Toscana
Mungai conferma la fiducia alla gestione della piscina
di Cesare Bonifazi
Il sindaco: «Nessun presupposto per prendere provvedimenti con Acquatica» Bonciani risponderà alla procura per l’assegnazione degli impianti di Firenze
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MASSAROSA. La bufera su Acquatica, la società che gestisce la piscina di Massarosa, sembra non smuovere le acque in Versilia. Il sindaco di Massarosa, Franco Mungai, assicura che, malgrado uno dei soci sia indagato a Firenze, il contratto con la società rimarrà invariato e non è messo in discussione.
Tutto nasce dal fatto che Franco Bonciani, uno dei soci di Acquatica, è indagato della procura di Firenze insieme al collega presidente della Firenze Pallanuoto asd, Cipriano Catellacci, per presunte irregolarità nell’assegnazione di due impianti sportivi fiorentini. Bonciani è stato anche momentaneamente interdetto dall’esercizio dell’impresa ai privati. Non potrà materialmente gestire imprese per un anno.
«Abbiamo preso contatti con Acquatica – dice il primo cittadino di Massarosa – dalla dirigenza ci hanno detto che presto ci faranno sapere chi sarà il nuovo referente per la nostra piscina».
Il contratto con la società rimane in essere e la gestione continuerà: «Non vedo il motivo per cui dovremmo mettere in discussione il contratto che abbiamo stipulato – continua – penseremo in caso a revocare la gestione se non rispetterà gli standard: se non funziona, cambieremo. La gestione è sicuramente più positiva rispetto a quella precedente sia in termini di mantenimento che di accoglienza. Non sono io a dirlo: è l’utenza che dà questo riscontro».
Inoltre non ci sono ombre sulle procedure che hanno assegnato la nostra piscina: «Il nostro bando rispetta tutti i parametri richiesti dalla legge – afferma Mungai – non ci sono strane manipolazioni. Inoltre la costituzione parla chiaro: si presume l’innocenza fino alla sentenza in via definitiva. Questo è sufficiente per non prendere provvedimenti contro Acquatica di cui Bonciani è uno dei soci». Il gestore di piscine è noto nel Fiorentino per la sua vicinanza all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e come ex segretario del Pd a Rignano sull’Arno, il paese dell’ex primo ministro.
L’indagine della procura e delle fiamme gialle suppone che ci possano essere collusioni tra il Comune di Firenze e le aziende sotto inchiesta: si tratterebbe - secondo l’ipotesi investigativa - di manovre per favorire un’associazione temporanea di impresa composta proprio da Bonciani e Catellacci. Indagati anche l’assessore fiorentino allo sport Andrea Vannucci, il dirigente capo dell’assessorato allo sport e il presidente della commissione gara e gli altri funzionari dello stesso assessorato.
Il giudice per le indagini preleiminari ha avallato il sospetto che possa esserci stata «una posizione di favore del Comune»: un “rapporto collusivo” e “intesa” tra assessore, dirigenti del Comune e imprenditori che gestivano le società sportive. L’assessore di Firenze, secondo il gip, potrebbe aver favorito Catelacci tanto da cercargli uno sponsor per la società per partecipare al bando della piscina Paganelli alle porte di Firenze. Nella turbativa rientrerebbe anche quella di un’altra piscina fiorentina, quella di San Marcellino, affidata nel 2013. Inoltre gli indagati avrebbero nascosto la situazione debitoria delle società nei confronti del Comune (condizione che li avrebbe esclusi dal bando). Ci sarebbero state, oltre a questo, anche domande incomplete e clausole nella formazione del bando “frutto dell’accordo collusivo”.
Tutto nasce dal fatto che Franco Bonciani, uno dei soci di Acquatica, è indagato della procura di Firenze insieme al collega presidente della Firenze Pallanuoto asd, Cipriano Catellacci, per presunte irregolarità nell’assegnazione di due impianti sportivi fiorentini. Bonciani è stato anche momentaneamente interdetto dall’esercizio dell’impresa ai privati. Non potrà materialmente gestire imprese per un anno.
«Abbiamo preso contatti con Acquatica – dice il primo cittadino di Massarosa – dalla dirigenza ci hanno detto che presto ci faranno sapere chi sarà il nuovo referente per la nostra piscina».
Il contratto con la società rimane in essere e la gestione continuerà: «Non vedo il motivo per cui dovremmo mettere in discussione il contratto che abbiamo stipulato – continua – penseremo in caso a revocare la gestione se non rispetterà gli standard: se non funziona, cambieremo. La gestione è sicuramente più positiva rispetto a quella precedente sia in termini di mantenimento che di accoglienza. Non sono io a dirlo: è l’utenza che dà questo riscontro».
Inoltre non ci sono ombre sulle procedure che hanno assegnato la nostra piscina: «Il nostro bando rispetta tutti i parametri richiesti dalla legge – afferma Mungai – non ci sono strane manipolazioni. Inoltre la costituzione parla chiaro: si presume l’innocenza fino alla sentenza in via definitiva. Questo è sufficiente per non prendere provvedimenti contro Acquatica di cui Bonciani è uno dei soci». Il gestore di piscine è noto nel Fiorentino per la sua vicinanza all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e come ex segretario del Pd a Rignano sull’Arno, il paese dell’ex primo ministro.
L’indagine della procura e delle fiamme gialle suppone che ci possano essere collusioni tra il Comune di Firenze e le aziende sotto inchiesta: si tratterebbe - secondo l’ipotesi investigativa - di manovre per favorire un’associazione temporanea di impresa composta proprio da Bonciani e Catellacci. Indagati anche l’assessore fiorentino allo sport Andrea Vannucci, il dirigente capo dell’assessorato allo sport e il presidente della commissione gara e gli altri funzionari dello stesso assessorato.
Il giudice per le indagini preleiminari ha avallato il sospetto che possa esserci stata «una posizione di favore del Comune»: un “rapporto collusivo” e “intesa” tra assessore, dirigenti del Comune e imprenditori che gestivano le società sportive. L’assessore di Firenze, secondo il gip, potrebbe aver favorito Catelacci tanto da cercargli uno sponsor per la società per partecipare al bando della piscina Paganelli alle porte di Firenze. Nella turbativa rientrerebbe anche quella di un’altra piscina fiorentina, quella di San Marcellino, affidata nel 2013. Inoltre gli indagati avrebbero nascosto la situazione debitoria delle società nei confronti del Comune (condizione che li avrebbe esclusi dal bando). Ci sarebbero state, oltre a questo, anche domande incomplete e clausole nella formazione del bando “frutto dell’accordo collusivo”.
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