Lutto
Addio al fabbro delle ville versiliesi
Massimo Poli se ne va a 65 anni. Oggi i funerali nella chiesa di Sant’Ermete
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FORTE DEI MARMI. Il suo non era un semplice lavoro. Non doveva solo recintare le ville del Forte dei Marmi: doveva sigillarle e mantenerle belle, bellissime. E Massimo Poli, questo, lo sapeva fare bene prima di morire ieri a 65 anni dopo una malattia che lo aveva portato da mesi via dalla sua arte.
Originario di Forte dei Marmi e con un giro di lavoro ben avviato lì, Massimo era il fabbro più conosciuto. Anzi, il fabbro. Si era trasferito nel comune di Seravezza da anni, da quando si sposò con la moglie, defunta anche lei. Lì, aveva il suo fondo (con un socio) e la casa, a Pozzi. Aveva un figlio, che vive in America, e una nuova compagna.
Massimo era anche un motociclista. Vespe truccate e grosse cilindrate. Via come una scheggia a farsi abbracciare dal vento. «Nemmeno riusciva a toccare terra con entrambi i piedi da quanto era piccolo – lo ricorda un amico – ma lui ci scherzava sempre». Lui, era così, dicono «scherzava sempre con tutti, non si capisce come ma anche se una giornata gli andava storta, ci rideva su», raccontano di lui.
Per lavoro ha fatto i cancelli di tante ville del Forte, come di Seravezza e dintorni. Con la crisi dell’edilizia anche il suo lavoro era calato. Ma poco importa a chi nell’anima ha l’allegria. «Era un’estate di metà anni 60 – lo ricorda un altro amico – mi trovavo in Palatina da mia nonna quando in fondo al vigneto è spuntato lui, non me lo aspettavo. Abbiamo passato il pomeriggio divertendoci a sentire i miei dischi di Celentano e del Clan. Un ricordo di una strana giornata estiva che a distanza di anni non ho dimenticato».
I funerali si terranno oggi nella chiesa di Sant’Ermete a Forte dei Marmi, alle 15.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Originario di Forte dei Marmi e con un giro di lavoro ben avviato lì, Massimo era il fabbro più conosciuto. Anzi, il fabbro. Si era trasferito nel comune di Seravezza da anni, da quando si sposò con la moglie, defunta anche lei. Lì, aveva il suo fondo (con un socio) e la casa, a Pozzi. Aveva un figlio, che vive in America, e una nuova compagna.
Massimo era anche un motociclista. Vespe truccate e grosse cilindrate. Via come una scheggia a farsi abbracciare dal vento. «Nemmeno riusciva a toccare terra con entrambi i piedi da quanto era piccolo – lo ricorda un amico – ma lui ci scherzava sempre». Lui, era così, dicono «scherzava sempre con tutti, non si capisce come ma anche se una giornata gli andava storta, ci rideva su», raccontano di lui.
Per lavoro ha fatto i cancelli di tante ville del Forte, come di Seravezza e dintorni. Con la crisi dell’edilizia anche il suo lavoro era calato. Ma poco importa a chi nell’anima ha l’allegria. «Era un’estate di metà anni 60 – lo ricorda un altro amico – mi trovavo in Palatina da mia nonna quando in fondo al vigneto è spuntato lui, non me lo aspettavo. Abbiamo passato il pomeriggio divertendoci a sentire i miei dischi di Celentano e del Clan. Un ricordo di una strana giornata estiva che a distanza di anni non ho dimenticato».
I funerali si terranno oggi nella chiesa di Sant’Ermete a Forte dei Marmi, alle 15.
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