Sicurezza
Misericordia spaccata il parroco ne chiede il commissariamento
A maggio il consiglio direttivo si è dimesso: troppi malumori Don Giorgio Simonetti: il bilancio dell’associazione non torna
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MASSAROSA. Vista con l’occhio contemporaneo – e anche più locale – sembra uno scisma d’Occidente. Da una parte c’è infatti il parroco, che critica la Misericordia – associazione cattolica – sostenendo che i conti non tornano, né quelli del bilancio né quelli dei consiglieri, e ne chiede il commissariamento. Dall’altra, c’è (parte) del consiglio direttivo che nega tutto e spiega anche il perché. In mezzo (altri) consiglieri sempre in direzione ostinata e contraria, usciti dal consiglio e mai tornati.
È la Misericordia di Massarosa oggi, il cui consiglio è stato eletto il maggio del 2014 e sarebbe dovuto rimanere in carica un altro anno ancora. Il mese scorso, tuttavia, ha dato le dimissioni. «Eravamo consumati da questo clima tutt’altro che fraterno – commenta Emiliano Paoli, del consiglio direttivo uscente –. Per questo abbiamo deciso di andare alle urne per dare la parola agli associati, che con il loro voto potranno giudicare l’operato del consiglio e di coloro che sin dal suo insediamento hanno remato contro senza alcuna ragionevole motivazione». Le elezioni si terranno il 23 luglio, ma nel frattempo don Giorgio Simonetti, parroco della chiesa dei Santissimi Jacopo e Andrea, chiede che l’associazione venga commissariata. Due i problemi sollevati dal sacerdote: il bilancio («non tornano le entrate ma magari solo per un conteggio sbagliato», dice) e il numero dei consiglieri, che sarebbero inferiori a quelli previsti, proprio perché alcuni si sono dimessi nel corso del mandato. «È evidente che c’è qualcosa che non va all’interno», dice il parroco, il quale già nel 2016 chiese controlli alla presidenza regionale dell’associazione. «È stato chiesto un controllo e infatti da Firenze è arrivato – racconta – sono stati evidenziati problemi ma non sono state date soluzioni».
Il parroco, di fatto, non ha il potere di commissariare l’associazione. Possono chiederlo il presidente della Misericordia, il collegio dei probiviri o il tre per cento degli associati. E proprio da questi ultimi – dice il parroco e conferma la Misericordia – è partita una raccolta firme per chiedere il commissariamento dell’associazione cattolica.
«Con enorme dispiacere – contestano in una lettera alcuni membri del consiglio uscente – si apprende solo recentemente che la parrocchia, invece di fare il proprio mestiere spirituale, e magari lavorare anch’essa per ristabilire un clima adeguato nella comunità (quindi cercando di unire e non di dividere), ha deciso in modo che ci sembra senz’altro arrogante e del tutto improprio, anche dal punto di vista legale, di lanciare una campagna di raccolta firme per chiedere il commissariamento della Misericordia». Nemmeno loro negano che all’interno del consiglio ci fossero attriti e danno la loro versione sul bilancio. «In questi anni abbiamo acquistato due ambulanze e un pulmino, assolutamente necessari; interrotto abbonamenti a riviste e servizi inutili a costi abnormi, interrotto una fornitura pluriennale di sapone in quantità industriale (quindi inutile) che la Misericordia pagava a cifre assurdamente elevate». Tra le altre cose, dicono, «siamo rientrati in possesso di una casa ricevuta in eredità». Proprio da qui, secondo Emiliano Paoli, «i rapporti con la parrocchia sono diventati sempre più tesi e sono iniziate richieste assolutamente esose di affitto». Ma l’ultima parola, in ogni caso, spetta alla presidenza.
Melania Carnevali
È la Misericordia di Massarosa oggi, il cui consiglio è stato eletto il maggio del 2014 e sarebbe dovuto rimanere in carica un altro anno ancora. Il mese scorso, tuttavia, ha dato le dimissioni. «Eravamo consumati da questo clima tutt’altro che fraterno – commenta Emiliano Paoli, del consiglio direttivo uscente –. Per questo abbiamo deciso di andare alle urne per dare la parola agli associati, che con il loro voto potranno giudicare l’operato del consiglio e di coloro che sin dal suo insediamento hanno remato contro senza alcuna ragionevole motivazione». Le elezioni si terranno il 23 luglio, ma nel frattempo don Giorgio Simonetti, parroco della chiesa dei Santissimi Jacopo e Andrea, chiede che l’associazione venga commissariata. Due i problemi sollevati dal sacerdote: il bilancio («non tornano le entrate ma magari solo per un conteggio sbagliato», dice) e il numero dei consiglieri, che sarebbero inferiori a quelli previsti, proprio perché alcuni si sono dimessi nel corso del mandato. «È evidente che c’è qualcosa che non va all’interno», dice il parroco, il quale già nel 2016 chiese controlli alla presidenza regionale dell’associazione. «È stato chiesto un controllo e infatti da Firenze è arrivato – racconta – sono stati evidenziati problemi ma non sono state date soluzioni».
Il parroco, di fatto, non ha il potere di commissariare l’associazione. Possono chiederlo il presidente della Misericordia, il collegio dei probiviri o il tre per cento degli associati. E proprio da questi ultimi – dice il parroco e conferma la Misericordia – è partita una raccolta firme per chiedere il commissariamento dell’associazione cattolica.
«Con enorme dispiacere – contestano in una lettera alcuni membri del consiglio uscente – si apprende solo recentemente che la parrocchia, invece di fare il proprio mestiere spirituale, e magari lavorare anch’essa per ristabilire un clima adeguato nella comunità (quindi cercando di unire e non di dividere), ha deciso in modo che ci sembra senz’altro arrogante e del tutto improprio, anche dal punto di vista legale, di lanciare una campagna di raccolta firme per chiedere il commissariamento della Misericordia». Nemmeno loro negano che all’interno del consiglio ci fossero attriti e danno la loro versione sul bilancio. «In questi anni abbiamo acquistato due ambulanze e un pulmino, assolutamente necessari; interrotto abbonamenti a riviste e servizi inutili a costi abnormi, interrotto una fornitura pluriennale di sapone in quantità industriale (quindi inutile) che la Misericordia pagava a cifre assurdamente elevate». Tra le altre cose, dicono, «siamo rientrati in possesso di una casa ricevuta in eredità». Proprio da qui, secondo Emiliano Paoli, «i rapporti con la parrocchia sono diventati sempre più tesi e sono iniziate richieste assolutamente esose di affitto». Ma l’ultima parola, in ogni caso, spetta alla presidenza.
Melania Carnevali
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