Il Tirreno

Versilia

Cattivo odore in città: Arpat chiama il Comune 

di Donatella Francesconi e Cesare Bonifazi
Cattivo odore in città: Arpat chiama il Comune 

L’Agenzia regionale per l’ambiente chiede alla polizia municipale di lavorare per individuare la provenienza delle maleodoranze per le quali sale la protesta

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VIAREGGIO. Cattivo odore in città, l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpat) risponde ai cittadini che da giorni stanno inviando segnalazioni ed esposti. «Si ritiene opportuno - scrive la responsabile del settore, Maria Letizia Franchi - che vengano effettuati dall’Ufficio tecnico o dalla polizia municipale accertamenti in concomitanza con il verificarsi dell’evento segnalato, finalizzati a confermare la sussistenza della problematica ed individuare la presunta origine delle maleodoranze. Anche sulla base della conoscenza delle attività produttive e delle fonti di emissione presenti nelle zone circostanti». Il settore della dottoressa Franchi, continua la risposta, «questo settore (Arpat Area vasta costa-Dipartimento di Lucca, ndr), peraltro, non è in grado - per la propria organizzazione delle attività e per le limitate risorse di personale, di svolgere attività preventive quali pattugliamenti ripetuti, in particolar modo in orario festivo e notturno». Così è ridotta Arpat, oggi diretta da Marcello Mossa Verre.

Oggi l’assessore all’ambiente, Federico Pierucci, incontrerà alle 13 una delegazione di cittadini. Quello che si sa, al momento, è che la pattuglie della polizia municipale di Viareggio sanno di dover segnalare il cattivo odore dove e quando lo avvertano nel servizi di pattuglia che svolgono fino alla una e trenta di notte. Ed anche seguirne la traccia là dove sia possibile, per individuarne la fonte.

Ieri mattina alcuni cittadini, attraverso Facebook , si sono ritrovati sotto il Municipio. Una delegazione che è arrivata fino in redazione al “Tirreno”: «Si sente un forte odore dalla Migliarina al Marco Polo fino addirittura in Passeggiata», così il racconto. Che prosegue: «Dobbiamo vivere “tappati” in casa come reclusi». La richiesta è semplice: «Vogliamo sapere se quello che stiamo respirando è tossico o meno: nei nostri quartieri ci sono anche bambini e donne incinte. Va fatto qualcosa. Noi siamo disposti anche a fare denuncia contro ignoti. Ma qualcuno deve intervenire perché le battaglie per la salute dei cittadini non devono essere un pretesto per fare politica».

Il problema, oggi, sembra proprio quello dell’intervento: nessuno sembra davvero pronto a dare la caccia all’odore che torna puntuale nel cuore della notte e fino alle prime ore del mattino.

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