Il Tirreno

Versilia

RIVELAZIONI 

Parra e Rapetti Mogol incantano in 3 antichi oratori

di ADOLFO LIPPI

Seravezza è un luogo di incanto. Poco distante dai furori della Versilia del boom vacanziero, a Seravezza prendi a contemplare le montagne, a respirare il silenzio, a gradire i marmi che ti...

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Seravezza è un luogo di incanto. Poco distante dai furori della Versilia del boom vacanziero, a Seravezza prendi a contemplare le montagne, a respirare il silenzio, a gradire i marmi che ti circondano. Qui, in tre chiese semidimenticate, piccoli oratori-gioiello dedicati alla Madonna del Carmine, a Sant’Antonio e all’Annunziata, due artisti, giovani e giustamente ambiziosi, grazie all’ArteA Gallery di Milano, al Comune e alla Fondazione Terre Medicee, hanno collocato loro audaci opere d’arte contemporanea - Rivelazioni è il titolo dell’esposizione - senza contaminare il bel barocco che distingue gli antichi cenacoli. Gioni David Parra e Alfredo Rapetti Mogol sono personalità già affermate. Uno, il primo, è viareggino che s’è allontanato da subito dallo scimmiottare Lorenzo Viani, l’altro è il figlio del noto autore Mogol (mio amico) e lo conobbi qualche anno fa in Umbria nell’eremo-scuola del babbo ancora indeciso se fare il cantautore (mestiere che Mogol gli avrebbe facilitato) o il pittore. Poi nemmeno questo ha fatto perché la sua opera è davvero lontana dalle combinazioni coloristiche e si sviluppa in oggetti, linee, parole (tante) combinate su lastre e pietre.

Seravezza quest’estate vuole stupire. Il sindaco Riccardo Tarabella è inventivo e colto. Al Mediceo ai primi di luglio ospiterà una grande mostra nazionale di Plinio Nomellini. Sarà l’evento artistico più importante in Toscana ricordando quanto Nomellini prese dal paesaggio rivierasco, fu amico di Puccini nel club “Bohéme”, ha opere strepitose nei musei di Livorno e Firenze. Tra l’altro in uno dei suoi quadri dedicati a Garibaldi appare la sagoma di Lorenzo Viani effigiato in un robettiere camicia rossa.

Tornando a Parra e Rapetti essi hanno inventato un’esposizione-pellegrinaggio (avverrà per l’inaugurazione in programma domani alle 18 che partendo proprio dal Mediceo raggiungerà i tre oratori. Nel primo, la Madonna del Carmine, si hanno di Rapetti tele della sua nota serie “Cieli” e alcuni marmi istoriati con brevi epigrammi. Si pongono come rebus da decifrare e meditare. Di Parra, invece, vi sono lame di luce o blocchetti di marmo pitturati negli spacchi con colore d’oro. In un caso e nell’altro si affrontano i linguaggi dell’arte contemporanea, un’arte che non usa figurazione facile o slogan o dichiarazioni o ritrattistica ma combina e scombina la materia e i volumi assemblando in altre forme, spesso disinvolte, spesso incantate, concetti, materiali, icone, segni. Così in Rapetti emerge, in modo quasi totemico, tanta letteratura e tanta fraseologia, tutte quelle parole che Mogol usò in canzoni indimenticabili e che il figlio riadopera in neon o in epigrafi spalancando a quelle diversi significati.

Parra, scultore e scenografo, cerca invece forze nascoste, energie sepolte dentro le cose (tele, pietre, ferri, marmi) e le porta in luce godendo della loro nuova vita “en plein air”. Tra le sue opere pubbliche permanente il suo “Obelisco di luce” coi suoi dieci metri di altezza e i suoi 2.500 chili di stazza in acciaio svetta proprio alle case popolari di Seravezza, mentre altri lavori di Parra sono stati esposti in tempi recenti a Berlino, Bangkok, Londra, Lugano, Miami, New York.

Anche in Sant’Antonio e all’Annunziata, per l’itinerario-pellegrinaggio voluto dai due artisti, compaiono qua e là tra stucchi e affreschi vecchi, tra statue di mitica devozione e ombre di navate storicizzate, teche e piombi di evanescente leggerezza, pietruzze a piastrellare componendo disegni sui pavimenti consunti, tracce e graffiti desueti che tanto ricordano Lucio Fontana e le sue lezioni spaziali.

Se si hanno in mente le esperienze dei grandi artisti contemporanei italiani, da Burri a Fontana, a Pino Pascali a De Dominicis, la mostra d Parra e Rapetti appare, dunque, chiara e preziosa. Ma ancor più gustosa lo è perché allocata in Seravezza che la tragica alluvione del 1885 distrusse provocandone la rinascita. Nata dal fiume, Vezza, la cittadina ha oggi una piazza incantevole dove s’affaccia palazzo Rossetti (pieno Cinquecento) dove, guardando al bellissimo giardino ricavato dal monte retrostante, si possono ricordare i geni del luogo, Enrico Pea e Luigi Salvatori, scrittore mirabolante il primo, eroe dell’antifascismo (più volte incarcerato e picchiato) il secondo. Tutti e due di pura schiatta ligure-apuana (che dette tanto filo da torcere alle legioni romane imperanti a Pisa). E tutti e due aderenti a quella famosa Repubblica d’Apua che nel primo Novecento spalancò le porte della Versilia all’arte e alla cultura moderna. Ad essi Parra e Rapetti sarebbero grandemente piaciuti.

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