessa, un giallo ambientato a Viareggio che riscosse subito un ottimo successo. Con altri quattro romanzi e un numero imprecisato di racconti alle spalle e tre lustri trascorsi nel mondo della scrittura (sia come direttore editoriale della collana dei Gialli Rusconi sia come coordinatore della scuola di narrazione intitolata a Mario Tobino), lo scrittore viareggino torna con Il giorno degli orchi, un nuovo libro pubblicato da Guanda che - pur facendo leva sulla tensione narrativa tipica del thriller - non lo si può catalogare semplicemente come un giallo o un noir. E non a caso la sua nuova casa editrice lo ha inserito in una collana non di genere. E per la sua prima presentazione ufficiale Divier Nelli ha scelto Viareggio, visto che oggi - a due giorni dall’uscita sugli scaffali - sabato 24 ha scelto la libreria Mondadori in Passeggiata a Viareggio come prima uscita pubblica.

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Allora Divier, Il giorno degli orchi è stato inserito da Guanda nella collana Prosa Contemporanea, dove possiamo trovare autori come Nick Horby, Fernando Pessoa, Luis Sepulveda, Isaac B. Singer e molti altri grandissimi. Pensi sia un libro “importante”?

«Il giudizio finale spetta ai lettori e ai critici. Quando scrivo penso solo a raccontare una storia».

Copertina e titolo del libro fanno pensare che l'argomento sia la pedofilia. Chi sono i protagonisti?

«Gli adolescenti, il loro mondo, le loro emozioni, ciò che possono arrivare a fare in determinate situazioni quando sono in gruppo e si influenzano a vicenda. C'è anche l'argomento pedofilia in rete, certo, ma è trattato in modo inaspettato, non convenzionale».

Questo nuovo libro è imbientato nel Chianti, dove abiti ormai da alcuni anni. Ma non mancano i riferimenti alla tua Versilia...

«I protagonisti della vicenda si muovono in un paesino immaginario, Poggio in Chianti, che si trova nella collina fra Firenze e Siena, dove vivo da qualche tempo. Ma anche in questo romanzo non mancano i richiami alla Versilia. Per esempio Aurora, la protagonista, tutti gli anni trascorre le sue vacanze estive a Viareggio, dove frequenta uno stabilimento balneare. Sì, un po’ della mia terra è anche qui».

Che rapporto mantieni con Viareggio?

«Ora vivo ad Impruneta, nel Chianti, e devo dire che mi trovo benissimo. Sono a venti minuti dal centro di Firenze e da qui, in treno, raggiungi Roma o Milano in pochissimo tempo. Da questo punto di vista, dove vivo, è un posto comodissimo. Certo Viareggio resta nel mio cuore. E quando posso, ci torno sempre volentierissimo. Non ci vengo in vacanza, ma semplicemente perché non faccio grandi vacanze. Spesso le vacanze coincidono con i tour in giro per l’Italia a presentare libri. Però resto affezionato alla Versilia dove ho moltissimi amici».

Da molti anni insegni narrazione, tenendo corsi nelle scuole, dalle elementari alle superiori. Quanto ha influito sulla tua scrittura?

«Queste esperienze sono un'ottima palestra. Ho sempre cercato di scrivere in modo semplice, chiaro, diretto, e confrontarmi con studenti di tutte le età mi spinge a esserlo sempre di più. Molti quando parlano o scrivono danno per scontato di essere capiti, ma non è sempre così».

Torniamo ai contenuti del libro. Secondo te oggi per un genitore è molto più difficile rispetto alle generazioni precedenti tenere i figli lontani dai pericoli?

«Premetto che non ho figli, ma la risposta è sì. Prima dell'avvento di Internet e dei social, coi figli a casa i genitori si sentivano tranquilli. Ora non è più così. Un orco può contattare un ragazzino che abita a chilometri di distanza, addirittura in un altro paese, un altro continente, in qualsia momento della giornata senza che nessuno se ne accorga».

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Che cosa manca ai ragazzi di oggi?

«Tutto e niente. L'adolescenza è il momento di passaggio più delicato della vita, pieno di emozioni che vengono vissute con grandissima intensità. Spesso gli adulti dimenticano di esserci passati e aver provato più o meno le stesse cose. Sarebbe bello se riuscissimo davvero a capire di cosa hanno bisogno i ragazzi, forse tanti problemi sarebbero risolti e molte tragedie evitate. Purtroppo non esiste una regola universale, una formula da applicare».

Che rapporto hai con Internet e i social?

«Uso la rete soprattutto per fare ricerca. Sono su Facebook e Twitter per tenermi in contatto con gli amici, ma prevalentemente li utilizzo per il mio lavoro. La quasi totalità dei miei post riguarda presentazioni, lezioni, impegni».

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I tuoi romanzi sono sempre di una misura contenuta. È una scelta?

«Per le mie storie cerco sempre di usare le parole strettamente necessarie. Mi piace l'essenzialità, la precisione. Ciò che è funzionale a quel che sto raccontando».

Cosa hanno in comune le tue storie?

«La scrittura, lo stile, una certa tensione. Per il resto sono tutte vicende diverse. Mi piace cambiare, scoprire ogni volta nuovi personaggi, nuove situazioni e stati d'animo».

Un libro è come un figlio: vuoi bene a tutti ed è impossibile anche solo pensare di fare una classifica. Rispetto ai tuoi precedenti romanzi, però, Il giorno degli orchi che caratteristiche ha?

«Ovviamente voglio bene a tutti i miei libri. Questo, però, ha qualcosa di diverso dagli altri. È molto essenziale, sia nella grafica che nel modo di scrivere che nella punteggiatura. Sì, se dovessi definirlo con un aggettivo direi che è essenziale...»

E a chi lo consiglieresti?

«È un libro per tutti. Parla ai ragazzi perché protagonisti sono degli adolescenti. Ma parla anche ai genitori perché forse aiuta a comprendere meglio i loro ragazzi. Anche se non potrà fare a meno di inquietarli un po’».

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di Redazione web